Turchia. Cala la notte della censura, ma l'Occidente non si indignaTribuno del Popolo
martedì , 23 maggio 2017
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Turchia. Cala la notte della censura, ma l’Occidente non si indigna

Svegliarsi senza Twitter, accade in Turchia, dove il premier Erdogan, peraltro investito da gravi scandali di corruzione, ha deciso di bloccare dalla mezzanotte di ieri l’accesso al social network. Nonostante il tentativo si sia rivelato un flop, in pochi in Occidente hanno mostrato interesse per un atto di estrema gravità.

Immaginate cosa sarebbe successo che fosse stato tolto l’accesso internet a Twitter ai cittadini in Iran, Siria o Venezuela. Subito l’Occidente si sarebbe speso in prima persona, accusando direttamente il governo di turno di violare i diritti umani e di voler applicare una becera censura. Eppure dal momento che la Turchia si trova nel dolce abbraccio della Nato, ad Ankara si perdona anche questa dopo la macelleria alla “turca” con la quale Erdogan ordinò la repressione delle proteste del Gezi Park. Come spesso accade però il tentativo di censura si è rivelato goffo e inefficace dal momento che il cinguettio degli utenti su Twitter è persino aumentato a causa della reazione dei cittadini che si sono fatti in quattro per trovare un modo per fregare le maglie della censura. Gli internauti turchi hanno trovato modi diversi per continuare a tweettare, così il traffico internet è persino aumentato rispetto ai giorni precedenti, lo ha spiegato Hurriyet online, che ha parlato di un aumento del 33% del traffico web.

Secondo i dati dell’agenzia di monitoring Somera citati dal quotidiano, dalle ore 23 di giovedì alle 12 di venerdì ci sono stati 6 milioni di tweet turchi, contro 4,5 milioni del giorno precedente, quando il bando non era ancora stato introdotto. È aumentato anche il numero degli utenti turchi, da 1,49 milioni a 1,75 milioni (in crescita del 17%). Insomma un vero e proprio fallimento quello di Erdogan, che ormai da tempo ha cominciato una serie di misure autocratiche in Turchia che hanno scatenato una durissima protesta da parte dell’opposizione. Il premier turco ora potrebbe anche pensare di estendere la censura anche a Youtube, almeno questo è ciò che ha riportato il sito web del Wall Street Journal, che ha riferito però come la Google abbia respinto la richiesta di Ankara di rimuovere da Youtube i video che dimostrerebbero episodi di corruzione da parte dell’esecutivo.

E si arriva qui al nodo centrale, ovvero che Erdogan vorrebbe censurare il Web come estrema ratio dal momento che gli scandali di corruzione lo hanno investito e rischiano di compromettere le elezioni amministrative del 30 marzo dal momento che circola la voce di altre registrazioni compromettenti nei confronti del premier. Persino il capo dello Stato, Abdullah Gul, si è dissociato dalla scelta di Erdogan, e lo ha fatto con un Tweet, mettendo così alla berlina il premier. I governi occidentali hanno tenuto un basso profilo parlando di censura ma senza minacciare “sanzioni” o altre misure più energiche, mentre Amnesty International ha denunciato un “attacco senza precedenti alla libertà di espressione in Turchia“.  E dire che proprio Erdogan aveva detto chiaramente quelle che sarebbero state le sue intenzioni: “sradicheremo Twitter. Me ne frego  di quello che dirà la comunità internazionale“, e così ha fatto dal momento che poche ore dopo Twitter veniva effettivamente bloccato. Tutto questo avviene mentre ormai le notizie del malaffare del governo hanno fatto il giro del Paese, e secondo voci di palazzo starebbero per uscire altri dettagli scottanti con tanto di video a luci rosse per ministri e forse persino per Erdogan che, per evitare di cadere nella polvere, ha la tentazione della stretta autoritaria su tutta la Turchia. 

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