Tsipras e l'amaro sapore del fallimentoTribuno del Popolo
lunedì , 27 marzo 2017
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Tsipras e l’amaro sapore del fallimento

Alexis Tsipras ha fallito, ora lo possiamo dire con assoluta certezza in quanto ha ceduto in modo unilaterale alle richieste dell’Eurozona, accettando per il suo Paese una “cura da cavallo” persino peggiore di quella rifiutata prima del #Referendum. Forse per paura di un salto nel vuoto il premier ellenico, magari in buona fede, ha fatto il contrario rispetto a quello che gli avevano chiesto i suoi elettori e cittadini. E ora il suo fallimento rischia di far tornare a galla gli antieuropeisti radicali, tra cui anche Alba Dorata.

Non si è ancora dimesso Alexis Tsipras, e se per questo ha anche promesso di non voler tagliare le pensioni ai greci nonostante il pessimo accordo raggiunto con i creditori che ha chiamato “vendicativi”. E in questo Tsipras ha sicuramente ragione dal momento che si è trovato contro la Troika e le istituzioni europee che hanno fatto di tutto per portarlo alla capitolazione. In particolare la Germania ci ha messo del suo per mettere la Grecia in difficoltà e spargere terrore psicologico, però Tsipras non ha tenuto conto della volontà espressa dal suo popolo nel referendum peraltro chiesto proprio da lui per rafforzare la sua posizione critica nei confronti dell’Europa. Qualche giorno dopo, forse consapevole di aver perso molta credibilità, il premier ellenico si difende dicendo che accettare quel ricatto era l’unica soluzione possibile dato che il ritorno alla dracma non era percorribile. “La dura verità è che questa via a senso unico per la Grecia ci è stata imposta”, ha detto il premier ellenico nel corso di una intervista alla tv pubblica Ert, e c’è sicuramente da credergli, al massimo gli si potrebbe imputare una mancanza di coraggio proprio nel momento più difficile, quello in cui il popolo ellenico avrebbe voluto giocarsi la partita fino in fondo per recuperare, almeno, la propria dignità. Tsipras si lamenta della “cattiveria” dei leader europei che sono stati egoisti e vendicativi, peccato che quello stesso referendum che ha premiato la linea critica del premier oggi rischia di gettarlo nella polvere.

Quando un premier perde un referendum non può rimanere: se avessi perso mi sarei dimesso. Adesso io mi assumo pienamente mie responsabilità, non ho intenzione di scappare, è mia intenzione far capire al popolo che non ho intenzione lasciare il paese nella catastrofe”, ha aggiunto Tsipras che dovrà affrontare anche il dissenso all’interno del suo stesso partito, Syriza, dove sempre più militanti e politici iniziano a prendere le distanze dall’accordo accettato da Tsipras, un accordo a cui sarebbe stato contrario lo stesso ministro delle Finanze Varoufakis.“Mi assumo pienamente le mie responsabilità, i miei errori e sviste, e la responsabilità di aver firmato un testo in cui non credo, ma che sono tenuto ad applicare”, ha poi aggiunto, cercando di mostrarsi come colui che a malincuore, ci ha messo la faccia pur di salvare il Paese.

Per lui comunque si tratta di un accordo migliore di quello proposto il 25 giugno in quanto ci sarebbe la totale copertura dei bisogni finanziari della Grecia per tre anni e una “eventuale” ristrutturazione del debito una volta applicate tutte le riforme draconiane di privatizzazioni selvagge che tanto piacciono agli eurocrati. “Se riusciremo a seguire questo memorandum, cosa che sapremo solo quando sarà stato firmato, la Grecia potrà dimenticare la parola Grexit e dare prospettiva al Paese, a nuovi investimenti e il ritorno ai mercati finanziari”, ha cercato di spiegare Tsipras, ma non sono in molti a crederci dato che quando sarà chi assicurerà che non arriveranno nuovi ricatti e nuove pressioni da parte della Germania e degli altri premier europei? E come se non bastasse sempre Tsipras ha rivelato di aver incontrato sia gli Stati Uniti, sia la Russia, sia la Cina, ma che nessuno dei tre si sarebbe impegnato ad aiutare Atene in caso di Grexit a sostenere la dracma, lasciando così Tsipras solo di fronte al ricatto. Ma un ricatto come questo, un patto con i “lupi” non può portare a niente di buono per un agnello incapace di difendersi, di conseguenza Tsipras ha sostanzialmente messo il suo paese nella posizione di dover prendere ordini da altri, e lo ha fatto pur avendo il consenso popolare per provare una riscossa con tutti i modi possibili. In questo modo invece il rischio è che quanto prima saranno le forze antieuropeiste per eccellenza a prendere i consensi lasciati per strada da Tsipras, e stiamo parlando dei neonazisti di Alba Dorata che potrebbero far leva proprio sulla disperazione e la rabbia di chi ha già perso tutto per ottenere consensi. Inoltre l’ala sinistra di Syriza potrebbe anche decidere di rompere con Tsipras, e il Kke potrebbe inevitabilmente rafforzarsi potendo sostenere di aver avuto ragione nel sostenere che tale Europa è irriformabile e bisognerebbe uscirne unilateralmente e subito.

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