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martedì , 25 luglio 2017
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Sudafrica. Continua la lotta dei minatori

Oggi circa 3000 minatori hanno dimostrato davanti ai cancelli di Marikana e continuano a chiedere l’aumento salariale che aveva causato lo sciopero settimane fa.Nella miniera di Lonmin sono circa 40.000 i posti di lavoro a rischio.

A distanza di qualche giorno dal terribile massacro di Marikana, dove la polizia ha sparato uccidendo 34 lavoratori in sciopero, non si arresta la protesta dei minatori e delle loro famiglie. Nelle scorse ore sono stati scarcerati i minatori arrestati subito dopo la strage, e le polemiche non si sono chetate nemmeno dopo che i vertici della polizia hanno chiarito di essere stati costretti a sparare per difendersi dai minatori armati di machete e spranghe. Brandendo fruste e bastoni oggi almeno 3000 minatori hanno dimostrato davanti ai cancelli di Marikana sorvegliati dalle forze di sicurezza e da un elicottero. Chiedevano a gran voce l’aumento salariale tanto ambito che, almeno per il momento, non sembra essere a portata di mano. La miniera di Lonmin comunque sostiene che non licenzierà nessuno dei lavoratori sopravvissuti alla sparatoria, ma ha avvertito che una protesta prolungata potrebbe mettere a rischio 40mila posti di lavoro.Molti minatori, ha fatto sapere la società con sede a Londra, sono stati minacciati dai colleghi in sciopero e di conseguenza oggi al lavoro si è presentato soltanto il 6,5% dei dipendenti. Decine di persone si sono radunate davanti all’ingresso della miniera, chiedendo uno stipendio minimo di 1.560 dollari al mese. Alcuni minatori hanno detto all’agenzia di stampa South African Press Agency di avere troppa paura per tornare al lavoro. La Lonmin utilizza quindi l’arma del ricatto per costringere i minatori a tornare a lavoro, minacciandoli appunto di una chiusura indiscriminata dello stabilimento che vorrebbe dire la rovina per 40.000 minatori e rispettive famiglie. Il governo sudafricano sta cercando una difficile mediazione ma il timore è quello di nuove ondate di violenza che facciano saltare il banco delle trattative.

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