Turchia. Almeno due morti negli scontri, non si placa la rivolta contro ErdoganTribuno del Popolo
lunedì , 18 dicembre 2017
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Turchia. Almeno due morti negli scontri, non si placa la rivolta contro Erdogan

Ieri sono ritornate in piazza decine di migliaia di persone per protestare contro il premier conservatore Erdogan, denunciando la sua politica autoritaria e il suo progetto di re-islamizzare il Paese. Durissimi gli scontri del Paese che hanno provocato secondo Amnesty International almeno due morti. 

Photo Credit (AFP Photo / Bulent Kilic)

Non si accennano a placare le proteste in Turchia dove nella giornata di ieri in decine di migliaia sono scesi in piazza nella centralissima piazza Taksim per urlare la loro rabbia nei confronti della politica autoritaria del premier conservatore Recep Tayyip Erdogan. A far esplodere la rabbia popolare è stata la decisione delle autorità turche di abbattere il famoso parco Gezi per costruire al suo posto una nuova moschea e un centro commerciale. Questo però è stato il pretesto che hanno trovato i manifestanti, un pretesto per contestare la politica di re-islamizzazione del Paese imposta da Erdogan e dal suo partito. Istanbul è una città moderna e occidentale, con milioni di abitanti, e l’oscurantismo islamista concretizzatosi con il divieto a distribuire la pillola del giorno dopo e con ulteriori restrizioni alla vendita di alcolici, ha finito per esacerbare gli animi, scatenando le proteste, ma anche la durissima reazione della polizia. Gli scontri con la polizia sono stati durissimi, manifestazioni sono avvenute in almeno 90 luoghi del Paese, arrivando in nottata ad Ankara. Secondo Amnesty international ci sarebbero stati persino due morti, e da più parti sono arrivate accuse di brutalità alla polizia turca. I feriti sarebbero più di un migliaio di cui quattro avrebbero perso la vista a causa di candelotti di lacrimogeni sparati ad altezza uomo. Questa mattina alle prime luci dell’alba i manifestanti sono tornati a piccoli gruppi in piazza Taksim, mostrando la volontà di continuare le proteste a oltranza. Fra i feriti anche un deputato curdo, colpito da un lacrimogeno, e tre cronisti. Amnesty International (Ai) aveva denunciato l’uso eccessivo della forza da parte delle forze dell’ordine, preoccupazione e’ venuta da Ue e Usa. In prima fila nelle proteste c’è la sinistra movimentista, ma anche quella istituzionale con il maggior partito d’opposizione che ha preso parte attiva alle contestazioni al premier. Sono molti gli analisti che accusano Erdogan e il suo partito, l’Akp, di voler gradualmente islamizzare le istituzioni, sovrapponendosi al culto laico del potere che era stato imposto ad Ankara nei decenni passati. Le recenti restrizioni del consumo di alcolici (finora ammessi) nei locali pubblici hanno iniziato a preoccupare, oltre ai gestori, gli avventori. I giovani, soprattutto gli ultras delle principali squadre di calcio, non hanno alcuna intenzione di subire una islamizzazione dei propri usi e consumi, e anche per questo sono in prima fila nelle proteste di questi giorni. Erdogan, che quando è esplosa la rivolta contro la Siria ha detto di appoggiarla, ora si trova ad affrontare il potenziale pericolo dell’emergere di una rivolta anche in Turchia. A differenza di Assad  e Gheddafi però, Erdogan è alleato dell’Occidente, e quindi nessuno aiuterà i manifestanti a far scricchiolare la longa manus islamista.

Gracchus Babeuf

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