Turchia. La censura di regime è realtàTribuno del Popolo
mercoledì , 18 gennaio 2017
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Turchia. La censura di regime è realtà

Turchia. La censura di regime è realtà

Dopo la terribile strage di Suruc, dove un kamikaze dell’Isis ha ucciso 32 persone, le autorità turche hanno bloccato l’accesso a Twitter per non diffondere le immagini dell’attentato. Aumentano le proteste contro Erdogan con aspri scontri a Istanbul dove la polizia ha arrestato 49 persone. Il governo turco è sempre più accusato di avere oscuri legami con lo Stato Islamico, che non si impegnerebbe più di tanto ad ostacolare. 

Dopo la strage di Suruc ci si aspettava finalmente l’attenzione dei media sul problema dello Stato Islamico e dei legami che avrebbe in Turchia. Ankara infatti ha bloccato l’accesso a Twitter nel Paese all’indomani della strage sulla carta a causa dell’ordinanza di un tribunale locale per non diffondere le immagini dell’attacco di lunedì. In quel terribile attentato erano morti 32 ragazzi della gioventù socialista turca, uccisi da una bomba piazzata da un kamikaze che fino a ieri si pensava fosse una donna di 18 anni ma che in realtà sarebbe stato un turco di vent’anni. Si sarebbe trattato di un giovane studente di ingegneria all’università di Adiyaman che sarebbe stato all’estero per sei mesi prima di ritornare a casa qualche tempo prima. Secondo le autorità il ragazzo avrebbe anche un fratello con il quale si sarebbe addestrato assieme all’Isis in Siria.

Montano però le proteste anche a causa della censura del governo Erdogan, e a Istanbul nella giornata di ieri le forze dell’ordine hanno arrestato oltre 49 persone a seguito di veri e propri tumulti verificatesi nella zona di Kadikoy. Qui la polizia ha dovuto utilizzare lacrimogeni e cannoni ad acqua per disperdere la folla e avrebbe anche sequestrato armi, munizioni e un certo numero di bottiglie molotov. Durante i funerali di due delle vittime della strage sono state scattate foto di persone a volto coperto con armi automatiche, Ak-47 e pistole, e sempre nel quartiere qualcuno avrebbe sparato contro una centrale di polizia a segnalare come in Turchia ormai si respiri un clima molto pesante. Da parte sua il governo Erdogan ha respinto le accuse di “sostenere discretamente l’azione dello Stato Islamico” e di non fare abbastanza per fermare l’afflusso continuo di jihadisti in Siria. Il Pkk però accusa Ankara di favorire lo Stato Islamico e l’ala militare del partito curdo, l’Hpg, ha rivendicato l’uccisione di due poliziotti a Ceylanpinar, poco lontano dalla Siria. Il Pkk avrebbe commesso tale atto come rappresaglia nei confronti della Turchia, considerata collusa con l’Isis nella strage di Suruc. “Un’azione punitiva è stata condotta contro due poliziotti che collaboravano con le bande del Daesh a Ceylanpinar come vendetta per il massacro di Suruc” si legge nella rivendicazione online di Hpg.

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