Trattativa Stato-Mafia, spiati i pm. La questione mafiosa entra nella campagna elettorale | Tribuno del PopoloTribuno del Popolo
venerdì , 26 maggio 2017
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Trattativa Stato-Mafia, spiati i pm. La questione mafiosa entra nella campagna elettorale

La notizia riportata da Repubblica è di quelle che scottano: secondo un esposto anonimo giunto in procura i pm che indagano sulla presunta trattativa Stato-Mafia sarebbero spiati. Nella denuncia emergono particolari sui quali i magistrati stanno effettuando riscontri. Secondo i pm la fonte sarebbe “attendibile”. 

Fonte. Oltremedianews.it

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Sono ancora vive le polemiche sull’attività dei magistrati di Palermo che indagano ormai da anni sulla presunta trattativa Stato-Mafia, di pochi mesi fa i ricordi dei continui scontri con il Presidente della Repubblica per alcune intercettazioni che accidentalmente lo avevano riguardato come parte estranea.

Molti nel tempo hanno storto il naso davanti alla possibilità di riaprire un capitolo che sembrava chiuso per sempre: quello delle stragi di mafia dei primi anni ‘90; e di farlo cercando di squarciare quel velo di omertà che da sempre caratterizza l’atteggiamento delle istituzioni quando si tratta di “Cosa Nostra”. Da toghe rosse a irresponsabili sabotatori dell’ordine democratico, gli appellativi guadagnatisi dai coraggiosi magistrati palermitani rendono l’idea dell’aggressività della pressione cui essi sono stati sottoposti nel corso di queste lunghe indagini che hanno toccato e accertato l’esistenza di apparati deviati dello Stato. Pressioni prima di tutto personali, poi anche politiche.

Immaginiamo cosa può significare muovere un’indagine che riguardi non solo l’attività mafiosa, ma anche la connivenza di alcuni soggetti istituzionali. Immaginiamo la pericolosità di per sé intrinseca di un’indagine su Cosa Nostra e moltiplichiamola per cento se si pensa alle pressioni ed agli intralci che provengono da apparati dello Stato che dovrebbero sostenere il lavoro dei pm. Ecco sino a qualche ora fa queste appena scritte sarebbero state secondo qualcuno illazioni puramente infondate. “Ma quali pressioni, Ingroia è un sovversivo”, della serie “La Mafia non esiste…”. Oggi forse questo qualcuno dovrà ricredersi.

La notizia pubblicata sulle pagine di Repubblica questa mattina è di quelle che scottano. I magistrati palermitani che si occupano dell’inchiesta sulla trattativa tra Stato e mafia sarebbero spiati. È quanto emerge da un esposto anonimo inviato al pm Antonino Di Matteo e sul quale la Procura sta cercando di fare luce.
Secondo i pm quella che a prima vista sembrava essere una delle tante segnalazioni anonime ed inattendibili come ne giungono a migliaia nelle varie procure italiane, sarebbe tutt’altro che priva di riscontri. Le indiscrezioni che stanno emergendo col passare dei minuti parlano di vecchi uomini politici che potrebbero essere a conoscenza di molti fatti che potrebbero provare definitivamente l’esistenza di una trattativa; di alcuni sembra che siano fatti anche i nomi. Poi nella lettera si ripercorrono i più noti delitti mafiosi di Palermo: dall’omicidio del segretario del Pci siciliano Pio La Torre, a Capaci e via D’Amelio; ad essi si aggiungono alcune rivelazioni che se confermate renderebbero l’idea della portata della vicenda, secondo la denuncia anonima l’agenda rossa di Borsellino sarebbe stata rubata da un carabiniere.
Infine un avvertimento agghiacciante, secondo l’anonimo «uomini delle Istituzioni», ma anche alcuni magistrati, stanno sorvegliando i pm palermitani, «canalizzano tutte le informazioni che riescono ad avere sul vostro conto» (dei pm ndr.). E spiega che questi dati sono contenuti «a Roma», in una «centrale».

Queste le uniche notizie che stanno circolando stamane. Si attendono ulteriori riscontri ma il fatto che la fonte anonima sia attendibile è dimostrato dal grande interesse manifestato subito dai magistrati che hanno reso noto di voler accertare tutti i contenuti della lettera. Un esposto di ben dodici pagine sul cui frontespizio c’è anche lo stemma della Repubblica italiana ed al quale l’autore avrebbe attribuito un numero di fascicolo, proprio come si usa nei documenti ufficiali.

Insomma, poche le certezze, ma è sicuro che di questo documento si parlerà nei prossimi giorni ed inevitabilmente l’argomento sarà oggetto di dibattito anche in campagna elettorale. Tornano infatti alla mente le parole di Antonio Ingroia, pm dell’antimafia ora candidato premier con la sua Rivoluzione Civile che alla presentazione del suo manifesto politico nel corso dell’iniziativa intitolata “Io ci sto” aveva parlato di connivenza e di convivenza di alcuni apparati dello Stato con “Cosa Nostra”. Molti accusano l’ex pm palermitano di accostare la politica agli affari della magistratura, di inquinare l’equilibrio di chi deve giudicare con valutazioni di carattere politico.
Ebbene sarebbe forse ora che anche la politica smetta di ritenersi immune dall’enorme questione rappresentata dalla Mafia in questo Paese. Sarebbe forse ora che anche nel dibattito politico, e perché no, in campagna elettorale, comincino a pesare i temi dell’antimafia, i precisi riscontri che emegono dalle indagini e che parlano di convivenza quando non di connivenza della politica con le associazioni mafiose. Dire che di Mafia e di trattativa Stato-Mafia non si debba parlare in campagna elettorale è come affermare che non si debbano affrontare le tematiche del Lavoro e dell’Istruzione. E’ come negare un pezzo di libertà democratica. E’ come far vivere e proliferare la Mafia.

 Michele Trotta

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