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lunedì , 24 luglio 2017
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Tra contraddizioni, rivalità e concertazione, l’Unione Europea non è riformabile

L’Unione Europea non ha rimedi o accomodamenti: non è riformabile. Pieno di contraddizioni, ogni nuovo passo nell’integrazione capitalista europea rappresenterà accresciuti e rafforzati attacchi ai diritti dei lavoratori e alla sovranità dei popoli, poiché, come la realtà è lì a dimostrare, è nella sua natura e nei suoi propositi costituire uno strumento di dominio delle grandi potenze e dei grandi gruppi economici e finanziari. 

Tratto da Marx21.it

Parlamento-Europeo-Strasburgo

Per le sue implicazioni e conseguenze, un esame dell’attuale situazione del processo di integrazione capitalista europeo – l’Unione Europea – e delle prospettive che si stanno delineando per il futuro prossimo esige un’accresciuta e necessaria attenzione. Nell’attuale momento, che si caratterizza per la continuazione ed anche l’accentuazione della crisi nell’Unione Europea, emergono con rinnovato vigore le contraddizioni, i conflitti di interesse e la sfiducia tra le sue principali potenze, sebbene non venga messo in causa il loro compromesso di classe.

Si succedono le dichiarazioni che evidenziano l’esistenza di differenze in merito agli obiettivi immediati da raggiungere, ai reali contenuti e modalità, all’ordinamento e ai ritmi della loro realizzazione, e anche alla partecipazione o no alle fasi – già in attuazione o ancora in gestazione – che mirano all’approfondimento dell’integrazione capitalista, come accade, ad esempio, con il cosiddetto “trattato di bilancio” (meccanismo di dominio economico e politico) o la “unione bancaria” (un meccanismo di “supervisione” per chi, da chi e per che cosa?).

Si tratta di contrasti che derivano da differenti difficoltà e interessi nella disputa tra i grandi gruppi economico-finanziari di Germania, Francia e Gran Bretagna, ma che allo stesso tempo, non impediscono la loro intesa quando si tratta di imporre le intenzioni e l’agenda concordati agli altri paesi che fanno parte dell’Unione Europea come accade in relazione al Quadro finanziario dell’UE dopo il 2013.

Così si potrà comprendere meglio il dibattito attorno alla creazione di un “nucleo duro”, che risulterebbe dal preteso approfondimento dell’Unione Economica e Monetaria e, di conseguenza, dalla riconfigurazione della Zona Euro.

Il grande capitale tedesco continua a cercare di gestire la crisi come un’opportunità per rafforzare il suo dominio economico e politico nell’Unione Europea, stabilendo a tal scopo le condizioni e i termini della nuova tappa dell’integrazione capitalista che si annuncia.

Una nuova tappa che, se fosse realizzata, rappresenterebbe la realizzazione dei meccanismi che garantirebbero il completo controllo delle economie dei paesi della sua “periferia”, a partire dalla creazione di nuovi strumenti o dell’adattamento e rafforzamento di quelli già esistenti nell’Unione Europea, come la riaffermata ambizione di imporre il potere di veto sui bilanci nazionali da parte della futura “struttura” della Zona Euro, fatta a misura delle pretese di dominio del grande capitale tedesco.

L’agenda e le vere e proprie condizioni leonine (e senza contropartite) proposte dal grande capitale tedesco alimentano la sfiducia e l’ansia dei suoi partners, in particolare del grande capitale francese, che, nella tempesta, non intende perdere posizioni: si ricordi che la Spagna è uno dei primi partner commerciali della Francia.

Nel frattempo, gli uni e gli altri, si affrettano a creare le condizioni per la continuazione del rifinanziamento del capitale finanziario – soprattutto di Germania e Francia – a costo dell’intensificazione dello sfruttamento e del degrado delle condizioni di vita dei lavoratori, esigendo e imponendo l’applicazione di false “misure di controllo del deficit e dell’indebitamento pubblico” e delle cosiddette “riforme strutturali” attraverso cui saccheggiano e accumulano colossali mezzi finanziari.

L’Unione Europea non ha rimedi o accomodamenti: non è riformabile. Pieno di contraddizioni, ogni nuovo passo nell’integrazione capitalista europea rappresenterà accresciuti e rafforzati attacchi ai diritti dei lavoratori e alla sovranità dei popoli, poiché, come la realtà è lì a dimostrare, è nella sua natura e nei suoi propositi costituire uno strumento di dominio delle grandi potenze e dei grandi gruppi economici e finanziari.

di Pedro Guerreiro | da “Avante”, settimanale del Partito Comunista Portoghese

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