La tanto attesa protesta dei "forconi" ha in parte bloccato il traffico torinese. La mobilitazione del 9 dicembre è avvenuta in un clima di tensione tra un profluvio di tricolori che purtroppo ci evocano brutti ricordi anche nelle modalità con cui è avvenuta questa protesta. Commercianti e negozianti sono stati ricattati dai manifestanti per chiudere le attività.Tribuno del Popolo
venerdì , 21 luglio 2017
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Torino fermata dalla rabbia dei forconi

La tanto attesa protesta dei “forconi” ha in parte bloccato il traffico torinese. La mobilitazione del 9 dicembre è avvenuta in un clima di tensione tra un profluvio di tricolori che purtroppo ci evocano brutti ricordi anche nelle modalità con cui è avvenuta questa protesta. Commercianti e negozianti sono stati ricattati dai manifestanti per chiudere le attività.

Come ampiamente annunciato alla fine Torino si è fermata a causa della manifestazione indetta per il 9 dicembre. I cosiddetti forconi si sono dati appuntamento alle prime luci dell’alba con un profluvio di tricolori, molti i disagi al traffico e moltissimi i negozi chiusi. Circa un migliaio di manifestanti si sono radunati in Piazza Castello, tra loro molti volti stanchi di negozianti arrabbiati con lo Stato, ma anche cittadini delusi, ultras e personaggi non meglio qualificati dal fare minaccioso. Noi, cittadini preoccupati dalle voci di ricatti e minacce ricevute dai negozianti e dalle infiltrazioni di personaggi di estrema destra, abbiamo fatto un giro per le strade di Torino per capire, per comprendere e farci un’idea. La prima cosa che è saltata all’occhio è la totale assenza di poliziotti, almeno in uniforme, un’assenza che stride con i toni utilizzati dalla manifestazione e con i proclami di rivoluzione e golpe militare che hanno seguito la protesta. Proseguiamo verso la centralissima Piazza Castello e constatiamo che quasi tutti i negozi sono chiusi o con le serrande abbassate. Capita che qualcuno, coraggioso, prova a tenere aperto, ed ecco che figuri non meglio identificati corrono a fargli chiudere in fretta e furia, urlando improperi anche ai taxisti. Pensano di essere “il popolo”, avanzano con i tricolori urlando la loro rabbia, commercianti, ultras, giovani, sono circa un migliaio mentre fanno su e giù e arrivano sotto il palazzo della Regione dove scatenano subito scontri con le forze dell’ordine. Peccato che poi giungono voci di manifestanti che solidarizzano proprio con i poliziotti che si sarebbero tolti i caschi in diversi presidi della città, http://www.torinotoday.it/cronaca/video-polizia-toglie-casco-porta-susa-sciopero-forconi.html, fatto ancor più preoccupante dal momento che anche in via Nizza diversi esercizi commerciali sono stati obbligati a chiudere. Insomma a ben guardare la manifestazione che doveva essere apolitica e di cittadini “incazzati”, ci è sembrata una manifestazione a forti tinte nazionalistiche, quasi interamente monopolizzata dai temi cari all’estrema destra, e infatti stranamente non ci è sembrato di vedere molti volti di sinistra in piazza. Una giornata preoccupante che indica in modo palese come questo Paese sia ancora sin troppo ricettivo e affascinato dall’estrema destra, con una protesta monopolizzata da settori di sottoproletariato unitesi alle rivendicazioni corporative della piccola borghesia. Ma la vera domanda che viene spontanea vedendo l’assenza della polizia è: come mai proprio a Torino? Come mai proprio ora? E soprattutto, QUI PRODEST?

Gracchus Babeuf

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