Torino. Ricordare la caserma di "Via Asti" per non dimenticare le barbarie del fascismoTribuno del Popolo
giovedì , 19 ottobre 2017
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Torino. Ricordare la caserma di “Via Asti” per non dimenticare le barbarie del fascismo

Esisteva un luogo a Torino nel periodo che andò dall’8 settembre 1943 alla fine di aprile del 1945 dove i partigiani e i dissidenti venivano barbaramente torturati. Si tratta della caserma di Via Asti,oggi caserma La Marmora, tenuta in condizioni di abbandono. Qui un gruppo di Terra del Fuoco è entrato per protestare contro il degrado e rendere onore alla lapide dei partigiani torturati. Una buona occasione per ricordare anche che cosa fosse la caserma di “Via Asti” e che cosa significhi ricordarla.

Ricordare significa rivivere nuovamente, in questo senso l’assenza di ricordo fa male e molto a coloro i quali hanno ben presente che cosa accadde nel corso della Seconda Guerra Mondiale a Torino. Qui per oltre due anni, dal 1943 al 1945, i repubblichini hanno cercato di opporsi in armi al corso della storia uccidendo, torturando e sequestrando tutti coloro ritenevano essere dei dissidenti o comunque vicini ai partigiani. Una storia per certi versi sepolta sotto la cenere quella delle bande di fanatici fascisti dell’ultima ora che hanno letteralmente seminato panico e morte colpendo anche e soprattutto cittadini inermi. In questo senso consigliamo la lettura di un testo molto crudo di Luciano Allegra, “Gli Aguzzini di Mimo, Storie di ordinario collaborazionismo“, imprescindibile per comprendere che cosa significasse vivere la guerra a Torino in quegli anni. A dispetto infatti di leggende popolari difficili a morire il fascismo repubblichino fu spietato e soprattutto  consentì a bande di criminali di guerra e sadici di dare libero sfoggio ai propri istinti in modo indisturbato. Anche per questo è molto importante quanto fatto dall’associazione “Terra del Fuoco” che ha portato una quarantina di ragazzi a occupare una parte della caserma La Marmora di via Asti all’alba. Il motivo? Da un lato protestare contro l’abbandono di uno dei luoghi simbolo della città della violenza nazifascista, dall’altro il rendere omaggio alla lapide per i partigiani, abbandonata al più totale oblio. Attualmente la caserma si trova quasi dismessa e in attesa di essere venduta dalla Cassa Depositi e Presiti. Anche se oggi non è utilizzata da diversi anni in passato ospitò per l’appunto il quartier generale dell’Ufficio politico investigativo della Guardia nazionale repubblicana. Qui, come aiuta a ricostruire Allegra, venivano portati centinaia di sospetti e torturati senza pietà, parte di una storia, quella della guerra civile di italiani contro italiani, che le istituzioni hanno preferito dimenticare in nome della “pacificazione nazionale”. Una pacificazione peraltro operata solo da una parte dal momento che mai come oggi la memoria della Resistenza e dei partigiani è stata insozzata e vittima di un revisionismo storico della peggior specie. Peccato che la caserma di Via Asti sia uno di quei luoghi che recano incisi nella propria carne la sofferenza attribuita dai boia di Salò a troppi innocenti che oggi ci chiedono di venire ricordati e di non confondere carnefici con vittime.

photo Credit http://www.museotorino.it/images/35/46/35/52/35463552cefd45ab97f558bfeaa6f967-1.jpg?VSCL=100

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