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martedì , 24 ottobre 2017
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The show must go on

Ennesima morte in pista, stavolta il fato porta via il danese Simonsen, durante la 24ore di Le Mans. Ma i dubbi sul proseguimento della gara tengono acceso un dibattito senza via d’uscita.

Fonte: Oltremedianews

 

Kato, Simoncelli, Surtees, Tomizawa, Wheldon. Sono solo i più recenti a essersene andati a causa di un incidente in una gara motoristica, chi con la moto, chi con l’auto. Da ieri, in questo tragico elenco c’è anche Allan Simonsen, morto a 34 anni al volante della sua Aston Martin Vantage V8 numero 95 durante il terzo giro della 24ore di Le Mans. Il pilota danese ha urtato violentemente le barriere di protezione a bordo pista dopo aver perso il controllo della sua vettura allaTertre Rouge, una delle più veloci, resa ancora più difficile dall’abbondante pioggia caduta sul tracciato. Immediati i soccorsi, ma per Simonsen non c’è stato nulla da fare.

Ciò che però rende perplessi è la comunicazione che c’è stata poco dopo l’incidente. Radio Le Mans dava incredibilmente il pilota “indenne” dopo un lasso di tempo eccezionalmente breve, visti i tempi di recupero e del trasporto in ospedale. Nei box l’aria si era fatto però subito molto pesante, durante gli oltre 50 minuti di Safety Car si percepiva che qualcosa era accaduto e che mancava solo il bollettino medico che confermasse i presentimenti iniziali. Dopo circa 4 ore arriva il comunicato della direzione gara, annunciando ufficialmente la morte del pilota e l’apertura doverosa di un’inchiesta per accertarne le cause, oltre alle condoglianze per la famiglia e un secco no comment a qualsiasi domanda dei giornalisti presenti. Silenzio rispettoso mentre sulla pista i motori continuavano a ruggire.

È stata proprio la famiglia a chiedere di far proseguire la gara. “Allan avrebbe voluto così, -ha spiegato la moglie – per come era fatto lo sappiamo. Crediamo sia la miglior forma di rispetto nei suoi confronti.” Di certo le polemiche non hanno tardato ad arrivare. Team sportivi italiani hanno commentato all’unanimità che se fosse dipeso da loro la gara sarebbe stata fermata immediatamente. Le squadre i gara invece hanno deciso di accettare la richiesta dei familiari di Simonsen, d’accordo nel dedicare la gara in corso proprio al pilota appena deceduto. Cinismo? Buon senso? Il dibattito è senza fine.

Il passato ci tramanda circostanze molto simili. In molti ricordano ancora le morti di Roland Ratzenberger (nelle qualifiche del sabato) e di Ayrton Senna sul circuito di Imola nel 1994. Quella gara, dopo un primo stop al settimo giro, proseguì fino al traguardo, che incoronò Michael Schumacher vincitore.

In questa 24ore il vincitore è stato Tom Kristensen, danese e quindi connazionale di Simonsen, che ha voluto dedicare la vittoria all’amico e avversario scomparso su di un podio dall’atmosfera irreale. Per lui è stata la nona vittoria a Le Mans, record assoluto nella grande classica. Doveva essere una festa. Rimarrà solo un grande vuoto.

Alessandro De Virgilio
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