Turchia. Erdogan continua la guerra al dissensoTribuno del Popolo
giovedì , 30 marzo 2017
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Turchia. Erdogan continua la guerra al dissenso

 E’ notte fonda per la democrazia in Turchia dopo che il premier Erdogan ha deciso un nuovo giro di vite contro i media considerati ostili. Si tratta dell’ennesima involuzione autoritaria in un paese, la Turchia, dove la tensione è cresciuta a livelli preoccupanti negli ultimi mesi. E intanto il sindacato dei giornalisti turchi si mobilita contro la censura.

Spira un brutto vento in Turchia soprattutto alla luce delle ultime decisioni draconiane del governo Erdogan che sembra sopportare sempre di meno qualsivoglia voce di dissenso in politica interna. Il 1 novembre ad Ankara ci saranno delle importantissime elezioni ed evidentemente il nervosismo in seno al partito di governo Akp è alle stelle visto che nelle ultime ore Erdogan ha deciso una nuova stretta contro i media considerati critici contro di lui. Si tratta peraltro dell’ennesima restrizione della libertà dell’opposizione che avviene alla luce del sole, senza nemmeno più bisogno di cercare sotterfugi per mascherare quella che somiglia sempre di più a una dittatura. Questa volta a subire la scure della censura di Erdogan sono stati il cavale Tv della Holding Koza Ipek,e la Bugün Tv, emittente molto vicina a un avversario del presidente.

Poco tempo prima anche Türksat era stata obbligata a spegnere il segnale e la polizia era persino entrata in redazione per interrompere le trasmissioni, il tutto senza che nessuno dell’Ue abbia detto o fatto alcunchè per prendere le distanze dall’operato del presidente turco. Il motivo di questa stretta è difficile da comprendere dato che Erdogan utilizza da tempo toni durissimi contro chiunque osi contraddirlo. In particolare Erdogan aveva accusato Türksat, gruppo considerato vicino a Fettulah Gülen (che si trova attualmente negli Usa) di apologia di terrorismo, mentre per le chiusure di queste ore si parlerebbe di un non meglio precisato crimine finanziario. La sensazione forte però è che si sia trattato di una operazione chirurgica di censura ai danni dell’opposizione, ancor più che la direzione è stata letteralmente decapitata.

Ora a temere il peggio sono altre emittenti come la CNN Turchia, e la sensazione è che Erdogan non allenterà la sua morsa di ferro sul Paese, anzi. Solo nell’ultimo mese circa il 90% delle trasmissioni dal vivo della Tv di Stato Trt sono state interamente dedicate al presidente e ovviamente al suo partito Akp con 59 ore sulle 66 disponibili (Fonte Euronews). All’opposizione sono state lasciate solamente poche briciole, con il partito filocurdo Hdp che ha ottenuto a malapena 18 minuti per poter presentarsi agli elettori in Tv. E sembra proprio l’Hdp lo spauracchio di Erdogan dal momento che nelle ultime elezioni ha superato la soglia del 10% facendo saltare la maggioranza assoluta del “Sultano” Erdogan.

Il sindacato dei giornalisti turchi ha comunque deciso di lottare dopo la decisione del governo Erdogan di mettere la museruola alla Koza Ipek, ovvero la holding che gestisce giornali ed emittenti dell’opposizione all’Akp. “Si tratta di un’operazione per mettere a tacere tutte le voci fuori dal coro che non piacciono al governo, compresi i media, le ong e i sindacati” : ha detto furibondo il direttore di Begun Tv, Tarik Toros, “E questo è vero anche per i partiti d’opposizione e gli imprenditori. È vero per chiunque non voglia obbedire”.

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