Telecom. Sono migliaia i posti di lavoro a rischioTribuno del Popolo
venerdì , 28 luglio 2017
Ultime Notizie
Link Sponsorizzati:

Telecom. Sono migliaia i posti di lavoro a rischio

Mentre l’operazione Telefonica-Telco.Telecom va avanti, sono migliaia i posti di lavoro a rischio. In molti temono che tra qualche mese possa profilarsi un maxi-esodo di dipendenti.

Photo Credit

Mentre i migliori gioielli italiani sono stati svenduti l’uno dopo l’altro, ora la paura è quella che alla cessione della Telecom a Telefonica possano seguire licenziamenti di migliaia di lavoratori. Anche perchè nessuno finora si è esposto sul timore, fondato, che tra qualche mese non si profili un licenziamento consistente di dipendenti. Del resto le continue privatizzazioni hanno già colpito duramente il tessuto industriale italiano,  e ormai la svendita dei gioielli di famiglia è in una fase avanzata. Il timore è che i nuovi proprietari iberici possano in qualche modo emendarsi dai vincoli della politica, imboccando la strada del taglio dei “costi sociali”. Inoltre gli spagnoli di debiti ne hanno eccome, ecco che l’interesse strategico centrale sarebbe quello della rete fissa; di conseguenza il prossimo 3 ottobre si terrà un Cda della Telecom nel quale verrà probabilmente deciso uno spezzatino drammatico. Secondo i sindacati è da lì che potrebbe cominciare il percorso degli esuberi, basti pensare che Telecom Italia è passata da essere il quinto operatore mondiale di telefonia con oltre 120.000 dipendenti, fino a diventare un’azienda indebitata con circa 46.000 dipendenti. Da qui l’appello dei sindacati al Governo, una disperata richiesta di intervento che è stata, questa sì, condivisa da Cisl, Uil, Ugl e anche dalla Cgil. Proprio Susanna Camusso,segretario della Cgil, riguardo alla Telecom ha parlato di situazione inquietante: ”E’ evidente, che se i contorni di un possibile piano industriale  fossero la vendita di Tim in Brasile e Argentina, riorganizzando l’azienda attraverso la cessione di assets strategici quali le attività di customer e quelle dell’informatica per poi procedere alla fusione per incorporazione di Telefonica e Telecom Italia saremmo in presenza di un’operazione che fa uscire l’Italia dal settore delle telecomunicazioni, togliendo al Paese la possibilità di indirizzare gli investimenti e potenziare la rete, condizioni imprescindibili per il rilancio dell’economia. In tal caso le ricadute occupazionali sull’attuale perimetro di Telecom Italia potrebbero essere incalcolabili”, si legge in una nota firmata congiuntamente da Cgil e Slc. L’Usb invece ha chiesto a gran voce la nazionalizzazione delle imprese che in questo momento potrebbero passare di mano: Fiat, Ilva, Telecom e Alitalia. “Se questo vuol dire disconoscere accordi e meccanismi economici internazionali ritenuti ormai cogenti soltanto per i paesi più deboli  allora vuol dire che questi accordi vanno rigettati e disconosciuti, aprendo una stagione di riappropriazione dei mezzi di produzione e degli strumenti attraverso i quali far sviluppare l’occupazione, migliorare lo stato sociale e creare le condizioni di un concreto sviluppo dell’economia reale, contro le politiche delle banche, delle istituzioni economiche internazionali e le speculazioni finanziarie. Ed è anche per questo che il 18 ottobre sarà sciopero generale.” Ovviamente noi in questo caso la pensiamo come Tomaselli, e riteniamo che sarebbe utile portare il tema della nazionalizzazione sul tavolo della politica.

VAI SULLA PAGINA FB DEL TRIBUNO

 

 

Link Sponsorizzati:

Commenti chiusi.

Link Sponsorizzati:
Scroll To Top