Tunisia. Una lettera aperta per una corretta informazioneTribuno del Popolo
martedì , 28 marzo 2017
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Tunisia. Una lettera aperta per una corretta informazione

Pubblichiamo la lettera firmata da oltre 170 persone (docenti, ricercatori, studenti, attivisti, cittadini) in risposta all’articolo del giornalista Domenico Quirico e pubblicato su “La Stampa” con titolo “Sulle montagne della Tunisia gli ex ragazzi della rivoluzione adesso sognano il Califfato”, considerato dagli autori dell’appello un articolo strumentale e non aderente alla realtà della Tunisia. 

Assistiamo da tempo al tentativo di trasmettere un’immagine stereotipata e semplificata della complessa realtà che ruota intorno al mondo arabo, in particolare da quando,in seguito alle “rivoluzioni” arabe del 2011 e all’aumento del fenomeno migratorio nel bacino Mediterraneo, l’attualità di alcuni Paesi ha acquistato visibilità in diversi media mainstream.

Come spesso è avvenuto per la Siria, l’Egitto, la Palestina e altri Paesi dell’area, la Tunisia è attualmente vittima di una campagna di disinformazione che mira a semplificaree manipolare la complessa realtà esistente, peraltro in continua evoluzione.

L’articolo “Sulle montagne della Tunisia gli ex ragazzi della rivoluzione adesso sognano il Califfato” pubblicato da La Stampa in data 28 gennaio a firma di Domenico Quirico è, a nostro avviso, un esempio di disinformazione e di interpretazione strumentale del periodo storico che il Paese sta vivendo. Dalle parole dell’autore sembrerebbe che la rivoluzione tunisina, dopo aver aperto e illuminato di speranza il Mediterraneo nel 2011, starebbe oggi virando verso una traiettoria buia che porterebbe ad una “terribile rivoluzione” islamica con epicentro nella città di Kasserine. Quirico rappresenta i nuovi leader della rivoluzione come “uomini arditi dalle lingue affilate e le barbe lunghe”. Il tutto, poi, è fomentato dall’apologia di Daesch che, a detta del giornalista, riempirebbe le mura della città.

Come cittadine e cittadini italiane/i e tunisine/i, associazioni, operatori, studiosi che lavorano in e sulla Tunisia da numerosi anni, giornalisti ed esperti di Medio Oriente, ci preme offrire all’opinione pubblica un nostro punto di vista sulla realtà di Kasserine e della Tunisia.

Quanto sta accadendo in queste settimane, ossia le rivolte sociali che attraversano il Paese da sud a nord, si inscrive nel processo rivoluzionario avviatosi 5 anni fa proprio dalle stesse aree geografiche, marginalizzate in maniera sistematica e organizzata da uno Stato centralizzato sulla capitale e sulla costa turistica. Solo nel 2015 la Tunisia ha vissuto 4.288 proteste sociali, nella maggior parte dei casi passate in sordina anche dai media nazionali.

Le richieste dei giovani (e meno giovani) tunisini che (ri)occupano gli spazi in questi giorni rimandano alle questioni socio-economiche e alla revisione del paradigma del modello di sviluppo diseguale mai rimesso in discussione in questi anni di sperimentazione democratica. Le manifestazioni e i sit-in allargatisi a macchia d’olio in molte regioni del Paese chiedono l’apertura di processi di contrasto della corruzione dilagante nelle amministrazioni pubbliche e rivendicano il diritto al lavoro e alla dignità: parole d’ordine, queste ultime, che avevano riempito le strade già nel 2011.  Esse sottolineano l’indipendenza dai partiti, dalle associazioni, dai movimenti organizzati, in qualche modo assimilati al sistema.

La transizione politica, tuttora in corso, continua ad essere lodata dai media e dalle istituzioni europee che in questo processo avevano investito troppo per rischiare che fallisse. Ma la stessa transizione non ha saputo rispondere alle aspettative dei giovani che hanno spinto per il cambiamento del regime. Quegli stessi giovani che da tempo hanno lanciato l’allarme rispetto a una deriva controrivoluzionaria e liberticida del processo di transizione. La confisca della rivoluzione, sebbene ce ne fossero i primi segnali già dal 2011 e con il governo di coalizione diretto da Ennadha, è stata in seguito ufficialmente legittimata con il governo dei cosiddetti “laici”, tanto decantato anche dall’altra sponda del Mediterraneo. Con il governo “laico” i tunisini hanno vissuto un acuirsi delle politiche liberticide e un recupero del vecchio sistema anche in maniera ufficiale, come attraverso il progetto di legge per la riconciliazione economica sull’amnistia dei crimini economici attuati prima della rivoluzione, con il radicamento e l’inasprirsi della minaccia terrorista, su cui nessun dibattito serio è ancora stato avviato, minaccia che è servita a legittimare leggi antidemocratiche e violente.

