Turchia. Manganellate contro il dolore dopo la strage della minieraTribuno del Popolo
venerdì , 20 gennaio 2017
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Turchia. Manganellate contro il dolore dopo la strage della miniera

Turchia. Manganellate contro il dolore dopo la strage della miniera

Dopo il terribile incidente nella miniera di Soma, in Turchia, con un bilancio provvisorio di 284 morti, è montata la rabbia della gente che ha incolpato il governo e le sue spietate politiche neoliberiste. Terribile la reazione del governo Erdogan che ha fatto caricare i manifestanti a Smirne e Istanbul, con un consigliere di Erdogan criticato per aver preso a calci un manifestante a terra.

Sono almeno 284 le persone rimaste sepolte sotto le macerie nella miniera di Soma, in Turchia, per quello che si configura come il più grave disastro industriale moderno del Paese. Un disastro, quello di Soma, che ha commosso il mondo  ma che per molti era una tragedia annunciata, figlia delle politiche neoliberiste portate avanti da troppi anni in Turchia. Sembra infatti che la Soma Holding, proprietaria della miniera, appaltasse  il lavoro ad altre ditte che sfruttavano gli operai pagati in nero e senza alcuna tutela. Gli operai che lavoravano nella miniera erano 800, ma fortunatamente almeno la metà di loro sarebbe riuscita a scappare poco prima dell’esplosione, avvenuta proprio mentre stavano per effettuare il cambio turno. Subito dopo si è propagato un incendio devastante che ha provocato un immediato black out elettrico che ha fermato gli ascensori impedendo così a molti dei minatori di potersi mettere in salvo. La cosa che fa arrabbiare è che c’era chi da anni denunciava la scarsa sicurezza delle miniere nel Paese. Solo venti giorni fa la commissione parlamentare incaricata di verificare le condizioni di sicurezza nella miniera era stata bloccata dall’Akp, il partito di Erdogan. Inevitabile che le opposizioni abbiano accusato proprio il premier di aver voluto affossare la proposta di legge con la quale si chiedeva la creazione di una commissione ad hoc per indagare su una lunga serie di incidenti accaduti negli ultimi anni. In particolare a scatenare la rabbia dei cittadini turchi gli stretti legami tra l’Akp di Erdogan, padrone ormai del Paese, e la Soma Holding che gestiva la miniera. La sicurezza nell’impianto era quasi inesistente come confermato dai lavoratori che hanno così sconfessato gli esiti dell’ultima ispezione di pochi giorni prima, che ovviamente aveva detto che era tutto a posto. La terribile tragedia ha causato manifestazioni in tutto il Paese con il governo di Ankara che ha represso utilizzando la polizia, cosa del resto che in Turchia accade molto spesso negli ultimi tempi. A Istanbul i sindacati hanno fissato un ritrovo cui hanno aderito anche cittadini e le opposizioni in piazza Taksim, e anche in molte altre città del Paese dove la polizia ha disperso i manifestanti con manganelli e gas lacrimogeni. Nella metropolitana di Istanbul studenti e giovani si sono sdraiati nei vagoni identificandosi così con le vittime della miniera di Soma e protestando contro il governo autoritario di Erdogan. Proprio lui, il premier che qualche mese fa era nell’occhio nel ciclone perchè protagonista della cosiddetta Tangentopoli turca, ha pensato bene di recarsi sul posto a Soma e di tenere una conferenza stampa in mezzo alla folla inferocita che chiedeva urlando le sue dimissioni. Come se non bastasse sta suscitando la rabbia dell’opposizione una foto che ritrae un consigliere del premier Erdogan mentre prende a calci un manifestante a terra a Soma. Si tratta di Yusuf Yerkel, la foto è stata diffusa da Hurriyet online e l’episodio si è verificato dopo che decine di parenti dei minatori morti avevano contestato Erdogan colpendo la sua auto. Sempre secondo il quotidiano Ankara inoltre non avrebbe accettato le offerte di aiuto venute da altri paesi stranieri

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