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venerdì , 20 ottobre 2017
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Taranto intanto aspetta

In attesa dell’udienza preliminare fissata per il 19 giugno la città di Taranto vive i ritardi nella partenza dei piani industriali e di tutela ambientale. Mancano i soldi per realizzarli, e i Riva non ce li hanno.

Fonte: Oltremedianews

Taranto è una città che aspetta. Il 19 giugno si terrà l’udienza preliminare per i 53 indagati dell’inchiesta Ambiente svenduto nella palestra dei vigili del fuoco ella città pugliese. Tra loro, oltre gli imprenditori Emilio, Fabio e Nicola Riva anche Nichi Vendola, presidente della Regione Puglia, il commissario dell’Ilva Enrico Bondi, l’assessore regionale Lorenzo Nicastro, il sindaco di Taranto, Ippazio Stefàno e il direttore dell’Arpa Puglia, Giorgio Assennati.

In attesa dell’inizio del processo in cui la Fiom tarantina e nazionale, e la Camera del lavoro hanno deciso di costituirsi parte civile, il segretario generale Fiom della città ionica Donato Stefanelli, intervenuto alla tre giorni del Congresso Fiom diRimini, fa il punto dello stato delle cose. “La situazione è preoccupante – dice Stefanelli –. La realizzazione degli interventi Aia è ancora in alto mare. Gli ordini in merito sono per ora al 30 per cento. Siamo lontani, lontanissimi. E questo a due anni dall’esplosione della vicenda”.

E nel frattempo, del piano industriale neanche l’ombra. Prima di questo però ricorda Stefanelli c’è il piano di tutela ambientale, che però deve ancora essere pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. Trascorsi trenta giorni da questo, si procederà con la presentazione del piano industriale. Come mai questo ritardo? Stefanelli lo attribuisce al fatto che, a suo dire, ilcommissario Bondi sta temporeggiando per rendere meno onerosi per l’Ilva i costi del risanamento. Per realizzare entrambi i piani occorrono 4 miliardi, soldi che i Riva a quanto pare non hanno.

“I Riva avevano già svuotato la cassaforte prima che esplodesse il caso, consapevoli degli atti criminali che stavano compiendo.- afferma Stefanelli - Il sistema bancario non assicura nessuna linea di credito a causa delle incognite che incombono sull’Ilva. E nel frattempo le residue disponibilità aziendali si vanno esaurendo”.
Chi assicurerà allora queste risorse? “L’intervento pubblico, anche se provvisorio, non è più revocabile. Occorre che lo Stato, con la Cassa depositi e prestiti, faccia un prestito ponte” afferma il segretario della Fiom Tarantina. D’altra parte anche la Cgil è dello stesso avviso.

A Taranto intanto l’aria che si respira è di poco meno pesante. Con sei cokerie su dieci spente i livelli del cancerogeno benzopirene nel rione Tamburi (il quartiere della città a ridosso del’acciaieria) è sceso di dieci volte. Un buon segno, ma non è ancora abbastanza.

Ileana Alessandra D’arrisi 

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