Ricordiamo come il  terrorismo rappresenti in primis una minaccia per la popolazione e metta in discussione il sistema di sicurezza e di protezione dello Stato. L’episodio citato, ma non contestualizzat, nell’articolo di Quirico sul pastore decapitato riguarda la regione limitrofa di Sidi Bouzid ed è emblematico dell’abbandono sistematico che vive la popolazione di determinate aree del Paese. Inoltre, è estremamente riduttivo e strumentale affiliare tutto il terrorismo tunisino a Daesch – ricordiamo che nessuno degli attacchi terroristici realizzati finora in Tunisia è stato rivendicato dal “gruppo” Isis, tranne l’ultimo nel centro di Tunisi,  la cui rivendicazione.Peraltro,non è mai stata verificata. Il fenomeno terroristico in Tunisia ha radici socio-economiche profonde nel territorio e dinamiche complesse, alimentate anche dalla repressione pluriennale del movimento islamista. È pertanto fuorviante riferirsi alla galassia islamista tunisina come se fosse un tutt’uno e ridurre il territorio di Kasserine a “le montagne del Califfato”.

È vero, la rivoluzione del 2011 in Tunisia non ha ancora realizzato le aspettative di riscatto dei giovani. Ma ha lasciato nonostante tutto segnali indelebili. Tra questi, la liberazione della parola tramite la nascita di tantissimi media locali su vari formati, nati proprio sull’onda della fine della censura e l’apertura al pluralismo. Tra cui le radio, protagoniste incontrastate. Che oggi rivendicano un ruolo da giocare come fonti di informazione affidabili e di riferimento legittimo per costruire una nuova narrazione del paese, dentro e fuori, per evitare banali semplificazioni e interpretazioni strumentali della realtà.

Crediamo che i media dovrebbero interrogarsi e analizzare in maniera critica i processi in corso, approfondendo e dando una visione complessa dei fenomeni per facilitare la comprensione ad un pubblico vasto. Non è responsabilità di Kasserine né del popolo tunisino se i media europei si ricordano del Paese solo in casi sporadici e legati principalmente a violenze reali o presunte tali. Proprio a Kasserine, l’occupazione va avanti da più di dieci giorni: sfidando il coprifuoco, uomini e donne continuano a riunirsi  per discutere di diritti, e di lavoro, per criticare il livello esasperante di corruzione nelle istituzioni locali.

Infine, crediamo sia necessario denunciare quelle narrazioni faziose che scientemente sono mirate a creare paura e odio contro il mondo arabo, l’Islam e le migrazioni, generalizzando e non contestualizzando i fenomeni politici e sociali, ma anche avallando quel gioco delle parti dello scontro tra  ‘noi’ e ‘loro’, che, a nostro avviso, va assolutamente rifuggito.

Per ulteriori adesioni, contattare l’indirizzo e-mail:

