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lunedì , 27 marzo 2017
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Turchia. Esplode la rabbia dei curdi, scontri con la polizia

La polizia turca ha dovuto utilizzare lacrimogeni e cannoni ad acqua per disperdere migliaia di curdi che manifestavano nella città di Diyarbakir per ottenere  maggiori diritti.

 

 (AFP Photo / Bulent Kilic)

Anche la Turchia ha i suoi bei problemi interni dopo gli ultimi fatti di cronaca. Due giorni fa infatti, ad Ankara, si sono segnalati scontri tra manifestanti e polizia per un corteo indetto per ricordare Mustafa Kemal, nelle ultime ore invece gli scontri si sono verificati nella città di Diyarbakir, nel sud-est del Paese. I curdi sono una minoranza in Turchia da sempre in polemica con il governo, accusato di non riconoscere loro pieni diritti. I dimostranti hanno lanciato pietre e bombe incendiarie contro la polizia, e gli abitanti, spaventati, si sono barricati in casa evitando di accompagnare i bambini a scuola. Il corteo è cominciato quando migliaia di curdi arrabbiati hanno marciato verso la prigione di Diyarbakir per mostrare il proprio supporto nei confronti dei prigionieri arrestati per uno sciopero di sei settimane fa. Da tempo i curdi rivendicano il diritto di utilizzare il linguaggio curdo nel sistema educativo e giudiziario turco, e soprattutto una fine per l’isolamento in carcere dello storico leader del Pkk Abdullah Ocalan.

Ocalan era stato condannato a morte nel 1999, tuttavia la pena venne commutata in prigione a vita dopo l’abolizione della pena di morte in Turchia nel 2002. Molti dei prigionieri inoltre sono stati arrestati per presunti collegamenti proprio con il Pkk, movimento considerato terrorista sia da Ankara che dai suoi alleati occidentali e che da qualche mese ha ripreso le ostilità armate con l’esercito turco. Il governo turco ha cercato di riconciliarsi con i membri della minoranza turca, circa il 30% della popolazione, tuttavia gli attivisti curdi cercano l’autonomia, e quindi Ankara non può che confliggere con le loro richieste. Nonostante siano ben il 30% della popolazione comunque, i curdi denunciano di subire vere e proprie discriminazioni. Come se non bastasse i curdi combattono ormai da oltre 25 anni per ottenere uno Stato nel sud-est della Turchia, il famoso Kurdistan, che almeno in teoria dovrebbe includere anche alcune zone tra Siria e Iraq.

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