Turchia. Ad Ankara terrorismo o strategia della tensione?Tribuno del Popolo
lunedì , 24 luglio 2017
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Turchia. Ad Ankara terrorismo o strategia della tensione?

Quanto è successo in Turchia ha destato preoccupazione e sgomento soprattutto alla luce delle imminenti elezioni. Mentre il governo punta il dito contro i terroristi dell’Isis i curdi pensano che si tratti di una sorta di strategia della tensione, una sorta di vera e propria “strage di Stato” .

Una strage di Stato? Non si può dire con certezza dato che tutto ciò che rimane della manifestazione per la pace di Ankara sono gli oltre cento morti e feriti disseminati sulla piazza di fronte alla stazione. I curdi sono convinti del fatto che non sia stata una strage commessa dall’Isis come sostenuto dalle autorità, ma una vera e propria strage orchestrata per quella che si configura come una sorta di strategia della tensione. Le elezioni incombono e il clima di tensione che si respira ad Ankara rischia di peggiorare col passare dei giorni. Non a caso decine di migliaia di persone si sono radunate nelle strade della Turchia per urlare la loro rabbia nei confronti di un governo che viene considerato responsabile.

Indipendentemente dalle responsabilità su questo singolo caso infatti, appare chiaro che la Turchia abbia giocato col fuoco dei gruppi jihadisti, non a caso esistono decine e decine di denunce di presunta assistenza fornita dal governo turco ai gruppi che combattono contro Assad in Siria. Di conseguenza riesce difficile credere che Ankara non potesse fare di più per arginare il fenomeno del terrorismo. Non a caso dopo aver perso le elezioni del 7 giugno, il partito islamista di Erdogan si trova in crescenti difficoltà e avrebbe tutto l’interesse a seminare il caos per proporsi come l’unico attore in grado di garantire la stabilità al Paese. Quello che appare con nettezza è che l’Europa non sembra avere alcuna voglia di rompere con Ankara, anche se la strada presa dal regime turco appare opposta a quella della democrazia che tanto starebbe a cuore alle istituzioni europee.

Del resto Erdogan nelle ultime settimane ha direttamente bombardato i curdi e le loro postazioni mostrando in modo netto e chiaro quale sia la sua visione delle cose e quali siano i reali pericoli per Ankara secondo lui, non certo lo Stato Islamico bensì il Pkk. Inoltre proprio l’AKP di Erdogan ha effettuato una stretta nella comunicazione e nei media, non a caso i cittadini turchi non hanno potuto vedere le immagini del massacro di Ankara così come non poterono vedere quelle di Suruc. Un Paese che diventa sempre più regime dove essere degli attivisti laici e di sinistra diventa un pericolo vero la propria incolumità personale. Persino il Partito dei Lavoratori del Kurdistan, che dopo la strage di Suruc aveva deciso di riprendere le ostilità contro Ankara, ha deciso di dichiarare un cessate il fuoco unilaterale. In questo modo i curdi mostrano in modo chiaro e netto la strategia del terrore dell’Akp che punta a criminalizzare le minoranze curde in modo da falsare il risultato delle elezioni e far scendere i consensi per il partito Hdp.

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