Gabriele Proglio: gabrieleproglio@gmail.com

Debora Del Pistoia:deboradelpistoia@gmail.com

Prime adesioni

  1. Gabriele Proglio, professore di storia contemporanea Universita di Tunisi El Manar
  2. Debora Del Pistoia, cooperante e giornalista indipendente in Tunisia
  3. Gianluca Solera, scrittore e attivista trans-mediterraneo
  4. Damiano Duchemin
  5. Martina Tazzioli
  6. Lidia Lo Schiavo, docente universitaria
  7. Marta Menghi, giornalista free lance
  8. Rossana Pezzini
  9. Alessia Giannoni
  10. Natalia Romanó,insegnante di italiano L2 a Tunisi
  11. Alessia Tibollo, cooperante in Tunisia
  12. Albertina Petroni, cooperante in Tunisia
  13. Luigi Giorgi, giornalista
  14. Cecilia Dalla Negra, giornalista
  15. Valentina Muffoletto
  16. Micol Briziobello
  17. Patrizia Mancini, responsabiledelsito Tunisia In Red
  18. Santiago Alba Rico, scrittore
  19. Mario Sei, docenteUniversita della Manouba, Tunisi
  20. Hamadi Zribi, Tunisia in Red
  21. Giovanna Barile, Tunisia in Red
  22. Diego Barsuglia, fotografo
  23. Anna Castiglioni
  24. Chiara Loschi, dottoranda di ricerca in Scienza Politica, Universita degli Studi di Torino
  25. Paolo Cuttitta, Universita di Amsterdam
  26. Demichelis Marco
  27. Grazia Vulcano, cooperante in Tunisia
  28. Federica Zardo, ricercatrice
  29. Christian Elia, giornalista, condirettore Q Code Mag
  30. Jana Favata
  31. Stefano Barone
  32. Stefano Pontiggia, ricercatore sociale
  33. Sarra Labib Basha Beshai
  34. Francesca Crispolti
  35. Oriana Baldasso
  36. Giulia Breda
  37. Giulia Bonacina
  38. Jolanda Guardi, ricercatrice
  39. Francesca Biancani, docente a contrattoStoria e Istituzionidel Medio Oriente, Universita di Bologna
  40. Marta Menghi, giornalista freelance
  41. Sara Borrillo, post doc. Dip. AsiaAfrica e Mediterraneo, UniversitaLOrientale di Napoli
  42. Lorenzo Feltrin, dottorando, University of Warwick
  43. Marco Lauri, Docente a contratto di Letteratura e Filologia Araba, Universita di Macerata
  44. Estella Carpi, Labanon Support e New York University (Abu Dhabi)
  45. Lorenzo Declich, ricercatoreindipendente
  46. Paolo Paluzzi, Tunisi
  47. Clara Capelli, Cooperation and Developpement Network, Pavia
  48. Anna Serlenga, regista e docente
  49. Mattia Rizzi, coordinatoreprogetti (ADD Atelier pour le developpement durable)
  50. Susi Monzali
  51. Eugenia Valentini
  52. Costanza PasqualiLasagni, umanitariaedanalista di medio oriente.
  53. Joshua Evangelista, giornalista
  54. Marta Bellingreri, ricercatrice, reporter Medio Oriente
  55. Stefano Torelli, ricercatore
  56. Sara Manisera
  57. Lamia Ledrisi, giornalista
  58. Elisa Giunchi
  59. Kais Zriba, giornalista Inkyfada
  60. Alessandro Rivera Magos, ricercatore
  61. Mohamed Al Ahmadi, giornalista indipendente
  62. Veronica Bellintani
  63. Francesca Oggiano, giornalista pubblicista
  64. Comitato Khaled Bakrawi
  65. Fouad Rouehia, giornalista
  66. Chiara Denaro, dottoranda in sociologia presso Universitàdeglistudi di Roma la SapienA e UAB (Universitatautonoma de Barcelona)
  67. Damiano Aliprandi, giornalista e operatore sociale
  68. Lucia Spata
  69. Giovanni Piazzese, giornalista
  70. Alice Bondi’
  71. Hatem Salhi : corrispondente AlHiwarTounsi/Radio Kalima a Kasserine
  72. Houssem Yahyaoui: giornalista radio Kasserine FM
  73. Ali Rabeh: Direttore Radio Kasserine FM
  74. Iain Chambers, docente di StudiPostcoloniali, Università l’Orientale di Napoli
  75. Chiara Martucci, Milano
  76. Nicola Perugini, Mellon Postdoctoral Fellow, Brown University, Middle East Studiesand ItalianStudies
  77. Joy Betti, Bologna
  78. Vanessa Roghi, docente di sociologia dei processiculturali e comunicativi, Università La Sapienza, Roma
  79. Federico Faloppa, docente di Storiadella lingua italiana e Sociolinguistica, Università di Reading
  80. Giulia Grechi
  81. Ramona Parenzan
  82. Ilaria Giglioli, PhD student, University of California, Berkeley
  83. Vivian Gerrard
  84. Caterina Miele, Università l’Orientale, Napoli
  85. Betta Pesole
  86. Valeria Deplano, Università di Cagliari
  87. Giuseppe Acconcia, Il Manifesto, Università di Londra
  88. Barbara Spadaro, University of Bristol
  89. Fabrice Dubosc, etnopsichiatra e saggista
  90. ChiaraLoschi, dottoranda di ricerca in ScienzaPolitica, UniversitàdegliStudi di Torino
  91. Angelo d’Orsi, Docenteordinario di storia delle dottrinepolitiche, Università di Torino
