Sudafrica. La contestazione silenziata a ObamaTribuno del Popolo
lunedì , 23 gennaio 2017
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Sudafrica. La contestazione silenziata a Obama

Sudafrica. La contestazione silenziata a Obama

Da giorni Nelson Mandela lotta tra la vita e la morte nell’ospedale di Pretoria. Barack Obama si è recato in Sudafrica per una storica visita, ma ha trovato ad aspettarlo anche tanti contestatori sui quali i media, come al solito, preferiscono usare l’arma del “silenzio”. 

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Nelson Mandela, almeno in teoria, dovrebbe rappresentare uno degli idoli di Barack Obama. Lui almeno ama dire così, raccontando di quando era solo un giovane universitario mentre “Madiba” in Sudafrica, scriveva la storia. In questi giorni Mandela però si sente molto male e versa in condizioni critiche nell’ospedale di Pretoria per una grave infezione polmonare, e, guardacaso, Obama si è recato proprio in questo momento in Sudafrica. E’ vero, Obama è il primo presidente nero della storia degli Stati Uniti, ma siamo davvero sicuri che Madiba sarebbe orgoglioso di lui? Non direbbe forse qualcosa su Guantanamo, oppure sul recente scandalo Snowden che ha mostrato come la Casa Bianca abbia spiato senza pietà oltre cento milioni di persone? E soprattutto, come mai i media esaltano Mandela indicandone i legami con Obama, ma non ricordano che Nelson Mandela è stato ed è un grandissimo amico di Fidel Castro? Semplice, molto meglio semplificare il quadro e non mandare in confusione l’opinione pubblica, Fidel Castro lo considerano un dittatore quindi meglio non parlarne, meglio sottolineare che Obama si ispira a Nelson Mandela, e il gioco è fatto. Obama, una volta arrivato in Sudafrica, ha detto di non voler recarsi a visitare Mandela per evitare di disturbarlo in una situazione così critica, parole d’amore nei confronti di Madiba, che stridono però  con le manifestazioni di protesta che lo hanno accolto all’atterraggio a Johannesburg, dove centinaia di persone si sono date appuntamento davanti all’ambasciata americana per un sit in di protesta organizzato dal partito comunista e alcuni sindacati. Stesso copione anche a Soweto, dove altre centinaia di manifestanti vicine al partito comunista hanno esposto striscioni e manifesti contro Barack Obama. Eh già, qualcuno spieghi ai media statunitensi che i comunisti sudafricani sono i “buoni” in un Paese dove, fino a vent’anni fa, vigeva l’apartheid e c’era un governo razzista che minacciava di invadere anche altri paesi vicini, vedi l’Angola. Difficile spiegare a sudafricani, che sapevano all’epoca chi era che appoggiava il governo razzista di Pretoria, che oggi gli Stati Uniti sono amici dell’Africa. Ancora più difficile spiegare come può un Paese come gli Stati Uniti continuare a considerare alla stregua di “terrorista” un Paese che ha combattuto in prima linea accanto alle rivendicazioni di Madiba, Cuba appunto. Chissà, magari Nelson Mandela sopravviverà anche a questa, e potrà dire la sua..

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