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domenica , 28 maggio 2017
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Syriza e le occupazioni‏

Questa settimana era cominciata nel migliore dei modi per Syriza, ma si è conclusa nel peggiore. Lunedì c’era stato un momento grande, quando Syriza si è scontrato con Mega Channel, l’imprenditore Bobolas e tutto il sistema di interessi.

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Fonte: Atenecalling

Venerdì, però, abbiamo visto il suo grande passo indietro, per quanto riguarda la repressione delle occupazioni, segnato per l’appunto dall’intervista radiofonica a Real Fm del compagno Tsipras. Se non si tratta di espressioni mal pronunciate, come a volte capita nelle interviste orali, e se veramente la decisione della leadership di Syriza è quella di tenere le distanze dalle occupazioni processate, allora il movimento antagonista e Syriza si troveranno nei guai.

Prima di tutto perché, se non si riuscirà a tagliare adesso questa linea fascista del governo nell’ambito delle libertà, molto presto la sinistra stessa si troverà in un cerchio asfissiante. Ieri erano i migranti, oggi gli anarchici, domani quelli di sinistra ed i sindacalisti. Ieri si doveva condannare la “violenza”, oggi “l’illegalità” e domani “l’estremismo ideologico”. Ieri l’obiettivo era la rivolta, oggi la disobbedienza politica, domani qualsiasi azione politica che si oppone al Memorandum. Se l’occupazione di un palazzo abbandonato e traballante si considera reato, non si potrà dire lo stesso quando ci sarà un’operazione contro l’occupazione di un’azienda dai suoi lavoratori non pagati o di un palazzo vuoto dai senzatetto? E se condanniamo l’”illegalità” in generale, come possiamo difendere i movimenti “Den Plirono” (“non pago”) o quelli che riattaccano l’elettricità nelle case della gente povera che lotta per la sopravvivenza? Lo abbiamo già detto tante volte: ritirarsi di fronte agli attacchi dell’avversario sociale non lo calma, anzi lo rende ancora più arrogante. Chi riesce ad ottenere il meno, riuscirà a chiedere anche il più. Già Pretenderis (giornalista Mega TV) attacca agli articoli terroristici di left.grper far chiudere il sito. Un nuovo reato viene a poco poco introdotto.

Oltre allo scontro politico a livello centrale con il governo, lasciare leoccupazioni alla loro sorte darà spazio vitale ai fascisti. È noto a tutti che per un lungo periodo Villa Amalias è stato un ostacolo all’espansione della piaga dei “residenti” di Aghios Panteleimonas. La sua inesistenza, renderà ancora più facile l’esportazione dell’attività terrorista e fascista in altre zone del centro di Atene. E non dobbiamo illuderci che l’adozione dell’agenda di Alba D’Oro da parte del governo, limiterà i nazisti. L’esperienza internazionale rafforza la valutazione che diventeranno più violenti sulle strade e il loro vocabolario più egemonico nel discorso pubblico.

Ma le occupazioni non sono solo un bastione antifascista. Meritano di essere difese come spazi di collettività, di autorganizzazione, di espressione non commerciale. Nelle occupazioni, negli spazi autogestiti, uno può prendere delle boccate d’aria di socialità e può trovare uno spazio di azione politica creativa, un intero mondo che, diversamente, sarebbe soffocato dall’alienazione dell’individualismo e della commercializzazione. Per questo il raggio degli spazi autogestiti ha superato il mondo anarchico. È caratteristico, tra l’altro, che, in questi ultimi anni, sempre più persone di sinistra si trovano coinvolte in progetti simili.

Syriza ha quindi molti (e forti) motivi per sostenere il movimento di difesa delle occupazioni. Credo però che la posizione che Syriza adotterà sarà più importante per se stesso, che per il movimento. Il movimento continuerà ad esistere comunque sia (seppure indebolito) perché esprime una necessità reale della società. Un Syriza impaurito e che si tira indietro, un Syriza che alla fine accetta il quadro imposto dall’avversario, non solo non potrà allargarsi, ma presto perderà anche il suo sostegno dal (per niente sottovalutabile) mondo della resistenza. Soprattutto, perderà il sostegno nei cuori delle migliaia di sostenitori di sinistra che hanno visto in quella formazione politica la più grande speranza degli ultimi decenni.

di Yannis Almpanis, Atenecalling

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