Turchia. Commando rapisce magistrato nel nome di Elvan. Poi il blitzTribuno del Popolo
mercoledì , 26 luglio 2017
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Turchia. Commando rapisce magistrato nel nome di Elvan. Poi il blitz

Dopo una giornata di tensione alla fine a Istanbul il blitz delle forze speciali ha ucciso tutti e tre gli attentatori del gruppo Dhkp-C che aveva fatto irruzione nel Palazzo di Giustizia della città turca prendendo in ostaggio il pm Mehmet Selim Kiraz, che indagava su Gezi Park, chiedendo giustizia per Berkin Elvan, il 15enne ucciso dalla polizia nel corso delle proteste. Kiraz, ferito nel corso del blitz, è morto poco dopo in ospedale. 

Paura in Turchia dove per un giorno intero si è assistito a una preoccupante escalation di tensione. Tutto era cominciato con un black out che ha messo in ginocchio il Paese e di cui ancora non si conoscono bene le cause. Forse si sarebbe trattato di una esplosione o un guasto, forse, il governo non lo esclude, di un attentato terroristico o dell’opera di un gruppo di hacker. Ancora non si capisce se il black out sia in qualche modo collegato a quanto successo nel Palazzo di Giustizia di Istanbul, oppure se gli attentatori del gruppo di estrema sinistra del Dhkp-C (Fronte rivoluzionario per la Liberazione del Popolo) abbiano semplicemente approfittato della situazione per agire. Quello che si sa è che ieri mattina un commando del Dhkp-c è entrato nel Palazzo di Giustizia della città turca prendendo in ostaggio il magistrato Mehmet Selim Kiraz, ovvero colui che si occupava dell’inchiesta sulla morte del quindicenne Berkin Elvan, ucciso da un candelotto di lacrimogeno sparato dalle forze speciali durante le manifestazioni contro Erdogan esplose a Istanbul e passate alla storia come le proteste del “Gezi Park”. Elvan era diventato un autentico simbolo della repressione del governo di Erdogan che negli ultimi tempi ha utilizzato il pugno di ferro contro ogni oppositore interno, arrivando anche a mostrare i muscoli in politica estera, vedi la controversa posizione assunta dalla Turchia nei confronti della crisi siriana. Berkin Elvan comunque era morto l’11 marzo del 2014 dopo ben nove mesi di coma, una storia terribile che aveva colpito molto l’opinione pubblica turca ancor più che nessuno ha pagato a causa della sua morte. Berkiv Elvan è stato ucciso mentre era uscito di casa per comprare il pane ma nonostante questo le autorità si erano mostrate del tutto sorde nei confronti della richiesta di giustizia che veniva dalla società turca. Al funerale del giovane presero parte migliaia e migliaia di persone ma nonostante questo il premier Erdogan lo accusò di aver avuto legami con organizzazioni “terroristiche”, ottenendo solo di esacerbare ancora di più gli animi. E’ in suo nome che i militanti del Dhkp-c hanno fatto irruzione nel Palazzo di Giustizia sequestrando proprio il giudice incaricato di indagare sulle responsabilità della morte di Elvan, finora vanamente dal momento che le indagini non hanno fatto emergere a riguardo alcuna responsabilità da parte degli agenti. Il Dhkp-c è un movimento considerato fuorilegge da Ankara, dall’Ue e dagli Stati Uniti, e intendeva ottenere giustizia per Elvan, per questo i militanti dopo aver preso in ostaggio Kiraz hanno lanciato un vero e proprio ultimatum alle autorità chiedendo una confessione pubblica da parte degli agenti sospettati di aver ucciso Elvan, e chiedendo che venissero giudicati di fronte a un “tribunale popolare”. Non solo, hanno anche richiesto la scarcerazione immediata di tutti coloro che sono stati arrestati nelle proteste successive alla morte del quindicenne. Chiaramente le autorità turche non potevano sottostare a queste richieste e nel tardo pomeriggio le forze speciali hanno effettuato un vero e proprio blitz troncando le trattative sul nascere. Nel confronto al fuoco che ne sarebbe scaturito i tre attentatori sono rimasti uccisi mentre il giudice Kiraz è stato ferito gravemente e portato di corsa in ospedale. Vanamente però, in quanto è deceduto poco dopo a causa della ferita riportata nel corso del blitz. Il Dhkp-c ultimamente si era segnalato per un continuo attivismo in Turchia, realizzando ad esempio l’attentato del 2013 ad Ankara di fronte all’ambasciata americana con un attentatore suicida che aveva provocato la morte di un uomo della sicurezza. All’azione spettacolare sono seguiti poi gli arresti, più di una ventina, volti a disarticolare la rete degli attentatori.

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