Turchia. Il "Sultano" Erdogan prova a prendersi tuttoTribuno del Popolo
domenica , 26 marzo 2017
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Turchia. Il “Sultano” Erdogan prova a prendersi tutto

Si voterà domenica 7 giugno in Turchia, e saranno le elezioni più importanti degli ultimi decenni per il Paese dato che il “Sultano” Erdogan proverà a vincere per divenire il padrone assoluto della Turchia. La campagna elettorale però è stata segnata da gravi episodi di violenza, non ultime due esplosioni avvenute durante il comizio del leader curdo dell’opposizione Demirtas. 

Erdogan sì o no? Questa la scelta che i cittadini turchi saranno chiamati ad operare nella giornata di domani, una scelta vitale per il futuro della Turchia che dovrà scegliere tra una prospettiva laica e una nazionalistico-religiosa, quella appunto che è anche il sogno di Erdogan e del suo partito Akp. Del resto Erdogan negli ultimi anni ha cominciato una vera e propria spirale autoritaria ed è stato aspramente contestato per il suo approccio aggressivo in politica estera, con tanto di scandali legati a un appoggio indiretto allo Stato Islamico in Siria. E che la tensione sia altissima in Turchia lo si può facilmente estrapolare anche dal fatto che poche ore fa, nel corso dell’ultimo comizio per la campagna elettorale del partito curdo di Demirtas, sono esplose ben due bombe che hanno provocato quattro morti e 180 feriti. Insomma una vigilia ad alta tensione con la comunità curda sul piede di guerra che è scesa in piazza per protestare contro i fatti di sangue, ancor più che secondo molti le due bombe sarebbero state un atto di vera e propria provocazione.

L’Akp di Erdogan attraversa un periodo di difficoltà ma tutti ben sanno che se Erdogan dovesse vincere le elezioni ci sarebbe un ulteriore giro di vite e lui diventerebbe davvero il nuovo “Sultano” della Turchia. Al momento però non gli mancano i nemici, sia da destra che da sinistra, di conseguenza la tensione in Turchia è quasi palpabile anche perchè i cittadini sembrano del tutto consapevoli dell’importanza di questa votazione in quanto potrebbe determinare il loro futuro. A spaventare maggiormente lo status quo ci sta pensando l’Hdp, il Partito curdo del popolo democratico, che negli ultimi mesi ha subito ogni genere di aggressione verbale e fisica, segno che evidentemente la sua ascesa spaventa una certa parte della società turca. Forse intimorito dall’ascesa dei suoi nemici Erdogan, incurante del fatto che il presidente della Repubblica sia in teoria soggetto all’imparzialità, è andato nelle piazze a tenere comizi e ha monopolizzato l’attenzione mediatica ricevendo oltre l’80% degli spazi televisivi, al punto che l’opposizione di sinistra lo accusa di essere un autocrate, e non a torto.

Anzi la torsione autoritaria di Erdogan forse oramai si è semplicemente spinta troppo in là per tornare semplicemente indietro. Il presidente Erdogan infatti ha colpito duramente i giornalisti, rei di rappresentare punti di vista differenti dal suo. Il giornalista Can Dundar, direttore di Cumhuriyet, ha pubblicato una inchiesta sul passaggio di armi da parte dei servizi segreti turchi all’Isis, e per questo rischia addirittura l’ergastolo. Ma il coraggio di questi giornalisti è servito se non altro a mostrare il vero volto di Erdogan, e ormai infatti tutti sanno che la Turchia in Siria parteggia per i ribelli sunniti, e quindi anche per quelli dello Stato Islamico e di Al-Nusra, la branca siriana di Al Qaeda. E come tutti gli autocrati Erdogan si scaglia contro supposti complotti ai suoi danni, e infatti se l’è presa non solo con i giornalisti di casa, ma anche con quelli stranieri, vedi l’Economist, la Bbc e il New York Times, accusato nientemeno di essere in mano alla lobby armena. E proprio sugli armeni Erdogan mostra di essere sordo ad ogni concessione e riconoscimento dato che in occasione dell’anniversario del genocidio ha pensato bene di ribadire tutta la sua ostilità a riguardo, arrivando persino a minacciare di espellere i 100.000 armeni che lavorano in Turchia in quanto “non turchi”.

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