Thailandia. Caos a Bangkok, nuove elezioni a febbraioTribuno del Popolo
venerdì , 21 luglio 2017
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Thailandia. Caos a Bangkok, nuove elezioni a febbraio

Cosa succede in Thailandia? Cerchiamo di capirlo facendo ordine su quanto successo da ottobre a oggi, con il governo che ha sciolto le Camere e indetto nuove elezioni per il 2 febbraio cui però non parteciperà l’opposizione.

Difficile capire cosa succede in Thailandia, un Paese da noi così lontano e così diverso che le notizie arrivano quasi sbiadite. Bangkok, la capitale della Thailandia, è stata scossa da pesanti moti di piazza sin da fine ottobre, e il governo ha riposto in modo confuso sciogliendo le Camere e convocando nuove elezioni che si terranno il 2 febbraio. Peccato che l’opposizione abbia deciso di boicottare la tornata elettorale non presentandosi alle elezioni, fatto questo che potrebbe fare esplodere una vera e propria crisi dal momento che i parlamentari dell’opposizione si sono dimessi per unirsi alla protesta popolare. L’opposizione cerca sostanzialmente di impedire l’organizzazione delle elezioni ed è sorda a qualsivoglia dialogo con il governo, minacciando di portare avanti le proteste a oltranza. Così domenica 12 gennaio migliaia di thailandesi hanno letteralmente paralizzato i punti nevralgici della capitale, minacciando di andare avanti fino all’accoglimento delle proprie richieste, ovvero le le dimissioni del primo ministro Yingluck Shinawatra, la “sospensione della democrazia” e la nomina di un “Consiglio” composto da personaggi nominati dalle alte cariche dello Stato, al quale verrebbe affidato il compito di “fare le riforme” per “sradicare il regime thaksinista”. Del resto proprio Thaksin Shinawatra sembra essere l’uomo più potente nel contesto thailandese, con parte della società che rifiuta di accettarlo come leader, dando così origine a una contrapposizone che va avanti ormai da circa dieci anni. La cosa assurda è che Thaksin vive da anni all’estero a seguito del golpe del 2006, un golpe che però non ha scacciato il cosiddetto Thaksinismo dalla Thailandia dal momento che al governo si trova la sua sorella minore, Yingluck Shinawatra, che svolge le funzioni di primo ministro in seguito alla vittoria elettorale di due anni orsono. In sostanza esistono le masse lavoratrici delle province e delle periferie che appoggiano il Thaksinismo, mentre il blocco borghese e più ricco, prettamente urbano, vedono Thaksin come il male assoluto. Attualmente la Thailandia è un paese economicamente in ascesa, basti pensare che ha raggiunto un Pil di circa 300 miliardi di euro. Il problema però è che le istituzioni e i blocchi sociali sono ancora quelli del passato,così anche le istituzioni dovrebbero venire aggiornate e adeguate al presente. Proprio Thaksin si presentò ai thailandesi come la novità, essendo lui un magnate delle telecomunicazioni che ha fatto fortuna con le nuove tecnologie. Il partito di Thaksin ha offerto ai cittadini diversi progetti sociali innovativi, inserendo persino alcuni accenni di welfare per i ceti popolari, che hanno risposto appoggiandolo in massa nel 2001 e dandogli la vittoria con 11,6 milioni di voti. Grazie a lui la sanità è stata resa quasi pubblica per i servizi di base, e sono stati anche concessi finanziamenti quasi a fondo perduto per i villaggi e per le infrastrutture. Nel 2005 Thaksin è stato rieletto con 14 milioni di voti, segno che il suo populismo ha fatto breccia nell’elettorato. Peccato che in questo modo perse gli appoggi della borghesia ricca della capitale, molti dei quali sono sino-thau, ovvero cinesi arrivati nell’ex Regno del Siam dopo la Seconda Guerra Mondiale , ex immigrati che però hanno fatto fortuna e sono fedelissimi della monarchia, avendo ogni interesse a mantenere in piedi il sistema che li ha elevanti da immigrati poveri a ricchi imprenditori. Inoltre la sua figura è tutto tranne che integerrima, basti pensare che ha fatto uccidere 1500 persone nell’ambito della lotta al narcotraffico ed è finito in una brutta vicenda di corruzione, e di svendita di beni nazionali all’estero. Ma a scendere in piazza contro il suo sistema di potere sono soprattutto le èlite tradizionali, quelli che hanno capito che più Thaksin aumentava la sua popolarità più perdevano i propri privilegi, al punto che Thaksin venne soprannominato anche il “Chavez siamese”. Come sottolineato da Alessandro Fratticcioli nel blog amicidiphuketIl fatto che il popolo thailandese, per la prima volta nella storia, abbia stretto una forte alleanza con un leader democraticamente eletto, è stato visto come una minaccia ai cardini dell’ordine politico ed economico conservatore imperniato su due istituzioni che non passano dal voto popolare: monarchia ed esercito“. 

Insomma, Thaksin pur non essendo un santo avrebbe indirettamente favorito un processo positivo di democratizzazione della società Thailandese, andando a erodere i privilegi semifeudali di settori della società e favorendo le masse popolari che ora, finalmente consapevoli del proprio peso elettorale, avrebbero deciso di fare il passo oltre e di rifiutare le elemosina della monarchia e del cosiddetto “ancien regime” thailandese. Da qui la reazione dell’establishment che ha portato al golpe del 2006 e alla distruzione della Costituzione del Popolo del 1997 con la sua sostituzione con una nuova Costituzione del 2007, ovviamente con un parlamento tenuto sotto scacco da una serie di contrappesi. Ma le elezioni hanno sempre premiato Thaksin che è riuscito persino a rafforzarsi nonostante l’imponente macchina messa in moto dall’esercito e dalla monarchia per ostacolarlo. Del resto quello in atto non è solo una lotta di classe, ma anche una lotta tra elites. Con il Re Bhumipol ormai 86enne, e senza un chiaro erede alla finestra dal momento che il suo primogenito è inviso alla popolazione, ecco che questo conflitto potrebbe essere anche un conflitto per il futuro del Paese, con l’esercito che potrebbe essere pronto a prendere il testimone del monarca. La grande colpa del principe  Vajiralongkorn è quella di essere vicino a Thaksin Shinawatra, motivo per cui l’esercito sarebbe disposto anche a eliminarlo dal potere dal momento che se dovesse ereditare la corona quasi sicuramente ci sarebbe una epurazione nell’esercito.  Ecco perchè in molti vorrebbero scavalcare il principe e mettere al suo posto una delle tre figlie del Re. Dal momento insomma che il vecchio establishment thailandese non intende arrendersi senza combattere a Thaksin e alle sue camice rosse, ecco che il rischio di un nuovo golpe o di una nuova involuzione autoritaria diventa serio, e questa volta potrebbe anche diventare una guerra civile tout court.

photo credit: <a href=”http://www.flickr.com/photos/57661512@N03/11418342104/”>urazhalin</a> via <a href=”http://photopin.com”>photopin</a> <a href=”http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.0/”>cc</a>

Gracchus Babeuf

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