Svizzera. Russi? No grazieTribuno del Popolo
domenica , 22 gennaio 2017
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Svizzera. Russi? No grazie

Svizzera. Russi? No grazie

Lezioni di “tolleranza” dalla Svizzera dove all’Istituto di Sostegno Scolastico di Losanna una insegnante di russo si è vista rifiutare l’assunzione in quanto russa. Proprio così, nel cuore dell’Europa, nella ordinata e “civile” Svizzera, l’Occidente si specchia ancora una volta nella propria presunta e discutibile superiorità morale.

Sembra incredibile ma in Svizzera, e più precisamente a Losanna, una insegnante di russo Elena Wroblevski si è vista rifiutare l’assunzione. Probabilmente il suo profilo e il suo curriculum non avranno convinto l’Istituto Scolastico di Losanna, o magari la donna aveva precedenti poco raccomandabili, e invece niente di tutto questo. La signora Wroblevski era rea di essere russa. Proprio così sembra uno scherzo ma purtroppo non stiamo scherzando, in pieno 2014 e nel cuore dell’Europa, una persona è stata scartata non sulla base di motivazioni tecniche ma per colpa della sua nazionalità. Ho inviato il mio curriculum vitae, con tutte le credenziali e mai avrei pensato di poter essere discriminata, a causa delle mie origini“, ha scritto, amareggiata, al quotidiano Rossiïskaïa gazeta. Il direttore dell’Istituto si chiama Martin Freiburghaus ed evidentemente ha una idea tutta sua su come si dovrebbe selezionare il personale scolastico. Interrogato dai giornalisti per spiegare il rifiuto all’assunzione della donna, il direttore ha dichiarato che “la filosofia della nostra scuola ci impedisce di assumere una persona cittadina di uno Stato che ne occupa, illegalmente, un altro”. “In questo modo intendiamo protestare contro la politica imperialista di Mosca, nei confronti dell’Ucraina”. Freiburghaus ovviamente non è un capo di Stato, tuttavia la sua posizione è ancora più pericolosa perchè mostra fino a che punto la disinformazione dell’Occidente può portare a distorcere la realtà fino addirittura a portare a una demonizzazione totale del presunto “nemico”. Per fortuna su internet quasi tutti si sono scagliati contro il direttore dell’Istituto dandogli del “fascista” e del “razzista”. Prevedibile anche la reazione di Mosca che per bocca del ministero degli Esteri ha detto la sua: “Vorremmo sapere  quanti dei 140 docenti di quella scuola sono cittadini di paesi che hanno bombardato la Jugoslavia, partecipato alla guerra in Irak e finanziato il terrorismo internazionale”.

Già

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