Trent'anni senza Enrico BerlinguerTribuno del Popolo
venerdì , 20 gennaio 2017
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Trent’anni senza Enrico Berlinguer

Trent’anni senza Enrico Berlinguer

 Enrico Berlinguer si spegneva l’11 giugno del 1984 dopo aver subito un malore durante un comizio a Padova il 7 giugno. Con lui si spegneva uno degli ultimi grandi dirigenti politici del nostro Paese. Un uomo onesto che cercò di mostrare la via al Paese con l’ormai famosa “questione morale”. Un gigante, un comunista che oggi ci manca tantissimo. 

Per chi, come vi scrive, alla morte di Berlinguer era appena nato o non lo era ancora, Berlinguer ha sempre rappresentato un mito lontano. No, noi non abbiamo potuto viverlo, le immagini di Enrico Berlinguer che ci affollano la mente sono le immagini del passato, ed è impossibile che non venga in mente Benigni che lo prendeva in braccio, o il tripudio di bandiere rosse nel tristissimo giorno del suo funerale. Ernico Berlinguer è stato un comunista, un grande comunista, ma anche un italiano, un uomo onesto, un politico onesto. E di fronte alla miseria morale e spirituale delle classi dirigenti italiane degli ultimi venti anni la sua figura, quella di Enrico, si staglia in modo ancora più netto. Fu lui e non un altro a sventolare il problema della questione morale, fu lui e nessun altro a denunciare l’occupazione da parte dei partiti delle strutture dello Stato, delle istituzioni, delle Università e della Rai, e soprattutto fu il primo, con una straordinaria visione d’insieme a pronosticare che la rabbia dei cittadini italiani un giorno sarebbe diventata un rifiuto della politica. A trent’anni da quel maledetto giorno in cui fu colto da ictus durante il comizio per le Europee a Padova, possiamo dire che su questo Enrico aveva ragione su tutta la linea, ma nessuno nella politica ha voluto seguire il suo fulgido esempio. E forse il modo migliore per ricordare il leader comunista è ripensare al suo funerale, scene che viste oggi ci sembrano di una altra era, e forse in effetti era proprio così. Milioni di italiani con bandiere rosse, pugni chiusi e occhi umidi aspettarono in piazza per salutare Enrico un’ultima volta, un episodio di commozione collettiva come se ne sono visti pochi nella storia, un momento che testimonia l’amore degli italiani onesti per una persone che ha saputo rappresentarli e dare loro voce.

Berlinguer_with_Fidel_Castro

Nella segreteria del Pci sin dal 1958, Berlinguer fu anche un grande amico di Togliatti, che si fidava ciecamente di lui al punto che nel febbraio del 1960 lo volle al posto di Amendola nell’organizzazione del partito e nel 1961 gli chiese di scrivere la relazione finale del comitato centrale del partito. Fu una figura illuminata di politico e anche di mediatore dal momento che tra il 1964 e il 1966 seppe mediare tra la parte destra del Pci di Amendola e quella sinistra di Ingrao. In politica estera Berlinguer ebbe anche il coraggio di rompere con l’Urss dopo i fatti di Praga, furono le basi poi per la storica svolta nella quale il leader comunista annunciò di trovarsi più a suo agio sotto la Nato piuttosto che sotto il Patto di Varsavia. Questo secondo molti fu forse il suo unico “errore” in quanto avrebbe poi dato la stura a un processo di revisionismo interno al Pci che avrebbe poi portato di fatto allo smantellamento dello stesso. Ma errare come si sa è umano e Berlinguer è e rimane un gigante assoluto del nostro Paese, un uomo onesto per la cui scomparsa piansero anche gli avversari politici, un uomo indimenticato di cui ci sarebbe estremo bisogno oggi. Un comunista che mai aveva messo in discussione i suoi ideali, e forse anche di questo i politici del Pd che si riempiono la bocca del suo nome dovrebbero prendere atto.

G.B

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