Sussidiarietà e sussidi di Stato alla nuova borghesia: le radici ideologiche della nuova TangentopoliTribuno del Popolo
sabato , 27 maggio 2017
Ultime Notizie
Link Sponsorizzati:

Sussidiarietà e sussidi di Stato alla nuova borghesia: le radici ideologiche della nuova Tangentopoli

Come è stato possibile? Si chiede sgomenta la pubblica opinione. Tutto marcio. Che schifo! Tutti uguali, tutti corrotti. Tutti a libro paga dei Re delle cooperative sociali. Non c’è più destra e sinistra, perché i re delle cooperative assoldano tutti. Traballa la Giunta capitolina, traballa lo stesso Governo nazionale, il PD, partito del patto del Nazareno è sconfitto nelle ultime tornate amministrative.

Fonte: Marx21.it

L’astensionismo, la disaffezione dei cittadini per la politica, il dispregio verso le forme costituzionali della democrazia partecipata e i partiti, sono effetti secondari ben calcolati, riteniamo fin anche indotti.

E’ chiaro che siamo di fronte a una nuova Tangentopoli.

La stampa di destra esulta per i successi conseguiti nell’ultima tornata amministrativa e per la sconfitta del “partito dei PM e delle manette”.
Questa volta l’effetto politico della nuova Tangentopoli si abbatte solo sul partito di Renzi mentre giova alla ripresa delle formazioni politiche di destra, vieppiù quando, camaleontiche, si presentano sotto le spoglie di un civismo apartitico. Che altro è la società civile se non la borghesia dominante?

Su questi temi una certa sinistra balbetta e si accoda al grillismo. Legalità, ONESTA’! Ma è solo un problema di onestà? E’ solo l’emergere di fatti corruttivi? Serve un altro supercommissario?

Noi crediamo di no. Crediamo per un verso che i fenomeni criminali che vanno emergendo a Roma non siano mele marce o fatti isolati ma piuttosto epifenomeni di un sistema ovunque diffuso, ovunque, sì, anche nella ricca Lombardia e nella più ricca Brianza.

Un fenomeno che merita di essere analizzato nelle sue radici ideologiche, nel cambiamento del sistema economico, nelle trasformazioni del capitalismo italiano avvenute nell’ultimo ventennio.

Il nostro è un paese che ha conosciuto lo sviluppo industriale solo quando lo Stato ne è stato attivo protagonista, con interventi diretti.

Dalla fine dell’IRI, dal processo di deindustrializzazione del nostro Paese è ormai trascorso ben più di un ventennio. Una profonda trasformazione ha colpito il tessuto economico del Paese trasformando di conseguenza la natura della sua borghesia e delle sua classe politica.

Nel frattempo c’è stato l’ingresso nell’euro e lo smantellamento del sistema industriale produttivo italiano a tutto vantaggio dei paesi più forti dell’eurozona, i quali hanno imposto ai paesi deboli la logica del “piccolo è bello” ma si sono ben guardati dall’applicare la nefasta ricetta a casa propria.

E’ una ricetta estranea anche all’economia degli USA, i campioni del liberismo, con uno Stato che giustamente interviene per il rilancio del settore dell’auto. Che ci farebbe sennò Marchionne a Detroit?

C’è stata la crisi economica e i tagli alla spesa pubblica, c’è stato il blocco delle assunzioni e dei contratti per i dipendenti pubblici, c’è stato un attacco ideologico alla pubblica amministrazione in tutte le sue forme.

C’è stato il ritiro dello Stato e degli enti pubblici dalla gestione diretta dei servizi e un processo, ben avallato e anche attivamente realizzato dalla così detta sinistra riformista, di esternalizzazione dei servizi pubblici essenziali che sono stati consegnati nelle mani di privati di varia natura.

Lo Stato e gli enti locali hanno consegnato al sistema degli appalti, e in particolare al terzo settore l’esercizio di funzioni essenziali di assistenza e sanità.

Ci hanno raccontato e continuano a raccontarci che bisogna abbattere il debito e la spesa pubblica. Come se i soldi con cui si pagano gli appalti fossero privati e non pubblici e come se la spesa pubblica non lievitasse con l’aggravio del profitto d’impresa.

E’ cresciuta, e ha preso potere, una nuova borghesia, non più industriale ma terziaria, il cui giro d’affari ruota intorno ai servizi, al welfare, all’assistenza socio sanitaria. Ospedali, presidi medici, scuole, asili, case di riposo, assistenza domiciliare di disabili e anziani, emergenze sociali, manutenzioni dei beni pubblici. Una torta immensa.

Il settore secondario, industriale, si è profondamente indebolito.

Mancano in Italia grandi aziende competitive a livello globale. Il nostro settore secondario è ormai caratterizzato per larga parte dalla manifattura e dalle PMI le quali, incapaci oggettivamente di investimento e sviluppo, devono giocare la propria competitività sul solo piano dell’abbattimento del costo del lavoro.

I governi di destra e quelli di sinistra “riformista” le hanno accontentate.

Il risultato è stato il crollo del mercato interno, la disoccupazione, soprattutto giovanile, un complessivo decadimento economico del Paese.

Il risultato di questo ritiro dello Stato dalle proprie funzioni essenziali è stato anche e soprattutto politico. Uno Stato debole per un Paese debole, sempre meno sovrano in ogni campo, una classe politica debole, apartitica e de-ideologica, espressione di quella nuova borghesia terziaria, che nella migliore delle ipotesi è una lobby con preciso connotato politico ideologico e precisi referenti (vedi la Compagnia delle opere), nell’ipotesi peggiore è un sistema criminale mafioso.

In ogni momento storico la classe politica è diretta emanazione delle classi dominanti in quel momento. Il quadro politico e quello economico sono sotto i nostri occhi e non è uno spettacolo confortante.

L’ideologia liberista della sussidiarietà (ideologia dominante dell’Europa) ha generato un mostro: la borghesia terziaria del welfare privatizzato. Una vera e propria classe sociale dominante, un’oligarchia che ha stretto un patto criminale con la criminalità endemica italiana (le mafie) e che si alimenta del sussidio di Stato, di un flusso incontrollato di denaro pubblico, che poi utilizza per sottomettere, comprandola, la classe politica.

Molto peggio delle partecipazioni statali, le quali, pur con tutti i limiti e rischi clientelari avevano almeno qualche pregio: mantenere un ruolo forte in capo allo Stato, e generare e rigenerare una classe dirigente pubblica (politica e burocratica) di alto e qualche volta altissimo livello.

Per guarire questi mali non basta il partito delle manette, è vero!

Serve una forza politica dotata di un adeguata cassetta degli attrezzi ideologica, e che creda fermamente nel ritorno al primato del pubblico in economia.

Anna Migliaccio, Comitato Centrale PCdI

Link Sponsorizzati:

Commenti chiusi.

Link Sponsorizzati:
Scroll To Top