ThyssenKrupp. La Cassazione annulla la sentenza e le vittime chiedono giustiziaTribuno del Popolo
sabato , 25 marzo 2017
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ThyssenKrupp. La Cassazione annulla la sentenza e le vittime chiedono giustizia

La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza della Corte d’appello di Torino sulla tragedia della Thyssenkrupp, quando nel 2007 sette operai morirono nel rogo dello stabilimento. Le condanne sarebbero quindi da rimodulare al ribasso, l’ennesima vergogna tutta italiana che lascia a parenti e amici delle vittime l’amaro in bocca. 

Morire lavorando poco prima del Natale in un rogo inspiegabile e forse evitabile. Questo è quello che è successo a sette operai che quella maledetta notte tra il 5 e il 6 dicembre del 2007 morirono bruciati vivi nel rogo dello stabilimento torinese della ThyssenKrupp. I parenti e le famiglie dopo aver subito questo lutto immane chiedevano solamente giustizia, sperando che lo Stato li tutelasse. Così però non è stato dal momento che le sezioni penali della Corte di Cassazione hanno annullato la sentenza della Corte d’appello di Torino. Insomma i giudici della Suprema Corte rimoduleranno, al ribasso, le rispettive pene per omicidio colposo e omissione volontaria di cautele contro gli incidenti inflitte in secondo grado ai sei menager della multinazionale tedesca dell’acciaio. Una decisione inaccettabile per i familiari dei sette operai morti nella tragedia, ancor più perchè ha il sapore acre della beffa. Intanto il pm di Torino, Raffaele Guariniello, ha dichiarato di essere pronto a chiedere un aumento delle pene, paventando la tesi che il processo potrebbe estinguersi presto per la prescrizione dei reati. La Corte di Cassazione ha però smentito questa ipotesi: “Dopo la decisione di giovedì, che ha accertato le responsabilità degli imputati, la prescrizione non decorre più e non c’è alcun rischio di “colpo di spugna”. Ridando natura autonoma al reato di rimozione dolosa delle cautele contro gli infortuni abbiamo fatto un discorso “squisitamente tecnico” che consentirà ai giudici dell’appello di riscrivere una sentenza inoppugnabile in caso di ricorsi alla corte di Strasburgo“. Intanto però i parenti delle vittime rischiano di non avere più giustizia, come peraltro riassunto anche dall’unico lavoratore sopravvissuto a quella tragedia, Antonio Boccuzzi, oggi deputato Pd: “Siamo delusi perché dopo sei anni e mezzo non è stata ancora scritta la parola fine“. Insomma anche dopo una tragedia che ha visto morire bruciati vivi degli operai è difficile avere giustizia.

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