Turchia. Le grandi "bugie" di Erdogan su curdi e democraziaTribuno del Popolo
sabato , 25 marzo 2017
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Turchia. Le grandi “bugie” di Erdogan su curdi e democrazia

Dopo gli scontri di Gezi Park di questa estate ora nessuno parla più della Turchia. In molti dicono persino che Erdogan avrebbe risposto alle richieste di cambiamento della piazza, ma a Istanbul le cose sembrano andare in modo un pò diverso.. 

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Ricordate i lacrimogeni, le mazzate, gli agenti chimici mischiati all’acqua sparata dagli idranti delle forze di sicurezza? Non è successo anni fa, bensì solo due mesi fa, e tutti i giornali avevano correttamente parlato di vergognosa repressione da parte di Erdogan della protesta del Gezi Park. Ora,  tutti sembrano essersi dimenticati di quei giorni terribili, e la stampa occidentale ci propone di nuovo Erdogan come un premier democratico e affidabile. Anzi, vanno anche oltre, arrivando persino, come fa “La Repubblica”, a inventarsi che la soglia di sbarramento per entrare in Parlamento sarebbe stata abbassata dal 10 al 5%. Chiaramente Erdogan tira acqua al suo mulino ha tutto l’interesse a raccontare alla stampa di voler effettuare diversi cambiamenti nel campo legislativo su alcuni punti determinanti come i rapporti con la minoranza curda e con gli intellettuali progressisti e laici. Ma è tutta facciata dal momento che ad Ankara vige una legge elettorale antidemocratica che è un retaggio del governo militare del 1980, basti pensare che per entrare in Parlamento bisogna ottenere il 10% dei consensi, e questo ovviamente ha tenuto fuori sempre i partiti di sinistra dalle istituzioni. Erdogan ha solo detto di essere disponibile a discutere su un eventuale cambiamento della norma, ma non ha detto nulla di preciso che possa indurre a pensare a una reale volontà di cambiamento. Anche sul piano delle riforme politiche solo tante promesse, con Erdogan che ha detto che si farà promotore di una legge per attribuire il finanziamento pubblico anche a quei partiti che superino la soglia del 3% dei voti. Anche sul piano dei diritti democratici tante promesse, come ad esempio quella di voler aumentare le pene detentive per i crimini d’odio, ma si tratta solo di impegnative generiche, a parte la misura annunciata della rimozione del divieto di portare il velo sul posto di lavoro per le impiegate pubbliche. Per quanto riguarda invece i diritti delle minoranze invece, poco o nulla. Ben poco è stato fatto anche per i rapporti con i curdi, che in Turchia sono circa quindici milioni. Al centro del tavolo il difficile negoziato con il Pkk, che in agosto ha annunciato il fallimento delle trattative di pace a causa di inadempienze da parte di Ankara. L’unica concessione di Erdogan ai curdi è stata una legge che dovrebbe consentire l’insegnamento in curdo, ma solo nelle scuole private, davvero una magra consolazione visto che la maggioranza dei curdi non può assolutamente permettersi delle scuole private. Erdogan non ha detto invece assolutamente niente sul  riconoscimento dei diritti nazionali curdi, sulla liberazione delle migliaia di prigionieri politici e sul cambiamento di una legislazione antiterrorismo pensata apposta per impedire lo sbocco politico alla minoranza curda. Anche per questo il BDP, il Partito per la Pace e la Democrazia ha stroncato le proposte di Erdogan e oltre 30.000 persone sono scese in piazza a Diyarbakir per chiedere la libertà per Abdullah Ocalan e protestare contro la persecuzione del popolo curdo. 

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