Tibet, il Dalai Lama e il fiume di dollari della CiaTribuno del Popolo
mercoledì , 29 marzo 2017
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Tibet, il Dalai Lama e il fiume di dollari della Cia

Uno dei moderni “eroi” propagandati dal mainstream è il Dalai Lama, diventato un vero e proprio simbolo della lotta del Tibet contro gli “oppressori”cinesi. Ora però una inchiesta del Sueddeutsche Zeitung sembra dare ragione a quanti accusavano il Dalai Lama di essere un agente della Cia in chiave anticinese.

Prima o dopo i nodi vengono inevitabilmente al pettine. Ne sa qualcosa il Dalai Lama, diventato nel corso degli anni una sorta di simbolo mondiale della resistenza anticinese del Tibet. Inutile dire che il suo personaggio viene declinato dal mainstream in modo assolutamente positivo, creando cioè una sorta di empatia tra lui e il pubblico, al punto che chiunque pensa al Dalai Lama come un personaggio positivo. In molti però lo hanno da sempre accusato di essere uno strumento nelle mani dell’imperialismo americano per screditare il rivale cinese, ma costoro sono sempre stati accusati di essere filocinesi e quindi poco credibili. A fare luce ci ha pensato la Sueddeutsche Zeitung che ha ripercorso la storia recente del Dalai Lama divulgando la verità, che, come spesso accade, presenta parecchi coni d’ombra. Innanzitutto secondo i giornalisti tedeschi il Dalai Lama sapeva fin dall’inizio dell’appoggio della Cia per una lotta del popolo tibetano contro la Cina. Oggi il Dalai Lama viene considerato l’icona della non violenza, ma il Dalai Lama sapeva bene che dietro la Cia gli intenti erano ben altri e cominciò a prendere impegni segreti tra Usa e il governo tibetano dopo l’occupazione cinese del Tibet tra 1951 e 1956. Circa un anno dopo l’arrivo delle truppe cinesi, il Dalai Lama ebbe contatti con agenti americani attraverso le ambasciate Usa in India. Gli Usa diedero, sempre secondo il giornale tedesco, armi leggere a aiuti finanziari al movimento indipendentista tibetano, al punto che nell’estate del 1956  l’operazione della Cia in Tibet prese il nome di “ST Circus”. La Cia voleva fare di tutto per tenere in vita “ il concetto di un Tibet autonomo“, questo per tenere in piedi un pungolo con il quale minacciare la Cina, considerata una minaccia comunista da avversare con ogni mezzo. Un veterano Cia chiamato Kenneth Knaus incontrò il Dalai Lama e ha raccontato che Washington prese l’impegno con lui di addestrare guerriglieri tibetani nella guerra contro la Cina, e anche di versare 180.000 dollari all’anno segretamente al Dalai Lama. Il quotidiano tedesco poi ha anche spiegato come effettivamente la Cia addestrò guerriglieri tibetani in campi segreti, si parla di qualcosa come 85.000 uomini organizzati nel gruppo “Chushi Gangdrug”. Non solo, ufficiali e istruttori tibetani formati dagli Usa vennero paracadutati da vecchi bombardieri Boeing B17 sul Tibet. Uccidevamo volentieri quanti più cinesi possibile, e a differenza di quando macellavamo bestie per cibarci, non ci veniva di dire preghiere per la loro morte“, disse un veterano della resistenza tibetana citato dal quotidiano. Insomma dei veri e propri squadroni della morte tibetani, una immagine ben lontana dal Tibet irenico raccontato dal mainstream sul Dalai Lama. La collaborazione comunque venne interrotta bruscamente con la normalizzazione Usa-Cina, e allora molti guerriglieri fuggirono o si suicidarono per evitare di finire nelle mani della polizia segreta cinese. Come ha scritto brillantemente il Sueddeutsche per il Dalai Lama più che di “Santità” sarebbe quindi corretto parlare di “apparenza di santità”. 

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