Ttip. Un pericolo reale dal "Partnerariato Transatlantico"Tribuno del Popolo
giovedì , 23 marzo 2017
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Ttip. Un pericolo reale dal “Partnerariato Transatlantico”

Anche “Le Monde diplomatique” ha dedicato ampio spazio al Ttip, ovvero il trattato del Partneriato Transatlantico tra Usa e Europa che dovrebbe entrare in vigore dopo il 2015. Una sorta di via libera al liberismo più sfrenato che viene sottovalutata dall’opinione pubblica.

Ora qualcuno inizia a parlarne del Ttip, ovvero il trattato di Partneriato Transalantico che, a partire dal 2015, regolerà gli scambi tra Europa e Usa, ovviamente secondo una logica iper-liberista. Inutile dire che secondo il nostro modestissimo parere questo trattato sarà una vera e propria mazzata per tutti, e ora anche Le Monde Diplomatique sembra essersi accorto dei pericoli insiti nell’accettazione prona di questo accordo. I negoziati si dovrebbero concludere entro il 2015, poi ci sarà una fase di ratifica da parte del Consiglio e del Parlamento Europeo, e dulcis in fundo l’approvazione pro forma dei Parlamenti Nazionali. A trattare al momento sono funzionati della Commissione Europea e funzionari del Ministero del Commercio Usa, e ovviamente i cittadini subiranno dall’alto il Ttip senza potersi minimamente opporre. Ma di cosa si tratta esattamente? Come fa notare Le Monde non si tratterà semplicemente di un accordo di libero scambio, bensì mirerà a conseguire tre punti principali: -eliminare ogni diritto doganale; ridurre le barriere tariffarie uniformando le norme; e infine fornire gli strumenti giuridici agli investitori per spazzare via ogni ostacolo al libero scambio. Insomma, si tratterebbe di un mostruoso progetto volto a imporre alcuni dei dispositivi che erano già stati previsti dall’accordo multilaterale sugli investimenti e che erano già stati respinti dai cittadini. Vi è poi un altro piano, politico, della vicenda. Ovvero il fatto che gli Stati Uniti pretendono un riallineamento atlantico per la guerra fredda 2.0 con la Russia. Come riportato da Serge Halimi per Le Monde in un articolo dal titolo: “ I potenti ridisegnano il mondo”: “Le elezioni europee del maggio 2014 hanno confermato il crescente rifiuto, da parte dei cittadini, delle politiche attuate nel vecchio Continente. E qual è la risposta di Bruxelles, a questa sconfessione popolare? Affrettare la conclusione di un accordo negoziato in segreto con Washington: il Partenariato Transatlantico (Ttip). Sarebbe un fatto paradossale se privatizzazioni e libero scambio non fossero già due fedi abituali dell’Unione Europea. Già nel 2008 la crisi aveva favorito un’offensiva liberista contro la spesa pubblica e i programmi sociali. Sei anni dopo Washington come Bruxelles vorrebbero dunque applicare la stessa logica. La crescita langue, la disoccupazione avanza e le diseguaglianze sono schizzate alle stelle; i governanti occidentali ne traggono la conclusione che è giunto il momento di sancire la superiorità del diritto delle multinazionali di fare più profitti sul dovere degli Stati di proteggere le loro popolazioni”.

Insomma si viaggia a grande velocità verso un mondo nel quale rischiano di saltare il rispetto dei diritti dei lavoratori, la fine dei diritti di rappresentanza collettiva, l’alleggerimento delle norme, la probabile diminuzione delle libertà individuali e infine l’introduzione anche in Europa di prodotti finora interdetti per diversi motivi. Per non parlare dell’impunità per coloro i quali commetteranno abusi in materia di diritto sociale e quant’altro, vedi ecologia, animali etc. Infine, il pericolo maggiore, sarà la fine dei servizi pubblici, una sorta di privatizzazione totale che ovviamente avvantaggerà le multinazionali americanizzando la nostra vecchia Europa. Insomma sarà la fine dell’Europa come la conosciamo, e il tutto avverrà nel silenzio dei media, che anzi cercheranno di farci passare il Ttip come una opportunità. Forse però per aprire gli occhi non è ancora troppo tardi, e magari si scoprirebbe che all’Europa per conservare se stessa e la propria natura converrebbe forse avere rapporti amichevoli con Mosca piuttosto che seguire Washington nella sua avanzata verso la guerra.

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