Suicidio Culturale AssistitoTribuno del Popolo
lunedì , 27 marzo 2017
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Suicidio Culturale Assistito

É successo di nuovo, è caduto un altro pezzo di Storia nella nostra cara e bella Italia. É toccata alla fontana di Piazza di Spagna, la Barcaccia del Bernini. Opera barocca di grande bellezza e inestimabile valore storico.

Le prime immagini dei danni, tutt’altro che precise e a fuoco, hanno cominciato a girare il web, suscitando impressioni e muovendo le prime accuse contro i tifosi olandesi. Una schiera di beninformati ha invaso i social e i giornali, smuovendo un fervore d’amor patrio che il saccheggio di lanzichenecca memoria, sembra una sciocchezza in confronto allo scempio portato in piazza dai sostenitori della squadra del Feyenoord. É passata una settimana, ma l’immagine dell’orrore culturale entrata nelle nostre case fa fatica ad andarsene. Vergogna che si muta in odio.

Bottiglie di birra bevute e gettate dovunque, una torma di individui nordici dal ventre gonfio intenti a pisciare, sputare, danneggiare e lavarsi nel cimelio storico dell’Italia post-rinascimentale che fu.
Un ingiustizia, una barbara dimostrazione d’inciviltà, un’oscena rappresentazione dei giorni nostri, in cui una manifestazione sportiva, una partita di calcio, sembra motivo valido per recare offesa al passato glorioso di una città. Sono passati pochi giorni e già il messaggio in chiave popolare, che spopola, sembra chiaro: facciamogliela pagare. Hanno distrutto l’opera di Bernini, bruciamogli ciò che hanno di più bello: prostitute, coffe shop, mulini e tulipani.
Evidentemente i poco informati non sanno che il patrimonio artistico olandese annovera tra i più grandi pittori del ’600; quindi perchè non scatenare la vendetta contro queste opere artistiche piuttosto che mulini e puttane? Per non scendere nell’inferno dell’offesa scellerata e rimanere superiori? Certo che no, semplicemente per pura ignoranza. Non è difficile immaginare che senza la dettagliata portata mediatica data alla notizia, molti avrebbero guardato l’immagine della fontana deturpata senza sapere cosa stessero guardando, reagendo alla notizia con una volenterosa alzata di spalle. Forse a molti sfugge che nel resto d’Italia, grandi e piccole opere d’arte vengono continuamente dimenticate e rovinate, opere uniche in tutto il mondo e prodotto naturale di un avvenimento storico irripetibile. Come la città di Pompei ad esempio. Tutti conoscono la tragica storia di questa antica e paralizzata città romana. Ebbene in pochi sanno che ogni anno, pareti, mura e case intere, con tanto di affreschi di inestimabile valore, crollano per assenza di fondi o inadempienze nella loro manutenzione. Dove sono in questo caso le schiere di ben pensanti e luminari dell’ultima ora, pronti a difendere l’Italietta dalle schiere di nordici transalpini?

Il vero colpevole di tutto ciò rimane l’Italia stessa. Che non fa nulla per difendere il suo patrimonio. I cui vertici aspettano a schierare forze dell’ordine (forse perchè all’oscuro della storia della fontana). Che ancora una volta, nonostante gli avvertimenti esteri, non riesce ad impedire un problema annunciato. Un’Italia che chiude gli occhi quando vuole, quando è necessario, quando la colpa non può essere spartita con altri. Un Italia che puntualmente, quando però, può puntare il dito contro qualcun altro è pronta e attenta a farlo, dimostrando tutta la sua ignoranza e inadeguatezza per il mondo del nuovo (e anche vecchio) secolo.

Giuseppe Squizzato

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