Turchia. Da "democrazia" a regime in tempo recordTribuno del Popolo
mercoledì , 24 maggio 2017
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Turchia. Da “democrazia” a regime in tempo record

Una corte di Istanbul ha condannato il politico turco Feyzi Isbasaran a tre anni di galera per aver postato sul proprio account Twitter delle frasi insultanti nei confronti del premier Erdogan. Non proprio sentenze da “democrazia”, ma a Bruxelles e Washington si coprono entrambi gli occhi per non guardare.

I vari detrattori della Russia e amanti delle magnifiche sorti progressive dell’Occidente tacciono in modo farsesco quando si tratta di commentare le violazioni dei diritti umani nei paesi considerati “amici”. Si tratta del #Doublestandard, ovvero la principale dote di Nato et similia, da sempre abilissimi a operare due pesi e due misure quando si tratta di urlare alla violazione dei diritti umani. In Turchia si può finire in galera per dei semplici tweets contro il Sultano Erdogan, eppure non ci risulta che i vari Obama, Hillary Clinton e Cameron abbiano mai detto una singola parola contro l’operato del governo di Ankara. L’ultimo paradossale caso è quello del politico Feyzi Isbasaran, ex membro del partito Ak di Erdogan, condannato a tre anni di galera per aver pubblicato dei tweets di offese nei confronti del premier turco Erdogan. A riportare la notizia il quotidiano Today’s Zaman che ha anche ricordato come Isbasaran è un politico, un uomo da affari e anche un deputato del Partito di Sviluppo e Giustizia (Ak) di Erdogan. La decisione è stata presa dalla undicesima Corte Criminale della Prima Istanza a Istanbul, nella giornata del 31 dicembre. I tweets incriminati sono stati subito rimossi dall’account Twitter di Isbasaran, ma questo non gli ha evitato la pesante condanna. A causa di questo è stato arrestato l’8 dicembre del 2014 e rilasciato in attesa di affrontare un processo a gennaio. Insomma avete capito bene, quando si tratta di accusare i governi “nemici” di violazioni dei diritti umani le varie Ong si mobilitano e i giornali mettono in prima pagina ogni possibile accusa, quando invece si tratta di difendere un regime amico, ecco che si preferisce tacere. Pensate se fosse successo in Russia…

Fonte: Today’s Zaman

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