Thailandia. Assaltate le sedi del potere, è allarme rossoTribuno del Popolo
martedì , 23 maggio 2017
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Thailandia. Assaltate le sedi del potere, è allarme rosso

Aumenta la tensione in Thailandia dove è fallito il disegno di legge sull’amnistia per l’ex premier Thaksin Shinawatra proposto dal Pheu Thai Party e sono esplose le proteste contro il governo con scontri anche pesanti con le forze dell’ordine.

La situazione in Thailandia peggiora di ora in ora dopo che le trattative e la proposta del disegno di legge sull’amnistia proposta dal Pheu Thai Party è fallita, scatenando acute proteste in tutto il Paese e in particolar modo nella sua capitale, a Bangkok. Le proteste qui sono cominciate dopo la manifestazione di domenica a cui hanno partecipato in circa 100.000 persone. I manifestanti si sono diretti verso le sedi di stazioni Tv come canale 5, di proprietà dell’esercito, e quella del governo, la Nbt. Proprio i media sono al centro delle proteste di piazza dal momento che vengono accusati di oscurare le voci della protesta e di dare spazio unicamente a fonti governative. La situazione è poi degenerata quando i manifestanti hanno assaltato il Ministero delle finanze e quello degli Esteri, e poi anche il Dipartimento delle relazioni pubbliche. Le autorità hanno deciso di utilizzare il pugno duro dopo che le proteste non sono diminuite e anzi, minacciano di espandersi nei prossimi giorni anche in altre zone del Paese. A questo proposito il primo ministro Yingluck Shinawatra ha spiegato di dover ricorrere all’ampliamento del campo di applicazione dell’Internal Security Act. Chiedo ai miei concittadini di non fornire sostegno alle proteste che violano la legge e di non credere alle voci che girano. Si prega di collaborare con le autorità per mantenere la legge in modo che la situazione possa tornare rapidamente alla normalità. Chiedo a coloro che hanno punti di vista opposti di utilizzare i mezzi parlamentari per farli valere.“, ha spiegato ai cittadini mentre già le piazze, come si può vedere nel video qui sotto, erano gremite da migliaia di manifestanti.

Questa volta la crisi in Thailandia sembra profonda anche perchè le proteste non sono improvvise ma covano sotto la cenere da tempo. Già qualche settimana fa si erano tenute manifestazioni di protesta dopo l’approvazione momentanea dell’Amnesty Bill, ovvero la legge che consentirebbe a Thaksin Shinawatra, ex premier e fratello dell’attuale premier Yingluck di tornare in patria. Solo la rabbia popolare aveva poi bloccato il progetto legislativo, poi bloccato al Senato. Ora però ci si trova di fronte a uno stallo, a un Paese diviso che torna indietro di cinque anni, quando, nel 2008, a seguito di pesanti tumulti vennero occupati l’aeroporto e i centri nevralgici della capitale. Intanto sarebbe cominciata la repressione, dura, del governo, mentre diverse testate giornalistiche hanno denunciato una aggressione da parte di alcuni manifestanti a un giornalista straniero.

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