Sudafrica. Esplode la rabbia dei braccianti | Tribuno del PopoloTribuno del Popolo
martedì , 23 maggio 2017
Ultime Notizie
Link Sponsorizzati:

Sudafrica. Esplode la rabbia dei braccianti

Dopo gli scioperi che hanno fatto il giro del mondo dei minatori, in Sudafrica và in scena una nuova ondata di proteste, questa volta dei braccianti agricoli della multinazionale De Doorns.

Il Sudafrica è un Paese che per motivi svariati và in controtendenza rispetto al resto del continente. Il Sudafrica è un Paese che cresce a ritmo sostenuto, dove le forze progressiste e di sinistra sono al potere da anni, ma dove sussistono sacche di miseria e sfruttamento. Ne sanno qualcosa i lavoratori delle multinazionali, vedi il massacro di qualche mese fa dei minatori sudafricani perpetrato dalla polizia. Oggi a scioperare sono i braccianti agricoli dipendenti della multinazionale De Doorns. Migliaia di lavoratori sono scesi in piazza incrociando le braccia per richiedere o paghe più alte, migliori condizioni e orari di lavoro.  Il tutto è cominciato circa sette giorni fa, quando nella Provincia di Western Cape è stato indetto uno sciopero generale dei braccianti e dei lavoratori stagionali agricoli. Inizialmente doveva essere localizzato solamente presso la multinazionale agroindustriale De Doorns, ma presto ha assunto connotati nazionali, portando la questione al centro del lavoro del governo.  Gli scioperanti rivendicano un salario mensile di 12.500 rand (1.195 euro), l’assunzione diretta e migliori condizioni di lavoro. In molti temono che queste proteste possano sfociare in violenza, un pò come successe a Marikana per i minatori.  La multinazionale De Doorns è una tra le principali aziende vinicole che ha reso famoso il vino sudafricano a livello mondiale. Le sue esportazioni di vini pregiati hanno destinazioni continentali, americane, europee e asiatiche. Recentemente i vini sudafricani sono riusciti a penetrare anche il mercato Australiano.

La De Doorns ha raggiunto questi risultati mirabili impiegando 16.000 tra braccianti fissi e stagionali, sprigionando un volume d’affari annuale vicino ai 41,3 milioni di euro. Come se non bastasse l’azienda vorrebbe aumentare le esportazioni del 5% entro il 2013, ma per farlo dovrà prima accontentare i lavoratori estenuati ed esacerbati. In molti però accusano la De Doorns di essere così competitiva sul mercato per via delle pessime condizioni salariali e lavorative dei suoi dipendenti. Basti pensare che 16.000 dipendenti  non sono direttamente assunti dalla multinazionale che si affida a una decina di agenzie interinali pagando a esse la prestazione offerta dal lavoratore. Da un’inchiesta svolta dal quotidiano ’Mail&Guardian’ la De Doorns paga mediamente 22 rand all’ora (2,10 euro) alle agenzie interinali. Il bracciante riceve solo 0,8 rand (0,76 centesimi di euro) e per lo più tassabili.

Insomma anche in Africa le agenzie interinali servono unicamente a diminuire il costo della mano d’opera e a peggiorare notevolmente le condizioni di lavoro, definite medievali da molti giornalisti d’inchiesta locali. Esiste anche un rapporto del Ministero del Lavoro di qualche anno fa che fa l’elenco di decine e decine di violazioni commesse dalla De Doorns, che vanno dagli abusi ambientali alle intimidazioni ai sindacati, peraltro assenti.  Il governo ha reagito in modo miope, ordinando la repressione degli scioperi, probabilmente impaurito dal fatto che il settore agricolo rappresenta un’importante voce di guadagno del Paese. Inoltre in Sudafrica sullo sfondo rimane irrisolto il nodo della riforma agrari, promessa dall’Anc, ma mai seriamente attuata dai successivi governi. Basti pensare che in Sudafrica l’82% delle terre appartiene ancora ai sudafricani bianchi, mentre i contadini neri sono ancora il 48% della popolazione.

I latifondisti boeri hanno ottennero la proprietà delle terre nell’Ottocento grazie all’esercito coloniale britannico, che procedette all’espropriazione contro le tribù indigene senza indennizzo. Un’espropriazione eseguita con la coercizione fisica e quindi profondamente ingiusta. La mancata riforma agraria viene vissuta dalla maggioranza della popolazione come il primo tradimento alle idee rivoluzionarie della dirigenza Anc. Il sentimento è aggravato da due fattori. Vari alti dirigenti dell’Anc (Presidente Jacob Zuma compreso) sono divenuti a loro volta dei latifondisti, tradendo quindi alla base i valori della rivolta.

VAI SULLA PAGINA FB DEL TRIBUNO

Link Sponsorizzati:

Commenti chiusi.

Link Sponsorizzati:
Scroll To Top