Turchia. Erdogan imbavaglia internet, ma l'Occidente taceTribuno del Popolo
mercoledì , 18 gennaio 2017
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Turchia. Erdogan imbavaglia internet, ma l’Occidente tace

Turchia. Erdogan imbavaglia internet, ma l’Occidente tace

Il Parlamento turco nella notte ha approvato una legge draconiana su internet con l’Authority delle Comunicazioni che d’ora in avanti potrà bloccare i siti  in Turchia senza chiedere alcun intervento della magistratura. Si tratta di una vera e propria censura che fa gridare allo scandalo l’opposizione nel silenzio totale dell’Occidente.

Per la serie “se sei amico dell’Occidente puoi fare quello che vuoi”, in Turchia nella notte il Parlamento ha varato una legge storica che regolamenterà l’uso di internet. l’Authoruty per le Telecomunicazioni turca infatti, d’ora in avanti, potrà bloccare i siti web senza alcun bisogno di chiedere l’intervento della magistratura. Ora spetterà al presidente Gul, tra le polemiche, leggere il testo della legge e decidere se approvarlo o meno entro due settimane, ma tutto lascia presumere che darà il suo assenso. La legge varata dal Parlamento di Ankara sostanzialmente metterà il bavaglio a internet con i deputati dell’opposizione che hanno urlato allo scandalo, accusando il partito di Erdogan, l’Akp, di voler mettere il Paese in uno stato di censura permanente. Del resto proprio il governo di Ankara aveva mostrato il suo volto al mondo in occasione delle proteste di Gezi Park, ma forse perchè saldo alleato della Nato e dell’Occidente, nessun paese ha deciso alcuna sanzione nei suoi confronti a differenza di quanto accade solitamente ai paesi “scomodi”. Secondo i quotidiani Milliyet e Hurriyet, l’Authority per le Telecomunicazioni d’ora in avanti potrà bloccare i siti senza chiedere prima l’intervento della magistratura. Ovviamente i membri dell’Authority vengono scelti dal partito al governo, di conseguenza sarà direttamente l’Akp di Erdogan ha controllare a piacimento il web. Inoltre vista la mordacchia posta alla stampa, il web in Turchia era l’unico spazio ancora libero dove trovare le notizie oscurate dal mainstream, vedi lo scandalo di corruzione che aveva travolto proprio l’Akp a dicembre causando il licenziamento di ben 10 ministri. Il tutto avviene a meno di un mese dalle elezioni amministrative, il vero banco di prova per capire quanto Erdogan sia ancora il padrone della Turchia. Ed è chiaro che controllando il web, l’Akp potrà evitare agli oppositori politici di diffondere notizie e propaganda. Non solo, secondo la legge l’Authority potrà anche chiedere ai vari gestori l’accesso ai dati degli utenti per controllare la loro attività sulla rete. Questi dati potranno essere tenuti in archivio per due anni, anche se l’internauta non ha mai avuto problemi con la giustizia. Censurati e spiati, insomma. Una legge liberticida che se fosse stata promulgata da un Assad o da un Gheddafi avrebbe visto tutto il mondo schierarsi a favore della libertà. Il governo di Ankara si difende in modo grottesco sostenendo che il provvedimento sarebbe stato preso per proteggere le famiglie e i minori e per  disincentivare l’utilizzo della pornografia su internet, ma appare chiaro che il significato della legge sia prettamente politico. Del resto giù nel 2011 il governo ci aveva provato a imbavagliare la rete, e solo le manifestazioni di massa consigliarono di lasciar perdere per il momento. Ma non è finita qui, dopo l’assalto al web, l’Akp cercherà anche di procedere con la riforma della Giustizia, finora criticata dalle opposizioni, e che permetterà a Erdogan di controllare anche la magistratura. Con un accentramento di questo tipo appare chiaro che la democrazia in Turchia sia al tramonto, anche se all’Ue non sembra interessare. Alla luce di queste cose, come mai nessuno dice niente contro Erdogan mentre sono tutti in prima fila con i neofascisti di Svoboda in Ucraina contro Yanukovich? Misteri della “democrazia” ai tempi dell’Unione Europea.

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