Ttip, silenzio-assenso?Tribuno del Popolo
venerdì , 28 luglio 2017
Ultime Notizie
Link Sponsorizzati:

Ttip, silenzio-assenso?

Se alla fine degli anni ’90 la mobilitazione di ong e movimenti fermò l’Accordo multilaterale sugli investimenti oggi regna il silenzio sul nuovo Ttip.

Fonte: Oltremedianews


 Alla fine degli anni Novanta, il mondo dell’economia ha assistito al primo fenomeno di “guerriglia online”, come allora fu definita, oggi può darsi che la chiamerebbero “rivolta della rete”. Si trattava di una ferma e netta opposizione di cittadini e movimenti sociali contro l’adozione dell’AMI (Accordo multilaterale  sugli Investimenti), un accordo internazionale teso a garantire alcuni diritti di grosse multinazionali senza nessuna contropartita da parte degli Stati e dei cittadini. La protesta dilagante sfociò nel ritiro della Francia dall’Accordo nel 1998, la vittoriosa opposizione fu poi festeggiata nel celebre raduno internazionale di Seattle nel 1999.
Sembrerebbe, raffronto ieri con l’oggi, che difficilmente lo stesso clamore si genererà intorno all’adozione del TTIP(Transatlantic Trade and Invesments Partership), ribattezzato la “NATO del commercio dai suoi oppositori, un trattato lanciato il 13 luglio 2013 che assume ampie previsioni già contenute dal fu AMI, ma che coinvolge un numero di Stati pari a un centinaio (l’AMI ne comprendeva  75).

In virtù di quanto contenuto nell’accordo, ogni investitore straniero, ove i suoi profitti previsti dovessero risultare ridotti a causa di previsioni normative efficaci nei confini dello Stato in cui l’investimento si è realizzato, dovrà essere risarcito.

A titolo di esempio, si consideri che a livello di contrattazione sindacale siano disposti trattamenti più favorevoli nei confronti dei lavoratori o che un bosco non possa più essere abbattuto affinchè un’azienda multinazionale possa sostenere il proprio diritto al risarcimento. Si tratta di una limitazione “di fatto” all’esercizio del potere legislativo  che cozza direttamente con alcune normative a livello costituzionale italiano (si pensi all’art. 41, il quale afferma che “’L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.”). Questa limitazione non attiene esclusivamente alla mera capacità di produzione normativa, ma raggiunge anche la stessa possibilità di intervento e sostegno statale nell’economia: secondo la Federazione sindacale europea uno dei più probabili effetti dell’entrata in vigore del Trattato potrebbe essere lo smantellamento dei sistemi sanitari europei.

Unico argomento utilizzato dai sostenitori del TTIP è quello della creazione di un’area di scambio unica che porterebbe con sé incentivi allo sviluppo del mercato. E’ noto, però, che le barriere doganali tra Usa e Ue sono già ridotte a livelli minimi. Sembrerebbe più verosimile il tentativo di colpire barriere e argini di tipo costituzional-legislativo, nell’ottica di un riequilibrio delle priorità dal lato delle ragioni di mercato.

Tuttavia, nonostante lo “stridente silenzio” sulla vicenda, qualcosa si muove: i cineasti, primi a protestare, hanno lottato e ottenuto l’esclusione dell’audiovideo dal Trattato attraverso un apposita decisione del Parlamento europeo. In aggiunta a ciò, su pressioni della Francia è stato escluso dall’ambito di operatività dell’accordo il settore della cultura (anche se il commissario belga, Karel De Gucht, non ha escluso una possibile revisione di queste esclusioni).

Sarebbe bene, pertanto, una scossa nelle coscienze sull’argomento, comprendendo il grave rischio che l’ormai azzoppato modello sociale europeo e di welfare state si estinguano del tutto con l’adozione del TTIP.

  Francesco Valerio Della Croce

Link Sponsorizzati:

Commenti chiusi.

Link Sponsorizzati:
Scroll To Top