Taranto, l’Ilva verso il commissariamento? Per Orlando l’Aia non rispettataTribuno del Popolo
sabato , 23 settembre 2017
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Taranto, l’Ilva verso il commissariamento? Per Orlando l’Aia non rispettata

Il ministro al termine dell’incontro ieri a Palazzo Chigi sull’emergenza dello stabilimento: “Inaccettabile, bisogna intervenire”. Il gip concede l’uso degli impianti ma conferma il sequestro.

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Fonte: Oltremedianews

Un dramma che da quasi un anno a questa parte va aggravandosi giorno per giorno. La vicenda Ilva, relativa in particolare al gigantesco disastro ambientale e oramai anche sociale e civile prodotto dall’inquinamento dello stabilimento di Taranto, sembra avviarsi “ad horas” ad una soluzione epocale. Adesso infatti starebbe seriamente prendendo piede l’ipotesi del commissariamento della fabbrica da parte dello Stato tramite la nomina di un commissario oppure di un “blind trust”, con questa seconda ipotesi per la verità ben più probabile rispetto alla prima.

Nell’attesa dell’informativa di stamane dinanzi alla Camera da parte del premier Enrico Letta riguardo lo stato delle cose e la ricerca dele soluzioni per lo stabilimento, il ministro dell’Ambiente Andrea Orlando, al tavolo di ieri del Governo con gli altri ministri interessati, avrebbe avanzato proprio il blind trust, “anche se non possiamo permetterci di fare passi falsi”, ha detto ieri alla riunione.

Il punto è questo: bisogna fare tutto il possibile, e forse anche di più,  per salvaguardare le migliaia di posti di lavorodell’Ilva, sia dell’impianto tarantino che degli altri impianti della società’ in Italia, nonché di tutte le aziende dell’indotto, che ammonterebbero a oltre 40.000 persone. Ma allo stesso tempo va garantito ed assicurato, al pari del diritto al lavoro, ildiritto alla salute di tutti gli abitanti, e non solo di chi ci lavora, dell’area della provincia di Taranto e della zone confinanti; un’area che da decenni combatte ogni anno con tutte le malattie che sembrano connesse con l’inquinamento di aria, acqua e cibi contaminati presenti nella zona, in primis i tumori respiratori. Il diritto al Lavoro e quello alla Salutesono i principali diritti fondamentali garantiti e tutelati dalla nostra Costituzione e mai a nessuno si dovrebbe consentire non solo di calpestarli ma neanche di metterli in contraddizione l’uno con l’altro, cosa ancor più inaccettabile soprattutto in una democrazia. Il dramma Ilva è diventato ormai, a ben vedere, proprio una questione, di fatto, di legalità costituzionale calpestata.

Per ora, ad essere inaccettabile, sempre a quanto afferma Orlando, è intanto “trasgredire a un percorso (quello dell’Autorizzazione Integrata Ambientale, ndr) che non è stato rispettato, mentre invece deve essere applicato rigidamente” e quindi “bisogna intervenire”. Il rispetto rigoroso dell’Aia rinnovata e rivista con prescrizioni ben più severe, rilasciata dal precedente esecutivo Monti con il cosiddetto decreto “salva-Ilva”, costituiva e costituisce la conditio sine qua non per la famiglia Riva, proprietaria dell’Ilva, per mantenere il controllo dello stabilimento e organizzarne la produzione. Tuttavia dalle diverse verifiche effettuate soprattutto nell’ultimo mese e negli ultimi giorni da magistratura, Governo e le agenzie di ricerca competenti in tema di rispetto di salute e ambiente, solo il 20% degli interventi che la grande fabbrica doveva attuare per proteggere la popolazione dalle emissioni nocive dello stabilimento è stato effettivamente messo in atto in questi mesi. Il resto sarebbe rimasto sulla carta (risultati dell’Ispra).

Secondo Orlando, che ha citato proprio i dati dell’Ispra e dell’Arpa Puglia, “L’attuale assetto di gestione non garantisce gli obiettivi di ambientalizzazione“, mentre il modello “blind trust” permetterebbe – secondo la sua visione – “la sospensione dell’ordinario funzionamento dell’impresa in funzione del raggiungimento di un obiettivo indicato, cioè fino a che l’attività non rientra all’interno dei parametri” indicati dalla legge. Ma “la soluzione per l’Ilva è complessa”, ha ammesso il ministro. “Con la continuità della produzione ci poniamo anche il problema di pagare gli stipendi. Non è un obiettivo disgiunto dalla produzione. Non si può produrre contro l’ambiente e la salute trascurando l’occupazione e l’aspetto sociale“, ha detto. I tempi? “Strettissimi e il lavoro è complicato. Se una soluzione non arriverà ad ore, arriverà a giorni”.

Tornando alla questione Aia, l’autorizzazione a produrre era appunto vincolata al rispetto delle norme per la salute, le prescrizioni, il crono programma. Ciò tuttavia, nella migliore delle ipotesi, sarebbe avvenuto solo in piccola parte.
Infine, sempre ieri, proprio sull’Aia si è soffermata e raccomandata la Gip Patrizia Todisco, che tuttavia, pur mantenendo il sequestro degli impianti dell’area a caldo scattato il 26 luglio 2012, ne ha concesso, provvisoriamente, la facoltà d’uso. Un passaggio, quest’ultimo, legato a una richiesta dell’azienda rimasta sospesa con l’invio della questione alla Consulta. Il gip ha giustamente sottolineato però che l’uso degli impianti non sarà più consentito se l’Ilva non rispetterà le prescrizioni dell’Aia, e ha chiarito che concedere delle proroghe significherebbe penalizzare il diritto alla salute dei cittadini, rispetto ad altri dirittti in gioco.

Riguardo al rapporto elaborato dall’indagine svolta a fine maggio dall’Istituto per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) e l’Agenzia regionale per l’ambiente (Arpa), a cui il 7 giugno prossimo seguiranno i risultati definitivi con le eventuali proposte sulle misure da adottare, alcune prescrizioni sembra siano state applicate solo parzialmente, con un probabile aumento dei tempi previsti dalla legge per la bonifica ambientale.
Per esempio, dice il ministero, i “tempi previsti per rispettare la prescrizione per la copertura completa dei nastri trasportatori (lunghi quasi un centinaio di km) restano significativamente superiori ai vincoli; gli enti di controllo hanno verificato che l’avanzamento dei lavori oggi è stimato solo a circa il 20%“.

“I tempi previsti per rispettare le prescrizioni sulla chiusura completa degli impianti aperti, in aree di gestione dei materiali che sviluppano polveri, restano superiori ai tempi inizialmente imposti dall’Aia, per di più in carenza di espressione di parere in merito alla modifica dei tempi di attuazione richiesta dal gestore”, spiega ancora una nota, secondo cui continuerebbe anche “l’espulsione di gas e nubi rossastre dai camini del siderurgico” (cd. fenomeno slopping).

Federico Lauri

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