Turchia. Il paese si ferma contro le violenze della poliziaTribuno del Popolo
venerdì , 21 luglio 2017
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Turchia. Il paese si ferma contro le violenze della polizia

Non si placano gli scontri in Turchia con i sindacati che hanno indetto uno sciopero generale per protestare contro la repressione della polizia. Il governo però ha definito “illegale” lo sciopero, annunciando che non verrà permesso.

Turchia ancora in fiamme dopo oltre due settimane di proteste e dopo lo sgombero avvenuto sabato del Gezi Park operato delle forze di polizia. Proprio gli agenti di sicurezza sono stati accusati di aver utilizzato una violenza esagerata contro i manifestanti, e contro gli abusi e la violenza del governo i sindacati hanno proclamato per oggi uno sciopero generale cui parteciperanno dipendenti pubblici, ingegneri, architetti, medici e dentisti . Il governo però, forte del milione di persone in piazza portate da Erdogan ieri, per bocca del ministro dell’Interno turco, Muammer Guler, ha definito come “illegale” l’agitazione, e ha detto che non verrà permessa.

Si è infiammata nella notte Ankara, la capitale turca, dove alle prime ore dell’alba la polizia ha utilizzato gas lacrimogeni, idranti e proiettili di gomma contro i manifestanti. Stesso scenario a Istanbul, dove la guerriglia si è spostata nei quartieri vicini al Gezi Park, e dove la polizia ha bloccato migliaia di attivisti mentre cercavano di ritornare su piazza Taksim. Al momento sono 441 le persone fermate solo nella giornata di ieri dalla polizia a Istanbul, 56 ad Ankara. Fra loro c’è anche un fotoreporter italiano: il 29enne Daniele Stefanini, livornese, stava riprendendo con la sua macchina fotografica gli scontri in Piazza Taksim, quando è stato colpito da alcune manganellate. Ferito, Stefanini, che era in Turchia da qualche giorno per un reportage fofografico, è stato trasportato in ospedale e medicato; quindi è stato portato al posto fisso di polizia, dal quale è riuscito a mettersi in contatto con i genitori e con l’ambasciata italiana. Il suo rientro in Italia dovrebbe avvenire domani o mercoledì.

Diversi attivisti dell’opposizione hanno inoltre denunciato l’uso da parte della polizia di cannoni ad acqua contro un ospedale nei pressi di piazza Taksim, dove si erano rifugiati centinaia di manifestanti. Alcuni hanno anche riferito di essere stati attaccati da sostenitori del governo dell’Akp senza che la polizia intervenisse. Dall’altra parte della città, l’altra faccia della Turchia, quella della massa oceanica accorsa per ascoltare il premier Erdogan che, tanto per fugare ogni dubbio, ha detto apertamente che “Ripulire il Parco Gezi è il mio dovere“. Detto fatto, anche se le proteste non accennano a placarsi.

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