Sveglia, gli sfruttati siamo noi..Tribuno del Popolo
domenica , 23 luglio 2017
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Sveglia, gli sfruttati siamo noi..

In molti continuano ad approcciarsi alla politica immedesimandosi nelle classi sociali privilegiate e accettando gli schemi da esse imposti. Piuttosto che realizzare di essere gli “sfruttati”, e di doverlo rimanere per tutta la vita, si preferisce cullare l’inganno della “cooptazione”, sognando di entrare nella casta degli ottimati piuttosto che di far saltare il banco. Ed è solo dalla consapevolezza della propria marginalità che potrà nascere il seme di una nuova società…

Quello della cooptazione e della fascinazione che il capitalismo riesce a imporre alle masse è un problema che abbiamo già affrontato ma che viene spesso e volentieri messo ai margini. La realtà in effetti non aspetta e spesso ci si trova a dover trovare soluzioni tampone a problemi che arrivano dall’alto, senza avere più alcuna possibilità di incidere in qualsiasi modo. E’ un dato di fatto che tra XX e XXI secolo le masse popolari occidentali hanno smesso di sognare un mondo diverso e hanno accettato l’inganno della cooptazione, ovvero di illudersi che mediante il “merito” (concetto inesistente alla base del capitalismo) chiunque possa entrare a far parte della schiera di privilegiati che si trova in cima alla piramide sociale. Uno su mille ce la fa, certo, e le masse popolari al posto che lamentarsi che per gli altri 999 non vi è alcun tipo di presente e di futuro preferiscono sognare di essere quell’uno, e lo fanno perchè ormai formati in una società basata sulla competizione che porta ciascuno a sognare di essere lui quello “speciale”. Ammettere di essere uno tra i tanti, smontare il concetto di “merito” sono tappe di una “presa di coscienza” che potremmo anche chiamare “presa di realtà”, un procedimento che spaventa dal momento che una volta intrapreso porta a vedere la società in cui viviamo con altri occhi.

Una volta compreso che il “merito” è una truffa e non dipende tanto dalle capacità personali quanto dal contesto in cui qualcuno vive, l’intera impalcatura capitalistica traballa. Una volta compreso che si tratta di un sistema che produce benessere solo per una ristretta minoranza e che solamente uno su mille potrà venire cooptato entro questo gruppo di privilegiati si avrebbe finalmente la presa di coscienza di far parte del più grande gruppo degli sfruttati. Questa che potremmo chiamare “coscienza di classe”, ovvero la consapevolezza del proprio effettivo ruolo sociale, è l’unica vera minaccia per il capitalismo in quanto nel momento in cui la massa di consumatori sfruttati comprendesse la sua natura di “sfruttati” il capitalismo verrebbe automaticamente messo in discussione in quanto incapace di redistribuire adeguatamente le ricchezze e soprattutto di produrne senza utilizzare lo “sfruttamento” come base per la creazione di valore.

Senza uscire dallo schema della cooptazione insomma è assolutamente inutile fare politica o effettuare proposte sul locale in quanto si farà semplicemente un favore al sistema dominante che riuscirà ancora una volta utilizzando questa tattica consolidata a rigenerarsi. La vera lotta dell’opposizione al capitalismo deve essere ideologica in quanto l’unico modo per riuscire a far cadere questo sistema di oppressione è quello di rendere consapevoli più persone possibile della loro effettiva situazione. Bisognerebbe riuscire a far comprendere che internet, le vacanze di una settimana a Barcellona, il Sushi Bar una volta al mese e la discoteca il sabato sera altro non sono che briciole che vengono fatte cadere dal tavolo, altro non sono che armi di distrazione di massa che appunto servono nel vero senso della parola a “distrarre”, ovvero a impedire che le persone abbiano tempo per pensare a se stessi e a scoprire di essere schiavi, unità di produzione a cui è stata tolta anche la possibilità di votare per qualcuno che realmente proponga un sistema alternativo a questo.

L’analisi scientifica dei rapporti di produzione invece consente ancora oggi di smascherare il sistema e di metterne a nudo la reale natura, ovvero un sistema di oppressione planetario basato solo ed esclusivamente sul valore del profitto, il moderno Dio in nome di cui non fa paura sacrificare milioni di persone. L’ideologia neoliberista plasma il mondo su questa base, non a caso chi studia in materie umanistiche viene considerato un perdente, uno sfigato, un inutile. Ed è vero, chi si laurea in materie umanistiche è spesso inutile, inutile per la creazione di profitto e per il riprodurre le condizioni per sviluppare il capitalismo, proprio per questo a nostro giudizio il capitalismo neoliberista taglia risorse alle materie umanistiche in quanto creano senso critico in grado di smascherarne le contraddizioni e il vero volto.

I beni di consumo non vengono prodotti perchè il capitalismo è bello e vuole il nostro bene, vengono prodotti perchè in questo modo noi continuiamo a pensare di poter un giorno fare fortuna distraendoci dalla realtà, ovvero che siamo sfruttati e lo resteremo per sempre senza prenderne coscienza. E pur di non far prendere coscienza, non a caso, il potere costituito preferisce che ci si indigni per la morte degli animali, per i diritti di minoranze, per l’ambiente, sarà sempre meglio che indignarsi perchè qualcuno ha deciso di escluderlo dal suo presente e di sottrargli il futuro. E i cellulari, le macchine, i viaggi low coast servono proprio a questo, a ritardare il momento della presa di coscienza il più possibile. Se solo si comprendesse che gli I-Phone non rendono realmente ricchi e che senza sostituire il valore dell’umanesimo a quello del profitto non si potrà mai migliorare questo mondo, allora la presa di coscienza comincerebbe, e il neoliberismo avrebbe le ore contate.

Tribuno del Popolo

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