"The Syrian Game": La posta in gioco va ben oltre DamascoTribuno del Popolo
mercoledì , 29 marzo 2017
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“The Syrian Game”: La posta in gioco va ben oltre Damasco

Negli ultimi tempi si sta chiarendo il cosiddetto “gioco siriano”. La posta in gioco va ben oltre la semplice Siria e coinvolge l’intero assetto regionale che va dal Medio Oriente fino all’Iran e alla Russia. Con la conferenza di pace di Ginevra che sembra fallita prima di cominciare, quali scenari emergono sullo sfondo? 

Mosca e Tel Aviv sono ormai ai ferri corti dopo le ultime dichiarazioni incrociate, e la situazione siriana diventa mai come in queste ore esplosiva. Il rischio fondato è che il conflitto propagato in Siria negli ultimi due anni e mezzo con il beneplacito e la complicità dell’Occidente si sposti ora altrove, con conseguenze devastanti. Si continua a discutere della conferenza di pace di Ginevra che si terrà a giugno voluta sia dagli Stati Uniti che dalla Russia. L’opposizione siriana si sta incontrando da mesi in Turchia per decidere il da farsi in vista della conferenza, e avrebbe già fatto sapere di chiedere come precondizione alla sua partecipazione ai colloqui le dimissioni di Assad. Mosca, comprensibilmente, ha subito definito come “inaccettabile” questa richiesta, come riferito dal ministero degli Esteri russo Serghiei Lavrov, citato da Interfax. La Coalizione nazionale dell’opposizione siriana e i suoi sponsor regionali stanno cercando in tutti i modi di impedire il processo di pace e di arrivare all’intervento militare“, ha aggiunto Lavrov. Insomma, i ribelli hanno subito pesanti sconfitte sul campo nell’ultimo mese e si trovano accerchiati e privi di rifornimenti in gran parte del Paese. Per questo motivo i ribelli siriani hanno fretta di ottenere dei risultati, e premono per un intervento dell’Occidente diretto in Siria, avendo ormai sostanzialmente perso la guerra guerreggiata contro l’esercito siriano. Non è finita qui, secondo  Paulo Pinheiro, responsabile di una commissione di inchiesta Onu sulle violazioni dei diritti umani, tra i ribelli siriani a tutt’oggi sarebbero ancora una netta minoranza coloro che combattono per ottenere uno Stato laico e democratico. A questo proposito proprio Pinheiro ha detto ad una Commissione dell’Assemblea nazionale francese che martedi’ presentera’ un rapporto “terrificante” sulla composizione dello schieramento ribelle.  Intanto la Russia ha annunciato di voler completare la fornitura di missili terra-aria S-300 alla Siria come “misura di deterrenza” per sgombrare il campo da ogni tentativo di intervento straniero in Siria prima della conferenza. Israele ha detto che nel caso di consegna agirà di conseguenza, ma Assad ha ribadito che Damasco è già in possesso di diverse batterie di S-300.Inoltre, quei missili sono gli stessi che nel 2010 il Consiglio di Sicurezza dell’ONU bloccò poco prima che giungessero a Teheran, in Iran, proprio perché ritenuti estremamente pericolosi, ancor più dei Patriot americani. La realtà è che gli S-300 sono armi legittime e non si comprende per quale motivo Israele possa violare gli spazi aerei di paesi sovrani decidendo al posto dei governi legittimi quali sono le armi lecite o illecite. Si va quindi a Ginevra 2 con i “falchi” dell’Occidente: Israele, Gran Bretagna e Francia, che non vedrebbero l’ora di invadere la Siria per farla finita con Assad e assestare un colpo durissimo all’Iran, forse il vero obiettivo di tutto il teatrino, dove peraltro il 14 giugno si terranno le elezioni per il nuovo presidente. Una cosa però è certa, il governo di Damasco oggi è molto più forte di due anni fa, e l’esercito siriano mantiene ancora gran parte della sua forza. In queste condizioni sarà difficile arrivare a una soluzione in tempi brevi. 

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