Tunisia. Paese al bivio dopo l'assassinio di Belaid. Emerge lo spettro della guerra civile | Tribuno del PopoloTribuno del Popolo
domenica , 28 maggio 2017
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Tunisia. Paese al bivio dopo l’assassinio di Belaid. Emerge lo spettro della guerra civile

Dopo che ieri mattina Shokri Belaid è stato freddato a colpi di pistola, nelle prossime ore si riuscirà a capire meglio quale futuro ci potrà essere in Tunisia.  Intanto le opposizioni presenti nell’Assemblea costituente hanno fatto dimettere i loro rappresentanti, e in piazza migliaia di persone sono scese a manifestare contro il partito islamico Ennahda. Sono seguiti scontri anche gravi con la polizia, e ora il rischio di una guerra civile diventa concreto. 

Tunisian flag

Anche in Tunisia esiste una opposizione di sinistra, laica e determinata, che si è sempre battuta in prima fila contro il rischio delle derive islamiste, incarnato dal partito Ennhada del premier Hamadi al Jebali. Shokri Belaid, leader del Partito unificato democratico nazionalista, personaggio noto e amato in Tunisia, laico e comunista, è stato freddato ieri mattina vicino alla sua casa con dei colpi di pistola sparati da due uomini su una motocicletta. L’omicidio di Belaid ha scosso subito la Tunisia, e migliaia di persone hanno deciso di scendere in piazza per protestare contro la deriva islamica. I manifestanti si sono radunati nei pressi del ministero dell’Interno, chiedendo a gran voce le dimissioni del premier e del governo. A quel punto è intervenuta la polizia, sparando lacrimogeni e cercando di disperdere i manifestanti, che hanno eretto barricate nelle strade. Il premier Hamadi al Jebali ha promesso di trovare i colpevoli, ma la folla non ha creduto alle sue parole e nella notte si sono consumati altri gravissimi scontri per le strade di Tunisi, che hanno portato alla morte di un agente delle forze di sicurezza, colpito dai sassi durante una carica. La tensione è altissima e manifestazioni si sono svolte in molte altre città. Il clima che si respira è quello della guerra civile, con la polizia che sembra incapace di garantire la sicurezza.

Entro le prossime 24 ore il premier tunisino ha fatto sapere di approvare lo scioglimento del governo per la creazione di un nuovo esecutivo tecnico che accompagni il Paese verso nuove elezioni. . I ministri del governo uscente non si presenteranno alle prossime elezioni, in occasione delle quali saranno dispiegati osservatori internazionali. Intanto però piovono accuse proprio contro il partito islamista, Ennahda, che almeno per ora però ha respinto tutte le accuse di aver organizzato l’omicidio. I vertici di Ennahda hanno voluto condannare l’assassinio di Belaid, e hanno accusato cosiddette “forze sovversive” non meglio specificate. Sono passati due anni ormai dalla rivoluzione dei Gelsomini che diede avvio alla cosiddetta Primavera Araba, e la situazione ora in Tunisia è nuovamente incandescente. Ennhada, partito islamico, è stato eletto subito dopo le rivolte del 2011, ma tutti i tunisini laici sembrano ora pronti alla rivolta. Dopo l’omicidio di Belaid, infatti  gruppi di manifestanti hanno saccheggiato la sede del partito islamico nelle località tunisine di Mezzuna e Gafsa. A Kalaa Kebira, dove risiede la famiglia di Belaid, la locale sede di Ennahda è stata presa d’assalto e incendiata da una folla inferocita. A Sousse, decine di persone hanno cercato di entrare nell’edificio del liceo privato Fayyala per incendiarlo, ma sono state respinte. Altre manifestazioni di protesta sono segnalate a Kasserine e Biserta.

La famiglia di Belaid ha accusato direttamente il leader di Ennhada, Rached Ghannouci, di essere il mandante dell’omicidio, ma lui ha fino a oggi sempre negato ogni addebito. Migliaia di persone hanno poi accompagnato la salma di Belaid per le strade di Tunisi, e la giustizia tunisina si fermerà per due giorni in segno di protesta contro la sua uccisione. Nadia al Daoud, una giornalista vicina alla famiglia della vittima, ha affermato ai microfoni della radio francese Express FM, di sospettare che anche l’autista di Belaid possa essere coinvolto nell’uccisione. La donna sostiene di aver visto una persona avvicinarsi all’autista del politico, poco prima che quest’ultimo entrasse in auto. Belaid era uno dei leader dell’opposizione tunisina, con il suo partito Nidaa Tounes, che ha subito diverse intimidazioni da parte degli islamici. Negli ultimi mesi però le violenze di matrice politica nel paese si sono moltiplicate: numerosi partiti di opposizione e sindacati hanno accusato le milizie filo-islamiche di aver organizzato disordini o attacchi contro gli oppositori o le sedi dei loro uffici.

D.C.

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