Treni: Italia viaggia sempre più a due velocitàTribuno del Popolo
mercoledì , 18 gennaio 2017
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Treni: Italia viaggia sempre più a due velocità

Treni: Italia viaggia sempre più a due velocità

Treni. Nuovi tagli alle corse locali, più di 10 Regioni investite dalla drastica manovra. Ma sull’utilizzo della rete Alta Velocità sconti del 15% per Trenitalia e Ntv. “Pendolari poco tutelati”: si fa sempre più vicino il rischio di procedura di infrazione davanti la Corte UE.

Fonte: Oltremedianews

La rete ferroviaria del nostro Paese si sta progressivamente smagliando, il trasporto regionale assiste sempre più impotente al proprio graduale sfibramento e, se le terminazioni ‘periferiche’ della complessiva rete nazionale restano con sempre meno contatti con il ‘centro’, le grandi tratte si rafforzano in parallelo: non solo, ma beneficiano di sconti per l’utilizzo della rete ad Alta Velocità.

Le conseguenze? Aumento vertiginoso di difficoltà per i pendolari di raggiungere dal capoluogo il proprio posto di lavoro ecosti dei biglietti regionali che lievitano senza portare un servizio migliore; mentre, sulla sponda opposta, si assisterebbe ad una, neanche tanto dissimulata, decisa manovra di rafforzare i binari su cui viaggiano i velocissimi (e costosissimi) treni ad alta velocità: gli efficienti mezzi che beneficeranno di sconti sull’uso della tratta assicureranno sempre di più il proprio marchio al ristretto pubblico che può, stando al proprio portafogli, permetterselo. I nuovi tagli annunciati mostreranno la incidenza sugli orari a partire dal 15 Dicembre, giorno in cui saranno resi noti.

Intanto nelle Regioni (su 10 di queste si abbatteranno i nuovi tagli) si fa strada il malcontento, conseguente ai disagi e alle incessanti manovre di riduzione dei costi e soppressione delle corse locali. Ma il fenomeno dura da anni: secondoLegambiente, in 13 Regioni tra il 2011 e il 2012 si è assistito ad un taglio di treni e corse in media del 5% ogni anno, che ha toccato punte del 15% in Puglia. Per molti la questione va sollevata davanti all’Alta Velocità, o perlomeno, posta nei confronti di coloro i quali perseguono come orientamento preferenziale quello di incrementare i guadagni con i mezzi super veloci, a discapito del pubblico: spiega Edoardo Zanchini vicepresidente di Legambiente: “Si dà priorità ai treni veloci, investendo e migliorando i tratti extra-urbani della rete; per quelli urbani, invece, i fondi latitano e ritardi e disagi aumentano”.

Le risposte fatte seguire dal Governo non permettono molto di discostarsi da questa tesi, anzi sembrano rafforzarla: sì perché stante l’annuncio, da parte Ferrovie dello Stato, dell’arrivo di nuove carrozze destinate al trasporto locale, l’evidente volontà dello Stato di privilegiare le corse super veloci rimane un dato di fatto: il Governo ha concesso a Trenitalia e Ntv uno sconto del 15% sulle tariffe di pedaggio per l’Alta Velocità pagate da Trenitalia e Ntv al gestore dell’infrastruttura, Rete Ferroviaria Italiana. La motivazione? Rfi fa sapere che gli utili bimestrali precedenti all’emanazione del decreto del Ministero dei Trasporti del settembre 2013, erano stati troppo più alti del previsto e compito specifico dell’azienda è di mantenere un tendenziale equilibrio tra ricavi e costi di gestione. Questa l’esigenza che ha spinto Rfi stessa a proporre, si legge nel testo di legge, un taglio sul canone delle infrastrutture.

Ma qualcosa ‘non quadra’ nell’ottica degli utenti e non solo: furente il presidente della Regione Toscana (una delle più colpite dalle manovre) Enrico Rossi ha agitato il decreto n.98 del 6 Luglio 2011 che introduce a partire dal 31 dicembre 2011 un sovrapprezzo al canone dovuto per l’esercizio dei servizi di trasporto di passeggeri dell’ Alta Velocità da destinare al sistema ferroviario regionale. Piuttosto che beneficiare di uno sconto allora, il pedaggio dovrebbe essere sottoposto ad una ulteriore tassazione? Nelle intenzioni, ma nei fatti non è ancora così: dalla Regione Toscana fanno sapere che “il decreto non è mai stato applicato perché manca un decreto attuativo”.

