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domenica , 23 luglio 2017
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Tra l’altro

 Il grande giornalista comunista e combattente della Resistenza Luigi Pintor (scomparso nel 2003) così rendeva omaggio alla vittoria di Stalingrado in un articolo apparso su “il Manifesto” del 29 settembre 1998.

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Fonte: Marx21.it

A pagina 12 dell’Unità del 26 settembre c’è una graziosa informazione, richiamata da una finestrella in prima pagina, sulla città russa di Volgograd. Di solito non leggo questo giornale perché ci ho scritto troppo in giovinezza, però lo guardo con la coda dell’occhio, con rispetto per il suo fondatore. Quell’informazione, tratta probabilmente da un’agenzia, racconta che Volgograd è la città più occidentalizzata dell’ex Unione sovietica, un avamposto della post-modernità, animata da una gioventù vivace e spregiudicata. L’ultima novità, alquanto stridente, è che forse riassumerà il suo antico nome: non Zarizin ma Stalingrad.

I veterani di guerra sarebbero riusciti a spuntarla sui giovanotti con l’orecchino. E’ strano, perché i veterani di guerra devono avere dai settanta ai novanta anni di età, anche se avessero combattuto in fasce. Come che sia, la Duma locale sembra incline a questo maquillage urbanistico e un referendum dirà l’ultima parola.

Ma perché questa nostalgica pulsione? Non si capisce fino alle ultime tre righe dove si legge: “La città è una delle più blasonate della Russia. Tra l’altro, fu teatro dell’offensiva sovietica contro gli invasori nazisti che qui subirono la loro prima sconfitta”. Oh cappero.

Tra l’altro… Converrà usare spesso quest’espressione, d’ora in poi, per chiacchierare del passato e della storia senza snervanti revisionismi ideologici. Waterloo, graziosa località collinare dove si producono cavoletti d’esportazione, fu tra l’altro teatro di controversie tra inglesi e francesi nel 1492.

Non sono un veterano di Stalingrado, ho visto episodi di quella battaglia in filmati che forse Roberto Silvestri sa dove sono finiti. Durò qualche mese, ci sono nei dintorni 200 mila morti, si scontrarono 400 divisioni di 10 nazionalità, 400 mila tedeschi finirono fuori combattimento. Napoleone a Mosca aveva in tutto 160 mila uomini.

Senza quel tra l’altro non avremo il piacere di vedere sugli schermi il soldato Ryan. La Normandia sarebbe solo una suggestiva regione costiera della Francia con molte conchiglie nella quale, tra l’altro, non vi fu nel 1944 nessuno sbarco, perché la seconda guerra mondiale finì un anno prima sul Volga con la vittoria di Hitler.

Nel 1961 (mi pare), quando il nome di Stalingrado venne cancellato dalla carta geografica, Palmiro Togliatti disse che era una bella idiozia dimenticare che milioni di uomini avevano combattuto su tutto il continente europeo senza conoscere Volgograd ma con altre passioni nella mente e nel cuore. Lui era un nostalgico.

E’ affascinante come le classi subalterne o i paesi subordinati amino svilire se stessi e la propria storia o come se ne lascino espropriare. E’ affascinante come la memoria sia figliastra della cultura dominante. Una volta Kissinger disse che la guerra del Vietnam sarebbe finita nei libri di storia in una nota a piè di pagina. Vedendo come gli eventi che hanno coinvolto intere generazioni finiscono a pg. 12, mi domando perché mai un giovane avveduto dovrebbe tra l’altro agitarsi per le sorti del governo Prodi, il quale non sarà ricordato neppure alla pagina 777 dei quotidiani del 2000.

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