Svizzera. La vittoria dell'egoismo che spaventa l'EuropaTribuno del Popolo
martedì , 30 maggio 2017
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Svizzera. La vittoria dell’egoismo che spaventa l’Europa

Il referendum “contro l’immigrazione di massa” è passato, ma anche in Svizzera esistono voci che vanno contro la vittoria del “sì” che celebra l’isolazionismo elvetico, è il caso del “Partito Comunista della Svizzera Italiana” che ha voluto far sapere con chiarezza la propria contrarietà.

Non tutti in Svizzera hanno accettato in modo indolore la vittoria del referendum “contro l’immigrazione di massa” indetto dall’UDC, un referendum che ha visto la reazione comprensibilmente entusiastica di tutti i partiti di destra nazionalisti d’Europa, che già vorrebbero fare altrettanto nei rispettivi paesi. E’ il caso del Partito Comunista della Svizzera Italiana che, in una nota, ha voluto precisare la sua posizione sull’argomento:

L’iniziativa “contro l’immigrazione di massa” è passata in votazione popolare. Il risultato per i diritti sociali dei lavoratori e per il diritto umanitario è negativo. L’iniziativa UDC mette a rischio non solo numerosi posti di lavoro, ma favorisce le delocalizzazioni e danneggia conseguentemente l’economia nazionale (che esporta nell’UE per il 60%), in quanto il nostro Paese non è una realtà autarchica che può fare facilmente a meno delle relazioni con l’Europa. Berna dovrà comunicare a Bruxelles con ogni probabilità la fine della via bilaterale per come l’abbiamo finora conosciuta, la qual cosa potrà comportare anche degli indennizzi per la rottura unilaterale degli accordi. Il Partito Comunista auspica certamente una rinegoziazione di tali accordi, oggi basati solo sulla libera circolazione dei capitali, ma non siamo neppure ciechi circa i rapporti di forza oggi fortemente compromessi per il nostro Paese. La Svizzera si pone poi contro il diritto internazionale se l’iniziativa UDC venisse applicata alla lettera e a soffrire sarà non solo la povera gente costretta a fuggire da paesi in guerra (spesso fomentata dai governi occidentali), ma anche gli stessi cittadini svizzeri che vivono, lavorano e studiano all’interno di contesti in cui gli accordi economici e sociali tra Svizzera e UE sono decisivi. Il Consiglio federale si deve assumere la piena e totale responsabilità politica di questa situazione. La subalternità del governo nei confronti dell’imperialismo europeo e nel contempo la sua totale incapacità di affrontare i problemi sociali nelle zone di frontiera, così come spesso indicato dalla sinistra e dai sindacati, è alla base di questo disastroso successo dell’estrema destra che frantuma in modo grave l’unità dei lavoratori e favorisce pericolose politiche scioviniste.

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