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giovedì , 27 luglio 2017
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Turchia, è primavera?

Oltre due anni scontri di piazza portavano le Nazioni Unite a bollare Muammar Gheddafi come un feroce dittatore e ad attaccarlo militarmente. Oggi Erdogan utilizza il pugno duro contro il suo popolo, ma nessuno in Occidente si erge a difensore dei diritti umani..

Photo Credit (Screenshot from AP video)

Circa due anni e mezzo fa Muammar Gheddafi veniva accusato di reprimere e massacrare il suo stesso popolo sulla base di prove mai verificate da nessun tribunale internazionale. Sulla base dell’enfasi mediatica le Nazioni Unite autorizzarono la Francia, gli Stati Uniti e la Gran Bretagna a spazzare via l’esercito del Colonnello, sgretolando un regime che reggeva da decenni e che aveva comunque dato un discreto tenore di vita ai suoi cittadini. Oggi la Libia è in frantumi, in balia della violenza e delle bande armate, ma questo poco importa. Poi fu la volta dell’Egitto, dove tutti i media giustamente hanno dato ampio risalto alle proteste dei giovani in Piazza Tahrir, assurta a simbolo di quello che i media ci hanno propinato come risveglio di un popolo oppresso. Infine la Siria, il capolavoro della menzogna mediatica, dove il mainstream fin dai primi giorni di rivolta violenta ha subito dato ogni responsabilità delle violenze a Damasco, inseguendo non si quale onda di libertà. Due anni dopo avremmo scoperto che dietro la “rivolta” siriana c’era ben altro: mercenari, salafiti, estremisti islamici, contractors.

Quando però le rivolte divampano in paesi saldamente nell’area Occidentale, come ad esempio in Turchia, ecco che si cerca quasi di mettere la polvere sotto il tappeto. Si simpatizza sì, con quei giovanotti turchi arrabbiati perchè Erdogan vuole distruggere il loro parco, ma non si parla ad esempio delle feroci brutalità della polizia turca. Così migliaia di persone si radunano in strada, e la rivolta soprattutto si propaga da Instanbul ad Ankara, diventando ben presto una rivolta contro Erdogan e il suo tradizionalismo islamista che rischia di far piombare la moderna Turchia in un crepuscolo senza fine. Dal conto suo Erdogan ha risposto dicendo che la polizia non farà un solo passo indietro, che si andrà avanti con la distruzione del parco di Istanbul, e soprattutto non si prende atto di una protesta crescente in tutto il Paese. Intanto, dopo tre giorni di proteste sempre più violente e di reazioni durissime della polizia, la tensione in Turchia rimane altissima. I manifestanti comunque hanno voluto pubblicare su internet una petizione online per chiedere a Erdogan di interrompere la repressione subito: “E’ cominciato con un pacifico sit-in per salvare un parco, ma è diventato uno dei peggiori attacchi a manifestanti della storia recente, un esempio spaventoso di come il governo turco proceda a colpire i propri stessi cittadini

 

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