Qualche dato. I tagli alle corse dei treni locali, invece di diminuire, sono cresciuti in numero e in intensità progressivamente: a darcene una stima precisa è Legambiente stessa, la quale nel rapporto Pendolaria 2012 enumera la lista di treni soppressi calcolati solo negli ultimi due anni. Dal documento si legge che solo lo scorso anno “in Piemonte le corse sono state ridotte del 5% e sono state chiuse 12 linee”. Drastici tagli ai trasporti locali anche per le Marche (-13% nel 2011) , Puglia (-15% nel 2012), Abruzzo (-10% sia nel 2011 che nel 2012) e Liguria (-12% nel 2011, -10% nel 2012) , mentre in Campania sono state raggiunte percentuali  record: solo i treni della tratta Napoli-Avellino hanno subito una ‘sforbiciata’ del 90%, mentre le corse sulla Circumvesuviana sono state ridotte del 40%. Le pagine di Pendolaria 2012 esprimono il proprio amaro resoconto sulla situazione attuale, si legge  infatti che: “i convogli regionali di Trenitalia in circolazione sono oggi circa 6.800 mentre nel 2010 erano oltre 7.100, con una diminuzione di circa il 5%”. Gli unici a crescere sono stati i prezzi dei biglietti: nel 2012 +20% in Abruzzo e Toscana, +15% nel Lazio, +10% in Liguria. “Aumenti che si sommano a quelli del 2011 in CampaniaEmilia-RomagnaLiguriaPiemonteVeneto e Lombardia, dove le tariffe erano salite del 23,4%. L’aumento medio complessivo è stato del 10% “.

Da un lato i vecchi e logori interregionali e dall’altro, sul binario vicino, i rampanti Frecciarossa  e Italo: dal rapporto Pendolaria 2012 emerge come, in un momento di crisi e di soppressione dei treni locali, “solo tra Roma e Milano nel 2007 i collegamenti Eurostar giornalieri erano 17 mentre nel 2012 sono state portate a ben 76 le corse di Frecciarossa su quel tratto, a cui si sommano le 8 di Italo. Sull’Alta velocità l’aumento dell’offerta in 5 anni è pari a +395%”. “Nello stesso periodo a Genova i treni che attraversano la città da Voltri a Nervi sono passati da 51 a 35, su una linea percorsa ogni giorno da 25mila pendolari con ulteriori tagli effettuati anche quest’anno. A Roma, i 65mila pendolari della linea Fiumicino Aeroporto-Fara Sabina hanno visto cancellare 4 treni, quando la linea è progettata per 50mila viaggiatori al giorno”.

Il quadro del trasporto locale ha subito e subisce, in tutta evidenza, sconvolgimenti negativi, distorsioni strutturali che incideranno in senso peggiorativo sulla natura fondamentale della concezione del servizio. Le conseguenze dei tagli alle risorse per il trasporto ferroviario, risorse che dovrebbero essere erogate dallo Stato alle Regioni nell’interesse esclusivo degli utenti, investiranno infatti tutti quei cittadini che saranno costretti ad usufruire di un servizio sempre più scadente assistendo di fatto alla progressiva degradazione del loro diritto di vedersi assicurato un servizio pubblico efficiente e accessibile a tutti.

Non da ultimo infine, le ripercussioni del diritto comunitario: se nel nostro Paese restano senza voce le risposte ad una situazione foriera di disuguaglianze e di continuo disagio, la cosa non può certo sfuggire agli occhi della Corte di Giustizia UE. A seguito della procedura di infrazione, che concerne la mancata attuazione di un regolamento che avrebbe dovuto dispiegare i suoi effetti già dal 2009, la Commissione potrà decidere di deferire lo Stato davanti ai giudici di Lussemburgo se non istituirà, come da regolamento, un’agenzia nazionale permanente al fine vigilare sulla corretta applicazione dei diritti dei passeggeri nelle ferrovie.

Edoardo Cellini

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