  92. Francesca Di Pasquale, Netherlands Institute for War Documentation, Historical researchs Department, Post-Doc.
  93. Simona Wright, Professor in Italian Studies, The College of New Jersey
  94. Marco Demichelis, Assegnista di Ricerca in StudiIslamici e Storiadel Medio OrienteUniversitàCattolicadel Sacro Cuore, Milano
  95. Giuseppe Burgio, professore a contrattodell’Università di Palermo
  96. Marzia Maccaferri, Associate lecturer, Goldsmiths, University of London
  97. Giusy Muzzopappa, antropologa
  98. Raffaella Biasi, Professoressa,  esperta di mondoislamico, laurea in arabo
  99. Dario Consoli, dottore di ricerca in filosofia, Università di Torino
  100. Alessandro Vecchi, fotografo, New York
  101. Sole Anatrone, dottore di ricerca, UniversitàdellaCalifornia, Berkeley
  102. Ester Sigilló, dottorandaScuolaSuperiore Normale di Pisa
  103. ChiaraEgidi, Brescia
  104. Oriana Baldasso
  105. Alice Conti
  106. Valeria Verdolini
  107. Serena Marcenò
  108. Annalisa Cegna
  109. Stefano Rota
  110. Anis Azouzi
  111. Francesca Biancani
  112. Carmine Conelli, dottorando, Università l’Orientale di Napoli
  113. FedericaZardo, Research Fellow, Università di Torino
  114. Pina Piccolo, studiosa indipendente
  115. Giuseppe Burgio, docenteUniversità di Palermo
  116. Cristian Lo Iacono, Torino
  117. Enzo Guarrasi, docente Università di Palermo
  118. Goffredo Polizzi, dottorando Università di Warwick
  119. Luigi Cazzato, docente di Letteratura Inglese, Università di Bari
  120. Silvia Casilio
  121. Benedetta Guerzoni
  122. Lorenzo De Sabbata
  123. Chiara Stenghel
  124. Matteo Di Gesù, docenteLetteraturaitaliana, Università di Palermo
  125. Paolo Fait, docente di filosofia, Università di Oxford
  126. Elisabetta Dall’O
  127. Lorenzo Mari, Università di Bologna
  128. Marco Gatto
  129. Teresa Degenhardt
  130. Alessandro Ferretti, Università di Torino
  131. Damiano De Facci
  132. Francesca Coin, sociologa, Ca’ Foscari
  133. Sabrina Marchetti, European University Institute
  134. Tommaso Rebora, studente Università di Torino
  135. Matilde Flamigni, studentessa Università di Torino
  136. Angelica Pesarini, Lecturer in Socilogy (Race, Gender and Sexuality) University of Lancaster
  137. Younis Kutaiba
  138. Tullia Giardina
  139. Chiara Egidi
  140. Maaza Mengiste
  141. Sole Anatrone, dottore di ricerca, Università della California, Berkeley
  142. Gisella Costabel
  143. Raffaella Biasi
  144. OrianaBaldasso
  145. Leonardo De Franceschi, docente di istituzioni di storia e criticadelcinema, Universitàdeglistudi di Roma Tre
  146. Camilla Hawthorne, dottoranda Università della California, Berkeley
  147. Valentina Migliarini
  148. Chiara Giubilaro, Assegnista di ricerca, UniversitàBicocca, Milano
  149. StefaniaVoli
  150. Francesco Correale, Università di Tour
  151. Cristina Accornero, Università di Torino, dottore di ricerca
  152. Paola Rivetti, Dublin City University, SeSaMo – SocietàItaliana di Studio Mediorientali
  153. Gaia Giuliani, post-doc Università di Coimbra, Centro de estudios sociales
  154. Daniele Salerno, assegnista di ricerca, Università di Bologna
  155. AlessioSurian, professore associato di didattica e pedagogia speciale, Università di Padova
  156. Vincenza Petrilli, ricercatrice indipendente, Bologna
  157. Tatiana Petrovich Njegosh, docente di storia della cultura americana, Università di Macerata
  158. Mackda Ghebremariam Tesfau’ – UniversitàdegliStudi di Padova
  159. Laura Ferrero, dottore di ricerca in antropologia, Università di Torino
  160. Arturo Marzano, Professore di storiadel Medio Oriente, Università di Pisa.
  161. Serena Marceno, Ricercatrice di FilosofiaPolitica e professoressa aggregata di Filosofia Politica e Human Rights: Theory and Policies, presso l’Università di Palermo
  162. Marco Montanaro
  163. Souheil Bayoudh, registatunisino
  164. Gathia Mraieh (tunisina, abitante a Modena, operaia)
  165. Chaker Haddad (tunisino, abitante a Modena, operaio)
  166. Takoua Haddad (studentessa italo-tunisinanata a Kairouan e abitante a Modena)
  167. Emanuele Venezia, docente di italiano Universita di Gabes
  168. Giada Frana, giornalista
  169. Alice Elliot, University College London
  170. Rabii Ibrahim, attore
  171. Rabii Gharsalli, fotografo

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