Turchia. Manifestanti rimangono a Gezi park a oltranzaTribuno del Popolo
lunedì , 23 ottobre 2017
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Turchia. Manifestanti rimangono a Gezi park a oltranza

Continua a oltranza l’occupazione di Gezi Park nonostante ieri Erdogan abbia espresso la disponibilità a sospendere i lavori nel parco. 

Photo Credit (Reuters / Dado Ruvic)

Si continua a oltranza con l’occupazione di Gezi Park da parte dei manifestanti turchi, questo nonostante ieri il premier Erdogan abbia provato a stemperare la tensione promettendo di sospendere la riqualificazione del sito. I manifestanti hanno deciso di sfidare apertamente Erdogan, anche perchè la loro protesta riguarda solamente in parte il Gezi Park e investe anche la sfera delle riforme e delle libertà personali, sempre più messe in discussione dalla politica conservatrice del premier. Continueremo la nostra resistenza contro ogni ingiustizia che avviene nel nostro paese… È Solo l’inizio, la nostra lotta continuerà“, hanno scritto in un comunicato quelli della “Piattaforma Taksim” che riunisce ben 116 movimenti di protesta. Ieri infatti il governo aveva chiesto a una delegazione di manifestanti incontrata proprio nella capitale di convincere le centinaia di persone che occupano da giorni Gezi Park a Istanbul a lasciare l’area. Almeno un primo importante risultato è stato però conseguito dal momento che Erdogan ha accettato che sia un tribunale a decidere il futuro del progetto di riammodernamento del parco, che prevede l’abbattimento di 600 alberi per fare sorgere una replica di una caserma ottomana e un centro commerciale. I sostenitori del governo hanno in programma per il fine settimana contro manifestazioni ad Ankara e Istanbul. Fa il “pompiere” invece il presidente della repubblica Abdullah Gul, che su Twitter si è rivolto ai manifestanti, scrivendo: “Tutti ora devono tornare a casa“, sono stati aperti “canali di discussione e dialogo“. Non è sufficiente però dal momento che proprio i ragazzi di Gezi Park per andarsene chiedono almeno la liberazione dei loro compagni arrestati nel corso delle proteste dei giorni scorsi. I manifestanti sostengono inoltre che il partito della giustizia e lo sviluppo (akp), al potere dal 2002, “ha perso la sua legittimità agli occhi della stampa nazionale e internazionale”. Intanto nella capitale, ad Ankara, continuano gli scontri tra manifestanti e polizia proprio nei pressi del Parlamento, non lontano alla sede dell’ambasciata Usa. 

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