Sul caso Indesit. Come deindustrializzare un paeseTribuno del Popolo
giovedì , 30 marzo 2017
Ultime Notizie
Link Sponsorizzati:

Sul caso Indesit. Come deindustrializzare un paese

“La storia siamo noi. 1425 volte no”, senza volontà e senza intenzione è diventato un’icona della lunga e tortuosa vertenza Indesit, una testimonianza visiva e visibile della centralità del lavoro e del rifiuto incondizionato del Piano di Salvaguardia e Ristrutturazione annunciato dall’A.D. Marco Milani lo scorso 4 Giugno.

Fonte: Marx21.it

Un rifiuto che dovrebbe restare traccia e memoria a maggior ragione adesso, perchè tutti sanno bene come l’accordo recentemente sottoscritto al Ministero dello Sviluppo Economico e ratificato dal referendum svoltosi tra i lavoratori, sia soltanto una vittoria per l’azienda che non ha variato niente di sostanziale rispetto al Piano industriale originario; così come è diffusa e chiara la consapevolezza che i lavoratori hanno votato condizionati dal ricatto della immediata mobilità e che il rospo della de-localizzazione e dello svilimento produttivo, industriale e occupazionale di Fabriano è stato ingoiato solo grazie a dosi da cavallo di “morfina assistenzialista” (5 anni di Contratti di Solidarietà e cassa integrazione straordinaria).

Hanno perso i lavoratori e ha perso Fabriano, ma nonostante l’evidente depauperamento industriale del territorio, il Sindaco (PD) ha pensato bene di mettere in scena cerimonie che hanno l’unico intento di rimuovere la cronaca e la storia e di rovesciare il senso delle cose, con la rimozione dello striscione affisso la scorsa estate dalle RSU in lotta, sul balcone del Comune, durante la manifestazione in Piazza con la Camusso, dal titolo: “La storia siamo noi.1425 volte NO! La rimozione dello striscione Indesit non vedrà la presenza delle RSU Fiom sia di Melano che di Albacina visto che, per i lavoratori, non c’è niente da festeggiare su un accordo che prevede la perdita da Fabriano di produzioni certe (piani cottura) con l’internalizzazione delle produzioni marginali e di nicchia (fornetti incasso) e centinaia di esuberi visibili però solo dal 2019. Nel frattempo l’azienda incassa la de-localizzazione delle lavatrici 5-6-7-8- Kg sia carica dall’alto che a carica frontale dallo stabilimento di Teverola (CE), che chiuderà a Febbraio 2014, a Manisa (Turchia).

Infine il Piano Industriale che si articola su 3 anni (2014-2016) determina delle inefficienze produttive con aggravio dei costi, come nel caso dei piani cottura che continueranno ad essere stampati ad Albacina (Fabriano) e non più montati a Melano e dal terzista Mencarelli, con 70 addetti che andranno in mobilità.. ma il piano grezzo verrà dal 2015 assemblato a Carinaro (CE) ovvero a 500 Km di distanza! Come RSU Fiom di Albacina anche se continueremo a produrre i forni incasso, penso che, tale accordo indebolirà tutto il gruppo indesit Italia compreso anche Albacina (700 addetti) perché le inefficienze sopracitate e l’aumento dei costi di trasporto per l’assemblaggio dei piani cottura, saranno le prossime motivazioni che l’azienda utilizzerà  contro i lavoratori per aumentare il ricatto e lo sfruttamento.  Nonostante il pesante giudizio negativo della delegazione trattante Fiom con la campagna per il NO al referendum sull’accordo, il 75% dei lavoratori hanno votato SI, per avere quei 5 anni di ammortizzatori sociali, sfiduciati dal contesto generale di crisi ma anche rassegnati e poco inclini alla lotta e a seguire la Fiom che dalla minoranza nelle RSU indesit, ha dato sempre prova di grande autonomia e determinazione e fino all’ultimo non ha ceduto ai ricatti aziendali dicendo la verità alle maestranze e tutti i risvolti della vertenza, compresa la vendita delle azioni di maggioranza, mascherata da fusione con un altro competitor internazionale.. L’azienda ha sfruttato il momento “buono” per de-localizzare tutta la gamma di lavatrici più vendute e se da una parte ha potuto far leva sulla crisi economica e sulla competizione spietata, dall’altra ha potuto contare sulla vicinanza politica del Governo all’azienda e comunque del Sottosegretario al MISE De Vincenti di Scelta Civica stesso partito della Sen. Maria Paola Merloni; per questo la indesit è riuscita a chiudere un accordo che in condizioni diverse sarebbe stato respinto più duramente.. Dopo il voto la Fiom ha firmato come chiesto dai lavoratori attraverso il referendum legittimo sull’accordo e parteciperà ai prossimi tavoli previsti per l’equa ripartizione dei Contratti di solidarietà e l’attivazione della cigs prevista fino al 2018 e bisogna essere pronti a far esplodere tutte quelle contraddizioni dell’accordo che non ha convinto la Fiom e che nel tempo faranno capire anche ai più sordi come cisl e uil che oggi cantano vittora che si è trattato soltanto di una vittoria di Pirro.. Rimane l’assordante silenzio di una Politica Industriale con una visione strategica per l’Italia. La finanza che ha fagocitato l’economia reale, la scarsità degli investimenti sia pubblici che privati sono la causa della perdita di migliaia di posti di lavoro e la indesit è solo la punta dell’iceberg. Questa vertenza farà scuola anche ad altri produttori di elettrodomestici in Italia e visto che gli addetti sono oltre 120 mila, secondo settore dopo l’automotive, è necessario che la politica intervenga immediatamente con le risorse adeguate e tavoli di settore per rendere l’elettrodomestico sostenibile e poter produrre tutti quei beni di cui abbiamo bisogno. Nello stesso tempo, reputo necessaria una legge che sanzioni chi de-localizza e auspico che ci si ribelli in ogni parte del mondo dove i padroni fanno leva sul fenomeno del “dumping sociale” affinché il diritto al lavoro non venga calpestato e ci sia un intervento e un ruolo dello Stato in economia, che indirizzi le produzioni anche con la nazionalizzazione delle fabbriche strategiche.

Alessandro Belardinelli, RSU Fiom Indesit Albacina

VAI SULLA PAGINA FB DEL TRIBUNO

Link Sponsorizzati:

Commenti chiusi.

Link Sponsorizzati:
Scroll To Top