Turchia e Siria, due pesi e due misureTribuno del Popolo
martedì , 30 maggio 2017
Ultime Notizie
Link Sponsorizzati:

Turchia e Siria, due pesi e due misure?

I media, sconvolti, parlano di Turchia sotto attacco terrorismo, ed è così. Eppure quando nel 2011 manifestanti sparavano contro la polizia in Siria gli stessi media parlavano di “rivolta contro il dittatore”. A ben guardare però Erdogan non sembra propriamente un campione della democrazia, anzi verso di lui si avanzano da tempo accuse di autoritarismo e parafascismo da almeno tre anni. Ancora una volta ci sembra di essere di fronte al solito schema del #DoubleStandard.

In primis prendiamo le distanze dal terrorismo in quanto in questi tempi è sin troppo facile venire attaccati in modo strumentale. Non riteniamo che esista un terrorismo buono e uno cattivo, ci sembrano due facce della stessa medaglia e di conseguenza riteniamo convintamente che ogni atto di terrorismo sia sempre e comunque da respingere. Sempre e comunque appunto, non a targhe alterne. Fatta questa opportuna premessa quanto sta succedendo in Turchia in queste ore ci sembra paradigmatico. La Turchia di Erdogan, accusato da più parti di essere antidemocratico e autoritario, è sotto attacco. Il commando del Fronte Rivoluzionario, partito comunista clandestino e considerato terroristico da Turchia, Ue e Usa, ieri ha attaccato il Palazzo di Giustizia di Istanbul uccidendo il giudice che si sta occupando delle indagini sulla morte del 14enne Elvan, ucciso dalla polizia nel corso delle proteste del Gezi Park dopo nove mesi di coma. A quell’attacco ha fatto seguito un secondo attacco quest’oggi realizzato contro una stazione di polizia e subito tutti i media hanno, giustamente, preso le distanze dalle violenze e dal terrorismo. Eppure come mai nel 2011 gli stessi media plaudivano alla rivolta in armi del popolo siriano contro il dittatore Assad? Come è possibile che certi atti di violenza vadano bene mentre altri no? Eppure Assad aveva esattamente lo stesso diritto di Erdogan a governare nel suo Paese, eppure i media sembrano per certi versi “solidarizzare” con la Turchia, considerandolo evidentemente un paese alleato. Eppure basta fare una brevissima ricerca su google per verificare come Ankara sia ampiamente accusata da più parti di avere un atteggiamento ambiguo nei confronti dello Stato Islamico, e soprattutto tutti ricordano la violenza e la repressione con la quale Erdogan ha spento le proteste di Gezi Park. La sinistra turca è stata oggetto di persecuzioni e di violenze, e i manifestanti hanno subito arresti e vittime nel corso di questi mesi, senza che i media spendessero nessuna parola di riprovazione per i modi utilizzati dalla polizia turca. Insomma, protestare contro i paesi “allineati” diventa pericoloso, e atti che si configurano terroristici diventano invece atti “di libertà” quando invece vengono effettuati contro governi sgraditi. Cosa sarebbe successo infatti se un commando di jihadisti avesse preso in ostaggio Assad o Gheddafi?  Anche questo, secondo il nostro modestissimo parere, è un caso bello e buono di #DoubleStandard.

Ma andiamo nel dettaglio. Erdogan ebbe a dire qualche tempo fa che la Turchia era il Paese “più libero al mondo e da nessuna altra parte del mondo la stampa gode di tanta libertà”. Parole pronunciate dal premier turco in occasione della scarcerazione di un 16enne che era stato arrestato, udite udite, per aver “insultato” il capo dello Stato. “In nessun altro posto del mondo la stampa è libera come in Turchia e io sono assolutamente sicuro di questa affermazione”, disse solo il 26 dicembre Erdogan alla tv di Stato, eppure Mehmet Emin Altunses era stato arrestato (fonte La Stampa) per aver parlato male di Erdogan chiamando pubblicamente “capo delle ruberie, delle bustarelle e della corruzione“. Insomma un ragazzo in Turchia può finire in galera semplicemente parlando male del premier, eppure i nostri media presentano la Turchia come una sorta di democrazia amica dell’Occidente, questo nonostante ormai l’opposizione turca parli di quello di Erdogan come un vero e proprio regime instauratosi dal 2002. E questo è solamente un esempio dal momento che Erdogan negli ultimi tre anni è stato accusato di deriva autoritaria e di “islamizzazione forzata” della Turchia che invece dovrebbe essere costituzionalmente laica. Tutto questo senza parlare dello scandalo di corruzione che aveva investito il partito Akp, fatto che indusse Erdogan a ordinare controversi provvedimenti che i suoi detrattori hanno accusato essere volti a irretire l’opposizione e silenziare ogni voce critica, vedi la chiusura del giornale “Zaman” e l’arresto di decine e decine di giornalisti.

Gb

VAI SULLA PAGINA FB DEL TRIBUNO

Link Sponsorizzati:

Commenti chiusi.

Link Sponsorizzati:
Scroll To Top