Terrorismo, Foreign Fighters e sicurezza, qualcosa non tornaTribuno del Popolo
mercoledì , 20 settembre 2017
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Terrorismo, Foreign Fighters e sicurezza, qualcosa non torna

Sarebbe perlomeno superficiale affrontare il fenomeno senza chiedersi quali siano le responsabilità che hanno portato il terrorismo in Europa. I cosiddetti foreign fighters erano migliaia già pochi anni fa, ma a chi dovrebbe assicurare la nostra sicurezza evidentemente stava più a cuore provarle tutte per favorire il regime change a Damasco.

L’autorevole network Bloomberg già nel 2013 parlava apertamente della Siria come della nuova “El Dorado” della Jihad. In particolare il network americano riportava come in Usa e in Europa si sia assistito a un progressivo accrescimento del numero di  (citiamo letteralmente) “giovani musulmani radicalizzati che stanno andando in Siria per combattere”, uno sviluppo che il quotidiano presentava come pericoloso in quanto tali combattenti sarebbero potuti in futuro tornare a casa per condurre attacchi a casa propria. Del resto dal momento che i combattenti che hanno raggiunto la Siria erano migliaia non era difficile comprendere che sarebbero potuti tornare a casa mettendo a rischio la sicurezza, come mai nessuno prese sul serio questa minaccia? Probabilmente in quanto i governi occidentali considerano Assad un pericolo maggiore dei jihadisti stessi, eppure Assad non ha mai messo bombe nelle metropolitane occidentali. Se ne può trarre l’amara e agghiacciante conseguenza che per i governi europei e per la Nato è più importante un guadagno geopolitico, ovvero il regime change in Siria, piuttosto che la sicurezza dei cittadini che evidentemente sono sacrificabili. Non regge quindi nemmeno la teoria che sarebbe stata Damasco a fomentare l’Isis in quanto non si comprende allora come mai l’Europa e gli Usa abbiano permesso per cinque anni ai jihadisti di raggiungere la Siria passando spesso per la Turchia! Di fronte a queste evidenze come mai nessuno chiede conto ai governi europei e occidentali del loro operato?

Sempre Blomberg a riguardo scriveva: “Il loro numero (dei jihadisti ndr) sta crescendo e i radicalizzati, come quelli che si uniscono ad Al-Nusra, una costola di Al-Qaeda in Iraq, sono ora i più efficaci combattenti nell’opposizione ad Assad“,  e poi ancora come riferito da Matthew Olsen, direttore dell’ U.S. government’s National Counterterrorism Center nel 2013: “La Siria è divenuta realmente il campo di battaglia jihadista più importante del mondo, noi vediamo foreign fighters provenire dall’Europa Occidentale e in un piccolo numero di casi dagli Usa fino in Siria per combattere per l’opposizione“.  E chi di grazia ha permesso quindi che questo accadesse? Chi continua a considerare Putin, alleato di Assad, un percolo maggiore dell’Isis, e stiamo quindi parlando di persone che parlano in pubblico vestendo la maschera di “democratici” ma che nella sostanza hanno indirettamente deciso di allearsi con il jihadismo internazionale per conseguire i propri fini. Ed evidentemente avevano anche messo in conto di subire dei “colpi di coda” che sono ovviamente probabili quando si danno armi e denaro a personaggi contraddistinti dal fanatismo religioso.

Fonti Utili: http://www.bloomberg.com/news/articles/2013-07-19/u-s-stakes-in-syria-grow-as-radicals-rally-to-the-fight

Photo Credit: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Free_Syrian_Army_soldier_walking_among_rubble_in_Aleppo.jpg

Gb

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