Tsipras e l’Altra Europa: intervista a Dimitri DeliolanesTribuno del Popolo
martedì , 28 marzo 2017
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Tsipras e l’Altra Europa: intervista a Dimitri Deliolanes

Il giornalista greco Dimitri Deliolanes, corrispondente della ERT in Italia, ha parlato con Oltremedianews della candidatura di Alexis Tsipras alla presidenza della Commissione Europea e del futuro dell’Unione. “Quella uscente è la peggiore Commissione della storia europea, occorre immediatamente un cambiamento all’interno delle istituzioni comunitarie”.

Fonte: Oltremedianews

Dal prossimo 27 febbraio inizierà la raccolta firme per la lista “L’Altra Europa” che sostiene la candidatura di Tsipras alla Commissione Europea, tuttavia il dibattito pubblico sull’argomento fa fatica a decollare. Cosa fare per avvicinare i cittadini a Tsipras e per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema? 

“La questione è molto importante ed è legata anche ad altri fattori. Tsipras appartiene a quell’enorme capitolo che si chiama “crisi” in Europa, ma che in Italia viene affrontato troppo in termini economici e troppo poco in termini politici. In questi giorni in Parlamento stiamo assistendo alle dichiarazioni programmatiche del nuovo governo Renzi ed è impressionante, lo dico da giornalista, l’assenza di un dibattito sulla politica economica. È un errore tremendo che fa la classe dirigente e che, di conseguenza, compiono anche i mezzi di informazione tradizionalmente molto sensibili agli orientamenti della politica. Ciò accentua il distacco già da tempo registrato tra la società e la istituzioni”.

Alexis Tsipras è il simbolo della resistenza greca alle politiche di austerità imposte dalla Troika. Cosa si dice in Grecia a proposito della sua candidatura?

“Tsipras è un politico che viene dal Paese maggiormente colpito dalla crisi, argomento che ha catalizzato tutti i dibattiti politici in Grecia degli ultimi anni, e che propone per l’Europa un radicale cambiamento di politica economica. La sua candidatura ha un infatti significato cruciale non solo per la Grecia, ma per l’intera Europa. Quando diventerà nuovo primo ministro greco – e lo diventerà senz’altro – sorgerà per la prima volta il problema che il governo di un Paese dell’Eurozona dirà alla Commissione Europea e ai partner più forti un sonoro “no” alle politiche di austerity e porrà con forza la richiesta di una revisione delle politiche comunitarie. Penso ad un programma per il debito dei Paesi mediterranei e, torno a ripeterlo, un progetto di politica economica incentrato sullo sviluppo”.

Eccezion fatta per The Guardian ed El Pais, sulla stampa estera si parla ancora poco di Tsipras. Quale risonanza sta avendo la sua candidatura nel resto dell’Europa? 

“Intanto occorre una considerazione preliminare per inquadrare il problema: è evidente che Tsipras non sarà mai eletto presidente della Commissione Europea. È una candidatura simbolica e rappresenta lo schieramento della sinistra radicale che vuole contrapporsi all’austerità. È più un simbolo che una macchina da guerra. In Italia ad esempio sarà utile perché il suo nome può rappresentare un polo di aggregazione per le forze disperse della sinistra che necessitano assolutamente di una nuova vitalità. A tal proposito avere nel Parlamento Europeo una rappresentanza di questo genere sarebbe già di per sé un fattore positivo per la democrazia italiana e per il mondo progressista.

A proposito di democrazia in Italia, mi concedete un commento su questo obbrobrio battezzato Italicum? Noi in Grecia stiamo uscendo da quarant’anni di bipartitismo e dunque conosciamo bene i guai del sistema bipolare. I due partiti che hanno governato durante gli ultimi quarant’anni, il Pasok e Nuova Democrazia, sono i principali responsabili della crisi greca. In Italia invece sono 20 anni che si cerca disperatamente di imporre un sistema bipartitico e questa legge elettorale, con una soglia dell’8%, riesce ad essere quasi peggio di quella turca che pone uno sbarramento del 10% per non far entrare i Curdi in Parlamento. Così facendo si vuole costringere l’elettorato a votare solo uno dei due poli maggiori; ciò è osceno e inaccettabile e non sortirà altro effetto che l’ulteriore allontanamento tra istituzioni democratiche e i cittadini. È un colpo di rivoltella verso la democrazia”.

Secondo un sondaggio realizzato da Agorà la Lista Tsipras in Italia sarebbe attorno al 7,2%. Quante possibilità effettive ci sono che riesca ad entrare nel Parlamento Europeo?

“Come sempre è molto difficile formulare ex ante previsioni sui risultati elettorali e oltretutto, per quanto mi riguarda, faccio molta fatica ad interpretare le istanze dell’elettorato italiano. Francamente non riesco proprio a spiegarmi il successo ventennale di Berlusconi, ma mi consola il fatto che esistono talmente tante interpretazioni diverse sul punto che mi fanno credere che non sia solo un mio problema. Mentre in Grecia riesco a percepire i moti dell’opinione pubblica, motivo per cui non esito a ribadire che Tsipras diventerà primo ministro alle prossime elezioni, per quanto riguarda l’Italia preferisco astenermi da simili previsioni”.

Una domanda di chiusura. L’Unione Europea sta diventando un’istituzione sempre più ermetica e lontana dai cittadini. Quanto ha senso votare per queste Parlamento, che oltretutto non ha nemmeno funzione legislativa? E anche se la lista Tsipras riuscisse a farvi ingresso, come si potrebbe appianare tale lontananza?

“Il Parlamento Europeo è molto importante soprattutto sul piano politico. Il prossimo sarà un Parlamento in cui, stando alle stime dei sondaggi, saranno rappresentate forze politiche foriere di una grandissima ventata di contestazione. A volte sarà persino una protesta forte e decisa e c’è da aspettarsi che anche le politiche di austerità verranno poste sotto forte sfiducia. Si tenga presente che quella uscente è la peggiore Commissione Europea che ci sia mai stata ed è formata da personaggi ridicoli per la loro pochezza politica. Faccio alcuni nomi: Van Rompuy, una nullità, la baronessa Catherine Ashton, assolutamente inutile, ma anche lo stesso Barroso, un liberista prono alle lobby europee e alla Germania. Avere un Parlamento con forze politiche che portano avanti un discorso di cambiamento radicale della politica economica, ma anche un discorso di approfondimento e accelerazione della procedura di integrazione europea tramite il conferimento di maggiore potere alle istituzioni rappresentative, è l’unica strada per salvare l’esperimento europeo, che non è affatto da buttare. Io sono un europeista e ritengo che l’Unione Europea sia un’idea geniale. Non a caso i padri dell’Europa vengono dal mondo progressista, sono gente di sinistra, democratici e antifascisti. Il problema è che la gestione delle vicende comunitarie è stata lasciata essenzialmente alle forze del capitale finanziario e delle lobby, motivo per cui le forze democratiche sono state spiazzate e non hanno avuto la forza di opporsi. È importante andare a votare, io credo che l’astensione sia un grave errore. Ad esempio anche la presenza del Movimento di Beppe Grillo nel Parlamento Europeo può essere utile, sicuramente più di quanto non lo sia stato in Italia dove sta avendo enormi difficoltà a trovare una prassi politica continua e coerente. Nel Parlamento Europeo credo invece che avrà maggiori possibilità. Serve uno sforzo comune per frenare il potere delle lobby nei Palazzi di Brussels e sarà ancora più importante vigilare sull’operato della Commissari, che, soprattutto nel caso italiano, sono spesso piazzati lì in pensione”.

Fabrizio Leone

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