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martedì , 23 maggio 2017
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Tobin Tax, si alla cooperazione rafforzata

La Tobin Tax sembra essere più di una ipotesi. Ieri, dopo il via libera di Spagna, Italia e Slovacchia sono diventati undici i paesi che parteciperanno alla cooperazione rafforzata. 

Tratto da http://oltremedia.weebly.com/

Alla fine anche l’Italia ha detto si alla Tobin Tax. Ieri nella riunione a Bruxelles il rappresentante permanente del governo ha esposto a sorpresa l’appoggio italiano alla proposta franco-tedesca d’istituzione della imposta sugli scambi dei mercati valutari. Al sì dell’Italia si è aggiunto quello inaspettato di Spagna e Slovacchia che, assieme a Francia, Germania, Grecia, Portogallo, Belgio, Slovenia, Austria e a quello atteso per il 13 Ottobre dell’Estonia, ha portato il numero di paesi aderenti ad 11. Due in più del necessario per avviare la procedura di “cooperazione rafforzata”.

Meglio conosciuta con il nome dell’economista premio nobel che la ideò, James Tobin, la tassa sulle transazioni finanziarie è un’imposta che fu modellata per colpire tutte le transazioni sui mercati valutari. La finalità originaria con cui Tobin la concepì fu proprio quella di scoraggiare le speculazioni finanziarie e, magari, destinare le somme riscosse agli enti della comunità internazionale occupati nella lotta alla povertà. Gli studi dell’economista statunitense valsero la vincita del premio Nobel nel 1981 e riscossero grande interesse ed approvazione da parte di molti esperti della materia salvo poi rimanere, la proposta di una Tobin Tax globale, un’idea non realizzata. Il motivo del suo accantonamento sta proprio nella sua difficile applicazione. Occorrerebbe infatti che la tassa venisse approvata da un gran numero di stati in quanto i mercati valutari, si sa, non conoscono confini, ed una tassa sulle transazioni finanziarie imposta da un solo paese non avrebbe gli effetti desiderati se non addirittura controproducenti. Così il sogno di Tobin è rimasto lì per più di 30 anni, sbandierato di tanto in tanto nelle tante situazioni di speculazione verificatesi a cavallo tra gli anni ’80 e ’90, ma mai realmente preso in considerazione.

Questo fino al 1997 quando nacque la ATTAC (Associazione per la tassazione delle transazioni finanziarie per l’aiuto dei cittadini) che riportò al centro del dibattito l’ipotesi di una tassa sulle transazioni. In realtà la nuova fortuna che la Tobin Tax ha incontrato tra alcuni economisti e tra l’opinione pubblica dipende da alcuni fattori molto diversi tra loro. La stagnazione delle economie dei paesi industrializzati nei primi anni 2000 e coperta inizialmente proprio dagli abnormi profitti degli operatori del mercato, sempre più propensi ad investire nella speculazione piuttosto che in innovazione; i crack finanziari del 2008 che hanno caratterizzato una crisi economica pari solo a quella del 1929 e fatto emergere un forte movimento di antiglobalizzazione. E infine il processo d’integrazione europea, maturo a tal punto da spingere molti paesi a cercare soluzioni condivise per uscire dalla Depressione. In molti casi la Tobin Tax è stata usata come un vessillo, considerata come la panacea di tutti i mali, in altri è stata criticata perché entrando in vigore essa rallenterebbe il ritmo della borsa falsando i meccanismi del mercato. Sicuramente il corretto funzionamento della tassa non può prescindere dall’applicazione in un mercato unico e vasto, ed ecco perché in Europa essa ha trovato un nuovo terreno fertile.

Così, sotto l’onda emotiva popolare che chiede ancor oggi a gran voce la limitazione degli speculatori e dei loro profitti, la Tobin Tax è stato negli ultimi anni un argomento ampiamente dibattuto, sino a diventare una delle principali proposte degli economisti per fuoriuscire dalla crisi economica e per scoraggiare la speculazione sulla moneta. Inoltre con i proventi della stessa tassa si potrebbero, secondo molti, finanziare i fondi salva stati, strumenti a più riprese ideati dalla UE per far fronte alla crisi del debito sovrano di alcuni stati. Questa duplice funzione della Tobin Tax ha fatto sì che la proposta trovasse un consenso da parte anche della Germania ma ha visto il suo principale oppositore della Gran Bretagna in quanto Londra è uno dei più importanti centri finanziari al mondo. Con gli inglesi anche altri paesi hanno manifestato perplessità sul progetto, tanto che, sin dalle prime battute era stato subito chiaro che non si sarebbe mai arrivati ad un consenso unanime dei 27.
Ecco spiegato perciò il ricorso alla cooperazione rafforzata, uno strumento introdotto nei trattati della UE per consentire ad un numero di minimo nove paesi di avviare un processo di integrazione più avanzata allorquando la strada del consenso unanime sia ostacolata dal veto di altre nazioni. E’ questa la strada battuta dagli ideatori della proposta sulla Tobin Tax al fine di aggirare l’ostacolo Londra. Il percorso per l’approvazione di questa riforma, una delle poche proposte condivise nate dal duo Francia-Germania, sembra quindi avviato ad una definitiva consacrazione anche alla luce del fatto che la partecipazione della Spagna, per niente scontata, ha ingrandito senza dubbio la realtà economica su cui verrà applicata la tassa. Siamo ancora lontani dall’idea di Tobin che era quella di un’imposta globale gestita, magari, dalla stessa Organizzazione delle Nazioni Unite, ma un piccolo passo avanti in questo senso si può dire che verrà compiuto.

Sicuramente si realizza il sogno di quanti negli ultimi mesi si erano mobilitati a favore dell’imposta sulle transazioni finanziarie. La stessa testata de l’Unità aveva lanciato un appello al fine di fare pressione sul governo italiano affinché le convinzioni neoliberiste del premier non impedissero l’adesione alla cooperazione rafforzata. Allo stesso appello avevano aderito numerose personalità del mondo della politica e non solo  da Bersani a Margherita Hack fino a Prodi, Dario Fo e ai leader di sinistra Vendola e Diliberto. Quest’ultimo, segretario del Pdci ha dichiarato Aderisco convintamente all’appello de l’Unità per l’istituzione di una tassa sulle transazioni finanziarie.” Lo afferma Oliviero Diliberto, segretario nazionale del Pdci, che prosegue: “E’ un provvedimento forse non risolutivo, ma che va certamente nella direzione giusta: redistribuire e fermare la speculazione.”

Michele Trotta
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